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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/02/2016  -  stampato il 10/12/2016


Detenuti con disturbi psichiatrici: interrogazione parlamentare su Regione Calabria

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05333
presentata da
FRANCESCO MOLINARI 
martedì 23 febbraio 2016, seduta n.580

MOLINARI, VACCIANO, MUSSINI, SIMEONI, DE PIETRO - Ai Ministri della giustizia, della salute e per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

sulla base del disposto del decreto-legge n. 52 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 81 del 2014, recante "Disposizioni urgenti in materia di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari", a partire dal 1° aprile 2015 le misure di sicurezza detentive del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell'assegnazione alla casa di cura e custodia devono essere eseguite presso le nuove strutture residenziali socio-sanitarie denominate residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza;

tali strutture dovrebbero accogliere i pazienti internati negli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) e le persone raggiunte da provvedimenti dell'autorità giudiziaria per l'applicazione di una misura di sicurezza detentiva, alle quali deve essere dedicato un trattamento ed un'assistenza sanitaria a cura del Servizio sanitario regionale;

con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, del 28 dicembre 2012, veniva assegnata alla Regione Calabria la somma di 6.572.522,28 euro complessivi, per gli esercizi finanziari 2012 e 2013, per lo svolgimento del programma di realizzazione di strutture sanitarie extraospedaliere che superino gli OPG;

con nota prot. n. 4201-P. del 12 febbraio 2013 il Ministero della salute, in attuazione del citato decreto del 28 dicembre 2012, invitava la Regione Calabria a presentare uno specifico programma per la realizzazione delle strutture, successivamente approvato con decreto del presidente della Giunta regionale (in qualità di commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario della Regione, nominato con delibera del Consiglio dei ministri del 30 luglio 2010) n. 99 del 9 luglio 2013 e trasmesso al Ministero che, dopo modifiche ed integrazioni apportate con note del 5 e 12 agosto 2013, lo approvava definitivamente con decreto del 9 ottobre 2013;

in tale programma, era prevista la realizzazione di una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza a Girifalco (Catanzaro) nell'ex manicomio provinciale, risalente alla fine dell'800, di proprietà dell'azienda sanitaria provinciale di Catanzaro per un importo, a carico dello Stato, di 5.890.000 euro, comprendente 40 posti letto, e una struttura residenziale psichiatrica ad elevata intensità assistenziale a Santa Sofia d'Epiro (Cosenza), costituita da una vecchia struttura psichiatrica di proprietà dell'azienda sanitaria provinciale di Cosenza, per un importo a carico dello Stato di 682.522,28 euro, comprendente 20 posti letto;

con decreto del commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del Servizio Sanitario Regionale calabrese, ingegner Massimo Scura (deliberazione del Consiglio dei ministri del 12 marzo 2015), n. 27 del 28 aprile 2015, a seguito della lettera prot. 68705/SIAR del 3 marzo 2015 a firma del presidente della Regione, on. Mario Oliverio, è stato approvato un protocollo d'intesa tra la Regione Basilicata e la Regione Calabria per l'accoglienza di 5 pazienti con residenza in Calabria presso la residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) di Pisticci (Matera) della Regione Basilicata, previo assenso di quest'ultima, formulato con deliberazione della Giunta regionale n. 391 del 27 marzo 2015;

la Regione Basilicata si è impegnata ad accogliere fino a 5 pazienti di sesso maschile o femminile residenti in Calabria, già ricoverati presso l'OPG di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) o destinatari di misura di sicurezza detentiva del ricovero in detto ospedale o casa di cura e custodia nonché a collaborare con il gruppo curante dell'OPG di Barcellona Pozzo di Gotto per la definizione dei percorsi e progetti di dimissione e presa in carico da parte dei servizi psichiatrici territoriali competenti;

la Regione Calabria si è impegnata a sostenere i costi di gestione dei propri pazienti ricoverati presso la struttura della Regione Basilicata riconoscendo a quest'ultima un rimborso spese su base giornaliera pro capite pari alla tariffa massima complessiva pro capite sostenuta per singoli casi complessi, e comunque non inferiore a 250 euro giornalieri, pagata direttamente dalla Regione Calabria in base alle giornate di presenza registrate, fermo restando che eventuali costi straordinari non riferibili alle prestazioni ordinariamente erogate dalla struttura ospitante restano a carico della Regione Calabria;

la Regione Calabria, inoltre, col protocollo citato (rinnovabile automaticamente salvo disdetta formale di una delle parti), si è impegnata, in ogni caso, a riconoscere alla Regione Basilicata un rimborso spese minimo su base annua, indipendentemente dalle presenze registrate, corrispondente al 50 per cento del rimborso spese complessivo per la saturazione dei posti (equivalente a 228.125 euro): per il periodo dal 1° maggio (data dell'entrata in efficacia del protocollo, ai sensi dell'art.7) al 31 dicembre 2015 la somma è stata, definita in dodicesimi, pari a 152.083 euro;

la normativa vigente e, più precisamente, l'art. 3-ter, comma 9, del decreto-legge n. 211 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 9 del 2012, stabilisce che, quando dalla comunicazione della Regione risulti che lo stato di realizzazione e riconversione delle strutture e delle iniziative assunte per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari sia tale da non garantirne il completamento entro il successivo semestre, il Governo provvede in via sostitutiva;

considerato che:

dalla IV relazione del Governo sul processo di superamento degli OPG di cui all'art. 1, comma 2-bis, del decreto-legge n. 52 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 81 del 2014, redatta dai Ministri della salute e della giustizia e trasmessa al Parlamento il 22 gennaio 2016, alla data del 15 dicembre 2015, sulla base dei dati forniti dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, risulta che nei predetti ospedali psichiatrici sono presenti ancora 164 internati. Tra questi, presso l'OPG di Barcellona Pozzo di Gotto sono ancora internati 14 calabresi (13 uomini e una donna) ed altri 7 pazienti calabresi sono ospitati nelle REMS di regioni diverse da quelle di propria residenza (uno in quella di Palombara Sabina nel Lazio, uno in quella di Roccaromana in Campania, 4 in quella di Pisticci in Basilicata ed uno in quella di Naso in Sicilia);

i ricoverati ancora ospitati negli OPG (strutture che, per effetto della normativa vigente, dovrebbero essere chiuse), a causa della loro permanenza nelle stesse strutture, hanno presentato numerosi reclami giurisdizionali ai sensi dell'articolo 35-bis dell'ordinamento penitenziario di cui alla legge n. 354 del 1975 e successive modificazioni e integrazioni in ordine al perdurare del loro stato di internamento, ritenendo l'esecuzione della misura di sicurezza contra legem con grave pregiudizio dei diritti;

la magistratura di sorveglianza competente ha già dichiarato la sussistenza del diritto dei reclamanti ad essere trasferiti presso le nuove REMS, affermando la sussistenza e l'attualità del pregiudizio recato in loro danno, escludendo altresì ogni contestazione all'amministrazione penitenziaria e, anzi, riconoscendo che questa "ben stia adempiendo agli obblighi cui è tenuta, e non è responsabile della situazione di fatto che ha determinato la lesione dei diritti" dei reclamanti. Ha, invece, attribuito alle Regioni, tra cui la Regione Calabria, la responsabilità della situazione di fatto, lesiva dei diritti, e, pertanto, l'onere della soluzione opportuna a porre rimedio al pregiudizio, assegnando precisi termini per l'adozione dei necessari provvedimenti ed ordinando, nelle more, al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di esonerare il personale di Polizia penitenziaria dal servizio di vigilanza degli internati all'interno degli OPG;

l'ufficio di sorveglianza di Messina, competente per l'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in cui sono ricoverati diversi pazienti calabresi, all'esito di una visita ispettiva effettuata dal magistrato di sorveglianza in data 11 giugno 2015, durante la quale vi erano 23 calabresi, con provvedimento del 12 giugno 2015 (reso ai sensi del combinato disposto di cui all'art. 5 del regolamento di esecuzione penitenziaria di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 e dell'art. 69, comma 5, dell'ordinamento penitenziario) ha ordinato all'Assessorato per la sanità ed al presidente della Regione Calabria, per quanto di rispettiva competenza, di attuare, secondo legge, gli interventi diretti ad eliminare la situazione di grave pregiudizio per gli internati residenti in Calabria provvedendo, in ragione della intervenuta soppressione degli OPG, all'assegnazione alle REMS degli internati ancora presenti presso l'OPG di Barcellona Pozzo di Gotto, dando comunicazione al medesimo ufficio giudiziario dei provvedimenti adottati. Nonostante tale provvedimento (parzialmente inattuato), continua, alla data odierna, la perdurante presenza di 14 internati calabresi all'interno del predetto OPG, con grave disagio per coloro che sono sottoposti a misura di sicurezza detentiva inframuraria ed a ciò deve aggiungersi l'ulteriore circostanza negativa rappresentata dal fatto che, per effetto dell'entrata in vigore a regime della legge n. 9 del 2012, tutte le prestazioni sanitarie e trattamentali all'interno della struttura barcellonese hanno subito un arresto significativo per effetto dell'intervenuto decremento delle risorse economiche sul relativo capitolo di spesa;

considerato inoltre che:

con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 ottobre 2015, emanato ai sensi dell'articolo 3-ter, comma 9, del decreto-legge n. 211 del 2011, il presidente della Regione Calabria è stato formalmente diffidato a garantire entro 30 giorni la presa in carico dei propri residenti internati negli ex OPG e di quelli raggiunti da misure di sicurezza provvisoria;

il segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei ministri con nota prot. n. 32016 del 18 dicembre 2015 ha trasmesso ai Ministeri della giustizia e della salute le osservazioni prodotte dalla Regione Calabria;

la Regione, alla data odierna, non ha fornito, tramite dichiarazioni rese e documentazione presentata, garanzie sufficienti ad assicurare piena e immediata esecuzione al programma finalizzato a dare attuazione a livello regionale (e nazionale) a quanto stabilito dall'art. 3-ter, comma 4, del decreto-legge n. 211 del 2011 (il quale prevede che le misure di sicurezza del ricovero in OPG e dell'assegnazione a casa di cura e custodia sono eseguite esclusivamente all'interno delle strutture sanitarie di cui al comma 2, fermo restando che le persone che hanno cessato di essere socialmente pericolose devono essere senza indugio dimesse e prese in carico dai Dipartimenti di salute mentale), per cui ricorrono i presupposti per la nomina di un commissario ad acta che provveda, in via sostitutiva, al superamento e alla chiusura definitiva degli OPG in cui sono ancora presenti internati calabresi e all'attivazione immediata delle strutture sanitarie extraospedaliere finanziate ed approvate con decreto del Ministero della salute del 9 ottobre 2013;

considerato infine che:

il tribunale di sorveglianza di Catanzaro, con nota prot. n. 670 del 10 novembre 2015 a firma del presidente, dottoressa Maria Antonietta Onorati, inviata a numerose autorità dello Stato e della Regione Calabria (Ministeri della giustizia e della salute, Dipartimenti della Regione Calabria, commissario ad acta per il piano di rientro della Regione Calabria, Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria della Calabria, uffici dell'esecuzione penale esterna ed uffici di sorveglianza del distretto di Catanzaro), ha denunciato che "la Regione Calabria continua a mantenere un silenzio assordante, sulla problematica dell'inserimento di soggetti giudiziari, in strutture residenziali psichiatriche. L'invito a partecipare a tavoli condivisi è rimasto lettera morta e questo Ufficio intende, con forza, sottolineare, ancora una volta, l'indifferenza delle istituzioni regionali e locali" e che "sul punto, è da rilevare che la risposta della Regione Calabria è stata, sinora, del tutto deludente. Non si è, infatti, ancora proceduto ad aprire la Rems di Girifalco (la cui apertura non è neppure in programma in tempi brevi) e Santa Sofia d'Epiro (la cui apertura viene rimandata di mese in mese), né si è provveduto, nonostante la riunione citata [del 6/07/2015], a formulare quegli accordi con gli Uffici Esecuzione Penale Esterna e la Magistratura di Sorveglianza per la gestione della riforma, previsti dall'art. 7 dell'Accordo tra il Governo, le Province Autonome di Trento e Bolzano e le Regioni del febbraio 2015. Del resto tutto questo non sorprende. Già in passato la Magistratura di Sorveglianza di Catanzaro e Cosenza, rispetto a problematiche relative alla gestione di malati di mente o tossicodipendenti in misura alternativa e misura di sicurezza, aveva, con incontri e missive indirizzate alle Autorità territoriali e nazionali (si è scritto anche ai Ministri della Giustizia e della Sanità), ripetutamente quanto inutilmente denunciato inefficienze e inadempienze delle Autorità Sanitarie Regionali". Inoltre, ella ha segnalato che, a causa dell'inadempienza della Regione Calabria, viene messa anche in concreto pericolo la pubblica incolumità, "come evincibile dall'episodio verificatosi a luglio 2015 presso il Centro Calabrese di Solidarietà: in particolare un soggetto, cui era stata aggravata dal nostro Ufficio la misura di sicurezza della libertà vigilata in ricovero in Rems, attesa la carenza di posti, è rimasto per moltissimi giorni presso le strutture del citato Centro; finché un pomeriggio ha dato fuoco all'ultimo piano della struttura, creando così una situazione di serio pericolo per l'incolumità sua e di tutte le altre persone che, a vario titolo, si trovavano in quel momento nella struttura stessa"; circostanze ribadite il 30 gennaio 2016 dal presidente della Corte di appello di Catanzaro, dottor Domenico Introcaso, durante la cerimonia per l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2016 tenutasi presso l'aula della Corte di assise di Catanzaro;

in Calabria, alla data odierna, non è stato attivato nemmeno il centro diagnostico terapeutico presso la casa circondariale "Ugo Caridi" di Catanzaro, che tra l'altro prevedeva (come si evince dal protocollo d'intesa stipulato il 23 luglio 2013 nella Prefettura di Reggio Calabria tra il presidente pro tempore della Regione Calabria in qualità di commissario ad acta ed il Ministro pro tempore della giustizia ai sensi dell'accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e le autonomie locali in Conferenza unificata rep. 81/CU del 26 novembre 2009 "Strutture sanitarie nell'ambito del sistema penitenziario italiano", lettera a), punto 3) che fosse ivi creata, al quarto piano, una sezione destinata alla tutela intramuraria della salute mentale per detenuti, ai sensi dell'art. 65 dell'ordinamento penitenziario e dell'accordo in Conferenza unificata Stato-Regioni (rep. 95/CU del 13 ottobre 2011 "Integrazioni agli indirizzi di carattere prioritario sugli interventi negli OPG e nelle Case di Cura e Custodia di cui all'allegato C del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1 aprile 2008"), per 8 posti ed una sezione di osservazione psichiatrica per l'accertamento delle infermità psichiche, ai sensi dell'art. 112, comma 2, del regolamento di esecuzione penitenziaria, per 5 posti per detenuti appartenenti al circuito dell'alta sicurezza (AS1, AS2, AS3), visto che quella dedicata ai detenuti del circuito della media sicurezza è già attiva dal 2006 presso la casa circondariale di Reggio Calabria;

l'azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, nel rispetto di quanto stabilito dal citato protocollo d'intesa, ha posto in essere tutti gli adempimenti necessari alla ristrutturazione dei locali, l'implementazione tecnologica delle attrezzature, il rinnovo degli arredi, spendendo centinaia di migliaia di euro ricevuti da specifici fondi ministeriali. Ma ad oggi, nonostante le sollecitazioni provenienti in particolar modo dal Movimento dei radicali italiani, nulla è cambiato: il centro diagnostico terapeutico annesso alla casa circondariale di Catanzaro continua ad essere chiuso e non funzionante, unitamente alle sezioni anzidette che avrebbero dovuto essere istituite per contribuire al superamento degli OPG;

il citato centro diagnostico terapeutico, per quanto risulta agli interroganti, non può essere aperto a causa della mancanza delle figure professionali specifiche (psichiatri, psicologi, neurologi, tecnici della riabilitazione pisichiatrica, educatori professionali, eccetera) che dovrebbero essere reclutate tramite procedura concorsuale pubblica;

tale ultima questione sarebbe stata da tempo rappresentata al Ministero della salute da parte della Regione Calabria per la relativa autorizzazione prevista dall'art. 3-ter, comma 5, del decreto-legge n. 211 del 2011, il quale stabilisce che "per la realizzazione di quanto previsto dal comma 1, in deroga alle disposizioni vigenti relative al contenimento della spesa di personale, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, comprese anche quelle che hanno sottoscritto i piani di rientro dai disavanzi sanitari, previa valutazione e autorizzazione del Ministro della Salute assunta con il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione e del Ministro dell'Economia e delle Finanze, possono assumere personale qualificato da dedicare anche ai percorsi terapeutico riabilitativi finalizzati al recupero e reinserimento sociale dei pazienti internati provenienti dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari";

dalle recenti ispezioni effettuate dagli interroganti ex art. 67 dell'ordinamento penitenziario e da altre visite effettuate da esponenti dei Radicali italiani, autorizzati dal Dipartimento dell'amministrazionepenitenziaria ex art. 117, comma 2, del regolamento di esecuzione penitenziaria, è emerso che negli istituti penitenziari della Calabria vi siano ristretti 513 detenuti con patologie psichiatriche,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti e se questi corrispondano al vero;

se non ritengano di doversi attivare al fine di nominare, con la massima urgenza, un commissario ad acta per provvedere in via sostitutiva in luogo della Regione Calabria, alla realizzazione del programma approvato dal Ministro della salute con decreto del 9 ottobre 2013 per l'immediata apertura delle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza di Girifalco (Catanzaro) e Santa Sofia d'Epiro (Cosenza) al fine di potervi ricoverare i pazienti aventi residenza in Calabria che, purtroppo e ancora oggi, si trovano illegittimamente internati presso gli ex OPG nonché le persone sottoposte a misura di sicurezza provvisoria dall'autorità giudiziaria competente e quelle che, da tempo, si trovano ospitate presso le strutture sanitarie extraospedaliere di altre Regioni d'Italia;

se e quali provvedimenti intendano adottare, sollecitare e/o promuovere, affinché venga aperto al più presto il centro diagnostico terapeutico presso la casa circondariale "Ugo Caridi" di Catanzaro, con la sezione destinata alla tutela intramuraria della salute mentale e quella per l'osservazione psichiatrica per l'accertamento delle infermità psichiche dei detenuti, valutando, altresì, la richiesta di reclutamento di personale qualificato avanzata dalla Regione Calabria e concedendo la relativa autorizzazione per l'assunzione del personale;

se l'istituenda sezione destinata alla tutela intramuraria della salute mentale presso il centro diagnostico terapeutico, sia sufficiente ad accogliere i numerosi detenuti affetti da problematiche di natura psichiatrica presenti in tutti gli istituti penitenziari della Regione Calabria e, in caso negativo, se non si ritenga opportuno istituire, ex art. 66 dell'ordinamento penitenziario, almeno nella provincia di Cosenza (totalizzante 4 istituti penitenziari: 3 case circondariali ed una casa di reclusione), un analogo reparto a custodia attenuata prevalentemente sanitaria per ospitare detenuti affetti da infermità o minorazioni psichiche che, a causa delle loro condizioni, non possono essere sottoposti al regime degli istituti ordinari, ciò anche per armonizzare il principio di tutela della salute con quello della territorialità della pena così evitando l'allontanamento di tali soggetti dal nucleo familiare che, proprio nei momenti di maggior fragilità psicologica, potrebbe risultare ancor più destabilizzante e, contestualmente, per ridurre il costo e l'impiego di personale di Polizia penitenziaria per le traduzioni che verrebbero evitate per i continui trasferimenti dei detenuti ristretti negli istituti della provincia di Cosenza presso la casa circondariale di Catanzaro nella quale, stando al programma della Regione Calabria, dovrebbe essere ubicata l'unica sezione detentiva per detenuti con disturbi psichiatrici.

(4-05333)