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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/03/2016  -  stampato il 10/12/2016


Mancano più di settemila poliziotti penitenziari. La priorità è quella di far scorrere le graduatorie

Nonostante quello che sostengono i male informati o coloro che sono in malafede, uno dei problemi più grandi che continua ad avere il Corpo di Polizia Penitenziaria è quello della carenza dell’organico.

Fino a prova contraria (o modifica delle tabelle di legge), a fronte di un organico previsto di quarantaquattromilacinquecento unità, ad oggi abbiamo in servizio effettivo non più di trentasettemila poliziotti penitenziari. Con tale stato di cose, se la matematica non è un’opinione, mancano all’appello ben settemilacinquecento unità.

La cosa più preoccupante, però, non è tanto la mancanza o l’insufficienza di nuove assunzioni che vadano a coprire le vacanze, ma l’enorme numero di pensionamenti che il Corpo subisce ogni anno che passa e che andranno ad aumentare, oltre ogni misura, la mancanza del personale.

Eppure, a fronte di tale preoccupante situazione, nel 2016 non avrà luogo alcun incremento di personale del ruolo degli agenti. E’ di tutta evidenza che, allo stato delle Nella foto: poliziotti penitenziari schierati N F cose, abbiamo l’obbligo di rammentare all’amministrazione ed al Governo, che le vacanze in organico ammontano complessivamente a circa settemilacinquecento unità e che nessun incremento è stato previsto in occasione del Giubileo della Misericordia (così come per le altre forze di polizia) e, tantomeno, nella legge di stabilità 2016, anzi un’emendamento finalizzato all’aumento di ottocento unità, da attingere dalle graduatorie degli idoeni non vincitori dei concorsi per gli anni precedenti, non è stato approvato.

L’evasione di due detenuti dalla casa circondariale di Roma Rebibbia, avvenuto il 14 febbraio 2016, non è che è una conseguenza, un riflesso naturale, di una situazione ormai cronica e senza dubbio gravissima, in considerazione che la vigilanza, nella circostanza, era demandata a due solo unità del Corpo a fronte di oltre centocinquanta reclusi. Né si può escludere che quanto accaduto nell’istituto capitolino possa verificarsi in altre sedi, tenuto conto di un’attività lavorativa stressante e di una sicurezza sempre più precaria, con rischi ordinari ed immanenti per tutti gli operatori oltre che per la stessa popolazione detenuta.

Eppure, il Sappe ha fatto più volte presente che nell’anno 2015 sono state collocate in congedo milletrecento unità, per raggiunti limiti di età e/o per riforma, e per il corrente anno era previsto il ripianamento del turn-over al 100%. Inoltre, le procedure del concorso bandito a luglio 2015 consentiranno l’immissione in ruolo di trecento agenti non prima della primavera del 2017. A tutto ciò si devono aggiungere le aggressioni e le violenze a cui è sottoposta quotidianamente la Polizia Penitenziaria, nonché i tentativi di suicidio e gli atti di autolesionismo dei ristretti, che può risultare difficile contrastare adeguatamente, sempre a causa di una sorveglianza del tutto carente e foriera di ogni ulteriore evento critico.

Certo è che l’incrementarsi di eventi critici, tra i quali sempre più spesso dobbiamo annoverare le evasioni, dovrebbe imporre una rivisitazione del modello di sicurezza più noto come “vigilanza dinamica”, dal momento che l’ampliamento dello “spazio di libertà”, non sufficientemente sorretto da attività trattamentali, lungi dall’avere migliorato l’esecuzione della pena, o di averlo fatto solo in parte, ha in sostanza aumentato le occasioni per il verificarsi di fenomeni turbative dell’ordine e della sicurezza. Non può sfuggire, perlomeno a questa organizzazione sindacale, come le carenze di organico richiamate non siano solo il frutto di turn over limitati bensì anche di una razionalizzazione delle risorse non sempre oculata, come dimostra, a titolo significativo, quell’aliquota di personale che ancora presta servizio presso istituti penitenziari ormai chiusi da tempo o dismessi.

Proprio a causa di tutto ciò non deve essere assolutamente abbassata la guardia rispetto al problema carcere, in quanto, se il sovraffollamento può dirsi parzialmente rientrato secondo la logica dei dati aggregati, il problema carcere continua a persistere con riflessi non sempre responsabilmente valutati, per cui occorre agire sotto un duplice profilo sia prevedendo nuovi arruolamenti, sia ottimizzando le risorse a disposizione rispetto ad un’amministrazione che si presenta alquanto pletorica nella dimensione apicale.