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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/03/2016  -  stampato il 04/12/2016


Le IENE infangano il Corpo di Polizia Penitenziaria: la replica del SAPPE che richiede il contraddittorio

Spettabile Redazione de Le Iene,
Egregio Matteo Viviani,

chiedo la cortesia di poter esprimere alcune considerazioni in relazione alla puntata de Le Iene di martedì 8 marzo scorso, il servizio “Torturato in un carcere italiano” di Matteo Viviani, riferito a episodi accaduti nella Casa Circondariale di Asti dodici (12!) anni fa. 

Vorrei cogliere l’occasione per esprimere il punto di vista del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, anche sui contenuti del servizio “Lezioni di vita carceraria”, andato in onda lo scorso gennaio.

Ritengo doverose e indispensabili alcune precisazioni onde evitare che l’opinione pubblica, non avvezza a trattare questioni penitenziarie, pensasse che le oltre 200 carceri italiane, per adulti e minorenni, fossero caratterizzate da una “cultura di violenza” da parte del Personale di Polizia Penitenziaria. 

Così non è … e per questo credo sia giusto e doveroso equilibrare quel che emerge dai due servizi citati, con la realtà oggettiva di ciò che ogni giorno accade nelle strutture detentive del nostro Paese. 

Dare l’idea generalizzata di un carcere come luogo di violenza e arbitrio è una valutazione scorretta che fa male soprattutto a coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive, come le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il loro servizio con professionalità, zelo, abnegazione e, soprattutto, umanità seppure in un contesto assai complicato per il sovraffollamento delle celle e nonostante le offese e le percosse subìte da taluni detenuti violenti.

Non intendo in alcun modo fare difese corporative. 

Anzi, sono il primo ad affermare che chi commette reati indossando una divisa lede in maniera devastante l’immagine di serietà e professionalità che ha sempre contraddistinto il Personale di Polizia Penitenziaria. 

Fermo restando che una persona è colpevole solamente dopo una condanna passata in giudicato, dunque, deve essere chiaro che non appartengono al DNA della Polizia Penitenziaria i gravi comportamenti posti in essere da poliziotti penitenziari condannati in via definitiva dalla Magistratura (nel cui operato confidiamo sempre). 

La responsabilità penale è personale e chi si è reso responsabile di gravi reati, una volta acquisite le prove certe e inequivocabili, ne deve pagare le conseguenze anche in relazione all’appartenenza al Corpo di Polizia Penitenziaria, che è una Istituzione sana. 

E così, infatti, è stato, tanto per fare un esempio, nei confronti dell’ex appartenente al Corpo, da Voi intervistato nella puntata di martedì scorso,  che ha denunciato gli episodi di Asti, destituito dalla Polizia Penitenziaria perché giudicato responsabile di diversi reati tra i quali spaccio di droga, truffa, ricettazione, favoreggiamento e spendita di banconote false e sulla cui attendibilità – attesa l’acrimonia che potrebbe avere verso l’Amministrazione penitenziaria – è lecito porsi qualche domanda… 

Dare l’idea di un carcere indistintamente luogo di violenza e tortura è, dunque, sbagliato, deleterio ed ingiusto nei confronto di coloro che nel carcere sono l’ultimo baluardo di legalità, come le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che lavorano in un contesto assai complicato e disagiato.

E’, perciò, doveroso ricordare come, negli ultimi 20 anni, la Polizia Penitenziaria ha sventato, in carcere, più di 17mila tentati suicidi ed impedito che quasi 125mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze. 

Alcuni di questi casi si sono verificati, nel corso degli anni, anche ad Asti e Parma, penitenziari al centro dei Vostri servizi, e anche lì non hanno avuto un tragico epilogo grazie al tempestivo intervento dei Baschi Azzurri del Corpo.

L’impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, è sempre stato, ed è , quello di far diventare il carcere una “casa di vetro”, cioè un luogo trasparente all’interno del quale la società civile può e deve “vedere chiaro”, perché nulla abbiamo da nascondere e, anzi, siamo convinti che questo permetterà di far apprezzare ancor di più il prezioso e fondamentale – ma ancora troppo poco conosciuto - lavoro svolto quotidianamente dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria, vorrei evidenziarlo ancora una volta, con professionalità, abnegazione e umanità ma anche con grossi rischi personali.

Le cito, in estrema sintesi, quel che è accaduto nelle carceri italiane nei dodici mesi del 2015: 956 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 7.029 episodi di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile, tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette), 4.688 colluttazioni, 921 ferimenti. 

E se il numero dei suicidi in cella nel 2015 (39) è diminuito rispetto al passato è soprattutto per l’attenzione e la professionalità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati nella prima linea delle sezioni detentive.

Capirete, dunque, perché l’immagine distorta del Corpo di Polizia Penitenziaria che è emersa, seppur indirettamente, dai vostri servizi televisivi merita di essere bilanciata con queste mie considerazioni, che auspico possano essere oggetto di un prossimo servizio de Le Iene sulle carceri italiane. 

Il comportamento di pochi e isolati elementi, insomma, non può e non deve essere strumentalizzato a discapito di trentottomila poliziotti penitenziari onorati, leali e fedeli servitori dello Stato!

Certo di un Vostro riscontro, porgo cordiali saluti. 

 

Dott. Donato CAPECE – Segretario Generale SAPPE
Segreteria Generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

 

Il comunicato del DAP sul recente servizio delle IENE sulla vicenda di Asti