www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/03/2016  -  stampato il 09/12/2016


Saper svolgere le mansioni del buon comando partendo da quanto di pił fondamentale: motivare e tutelare i propri uomini e donne in divisa

Nel corso della mia carriera lavorativa ho incontrato tante persone, uomini e donne, che indossano la veste di Comandante/Vice Comandante di differenti realtà penitenziarie.

Un ruolo importante, dove ancor di più ne vado fiera quando riesco ad incontrare chi, del proprio comando, ne fa il proprio CREDO personale, la mission da portare avanti con il massimo impegno e sostegno, imparando a riconoscere il lavoro dei propri uomini, sempre.

Il lavoro del poliziotto penitenziario è altamente dinamico e vario, proprio di una frenesia che necessita quanto più possibile di un grande spirito di collaborazione tra gli appartenenti a ciascun ruolo (agenti-assistenti/ sovrintendenti/ ispettori).

E di questa collaborazione, titolare e promotore, ne deve essere proprio il Comandante il quale, nella sua posizione apicale, deve riuscire a realizzare uno schema di gestione delle risorse umane basato principalmente sulla corretta diagnosi dei diversi fattori in gioco in ambito lavorativo, agevolando contestualmente sia lo spirito propositivo di obiettivi da raggiungere sia il buon esito degli stessi, attraverso lo stimolo e la valorizzazione di tutto il personale operante in divisa.

Una volta, mi è capitato di assistere ad una lezione di “operatività del ruolo”, dove un Comandante, durante la sua lezione, mi ha colpito soprattutto per il modo di parlare dei poliziotti che lavoravano nel suo istituto: “i suoi uomini”.

Egli stesso, in più occasioni, ha sottolineato l’importante e delicato servizio che ognuno di noi svolge, dove non bisogna essere per nessun motivo rivali anzi, tutt’altro: alto e vivo deve rimanere lo spirito di collaborazione. Primeggiare, o cercare di farlo, non porta a nulla e, a tal proposito, non ci si dovrebbe mai dimenticare quanto sia importante lo spirito di Corpo e quindi imparare a lavorare come una squadra.

D’altronde, per portare avanti una barca, è necessario avere un buon equipaggio, dove necessari lo sono tutti, ognuno nel proprio ruolo, ciascuno con la propria qualifica e raggiungere di volta in volta i traguardi prefissati richiede sempre l’impegno di tutti.

La realtà detentiva, rimane già di per sé estremamente critica e la propaganda di un buon clima lavorativo sul posto di lavoro, è davvero essenziale. Un aspetto che negli ultimi anni è stato menzionato e ribadito nelle recenti circolari ministeriali, per approfondire la conoscenza degli aspetti fondamentali del benessere organizzativo (presupposti, principali cause di disagio lavorativo, modalità di analisi ecc. ).

In più occasioni, l’input dipartimentale è stato quello di far incentivare a ciascuna realtà detentiva la capacità di realizzare il check-up della salute della propria organizzazione e, di conseguenza, a contribuire nell’identificare le possibili azioni di sviluppo del livello di benessere organizzativo rilevato. Alla luce di quanto detto, ecco perché il Comandante, rimane un ruolo di grande rilievo ove indispensabile diventa saper svolgere le mansioni del buon comando partendo da quanto di più fondamentale: motivare e tutelare i propri uomini e donne in divisa.

 

"I leader più in gamba non pronunciano mai la parola io. Non lo fanno perché si sono esercitati a non dire io ma perché, semplicemente, non pensano in termini di io ma di noi, in un’ottica di squadra.

E’ questo che crea la fiducia e che fa in modo che si lavori bene." (Peter Ducker)