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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/03/2016  -  stampato il 07/12/2016


Perché CORPO DI GIUSTIZIA e non POLIZIA DI GIUSTIZIA?

La Polizia Penitenziaria è  oggetto di progetti di modifica in sede di “Stati generali dell’esecuzione penale”, istituiti con D.M. 8 maggio 2015 (integrato dal D. M. 9 giugno 2015), ed in particolare attraverso, il Tavolo 15. Come evidenziato da voi del sappe si tratta di un progetto che pone definitivamente fine al Corpo di Polizia Penitenziaria quale forza di Polizia nazionale, con funzioni di polizia giudiziaria h 24,  ai sensi dell’art 55 del c.p.p.,  dell’art. 16 comma 2 legge 121 del 1981 e dell’art. 19 della legge 183 del 201. Muore un Corpo di Polizia dello Stato e nasce un calderone onnicomprensivo! La cosa più aberrante è che  i poliziotti penitenziari, da sempre parti integranti della grande famiglia delle ff.pp. nazionali, perderebbero le funzioni generali di Polizia Giudiziaria rinvenibile nei due punti seguenti della bozza allegata:

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“L’alta specializzazione e la finalizzazione alle funzioni di giustizia … comporterà correlativamente una incompatibilità con funzioni ed iniziative di Polizia giudiziaria (e conseguentemente l’immediato scioglimento del N.I.C. e l’uscita della Polizia Penitenziaria dalla D.I.A.), un divieto assoluto di rapporti non autorizzati con i servizi di sicurezza" (ergo l’impossibilità a concorrere all’attività di sicurezza delle altre FF.PP. a differenza di queste ultime, che invece potranno concorrere nell’espletamento delle nostre funzioni);

“Residueranno esclusivamente le funzioni di Polizia giudiziaria per reati connessi allo svolgimento della funzione, attribuite dal codice di procedura penale e dalle leggi speciali" (il che significa l’equiparazione delle funzioni di P.G. della Polizia Penitenziaria a quelle dell’attuale Polizia locale, limitatamente all’ambito penitenziario e durante l’orario di servizio.)

Ecco svelata la ragione per cui gli autori di progetto hanno deciso di mutare il nome della Polizia Penitenziaria in “Corpo di Giustizia” e non invece in “Polizia della Giustizia”.

Già questa drammatica privazione/limitazione delle funzioni di p.g., sarebbe di per sé bastata a rendere inaccettabile la proposta formulata dal Tavolo 15. Ma purtroppo vi è anche di più in quanto i poliziotti penitenziari sarebbero ridotti alla stregua della polizia locale, con una serie di effetti pregiudizievoli a catena, ovverossia:

- l’ovvio vulnus per lo Stato, in termini di Sicurezza, perché in tal modo la Nazione si priverebbe immediatamente di 39.000 unità di Polizia Penitenziaria, che attualmente, in quanto ufficiali ed agenti di Polizia Giudiziaria garantiscono, a costo zero, la sicurezza generale dello Stato anche oltre l’orario di servizio;

- un ulteriore aggravio economico per le casse dello Stato, in quanto far confluire nel nuovo potenziale “Corpo di Giustizia” le altre figure professionali dell’Amministrazione quali nuovi ruoli tecnici di questo nuovo Corpo comporterà costi elevatissimi;

- il pregiudizio per 40 mila uomini e donne della POLIZIA Penitenziaria che perderebbero di colpo lo status guadagnato mediante un pubblico concorso. Ciò aprirebbe di colpo la strada ad una serie interminabile di contenziosi contro l’Amministrazione in quanto gli stessi, come è ovvio, pretenderebbero di transitare nei ranghi della Polizia di Stato, per rimanere nello status quo di poliziotti a tutti gli effetti. Possibilità di transito che deve essere riconosciuta (anche in virtù del fatto che come noto la Polizia Penitenziaria prevede le medesime procedure di selezione e progressione in carriera delle altre FF.PP.) come lo è stato al momento dello scioglimento del Corpo degli ex Ufficiali degli Agenti di Custodia nel 1990, e come è avvenuto di recente per il Corpo Forestale dello Stato (nonostante quest’ultimo abbia subito un mero cambio di divisa, nella permanenza delle medesime funzioni di specialità);

- il contrasto del Corpo di Giustizia con i superiori principi europei. Attualmente infatti il sistema vigente che vede l’Istituto penitenziario diretto da un direttore penitenziario non incorporato nella Polizia Penitenziaria, non si porrebbe in contrasto con la Raccomandazione R (2006)2 del Comitato dei Ministri agli Stati membri del Consiglio d’Europa sulle Regole penitenziarie europee PARTE V “Direzione e Personale - Il servizio penitenziario come servizio pubblico” n.71 “Gli Istituti Penitenziari devono essere posti sotto la responsabilità di autorità pubbliche ed essere separati dall’Esercito, dalla Polizia e dai servizi di indagine penale” che afferma la necessità che alla direzione degli Istituti Penitenziari, siano preposte autorità pubbliche separate dall’Esercito, dalla Polizia e dai servizi di indagine penale, quali soggetti terzi ed imparziali dell’agire penitenziario.

Nel caso in cui invece si addivenisse alla riforma prospettata dal tavolo 15 e dalla commissione Gratteri-Ardita, il Corpo di Giustizia, inglobando la Polizia Penitenziaria e tutte le altre figure dell’Amministrazione, andrebbe a gestire direttamente le carceri italiane, violando la Raccomandazione Europea che prevede che “Gli Istituti Penitenziari devono essere posti sotto la responsabilità di autorità pubbliche ed essere separati dall’Esercito, dalla Polizia e dai servizi di indagine penale”.

 

Fatte queste premesse,  che sono corroborate anche dalla reazione unanime dei sindacati, e dell’intero Corpo, ma anche dei partiti politici, come dimostrano le diverse interrogazioni parlamentari presentati ed allegate alla presente, da ultimo quella dell’On. VITO Interpellanza 2-01300 testo di Giovedì 3 marzo 2016, seduta n. 582 contro l’attuazione del disegno sul Corpo di Giustizia presento a voi del SAPPE un progetto alternativo a quello del Corpo di Giustizia che a mio avviso è estremamente illuminante e che se condiviso da voi del sappe porterebbe anche una sostanziale crescita dei vostri iscritti.

 

Distinti saluti.

 

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