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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/03/2016  -  stampato il 03/12/2016


Migliorare la struttura penitenziaria per un maggior benessere del poliziotto penitenziario

In più occasioni, la maggior parte degli studi in materia ha avuto modo di evidenziare come di particolare rilievo sia l’influenza del contesto strutturale sulla persona che vi trascorre la propria quotidianità.

La realtà detentiva rappresenta, già di per sé, un ambiente difficile. D’altronde, la detenzione, quale privazione della libertà personale, diventa spesso causa di realizzazione di un mix eterogeneo di stati d’animo, spesso negativi di carattere depressivo e/o aggressivo della popolazione detenuta che, inevitabilmente, vengono a riflettersi nei confronti del personale ivi impiegato nell’istituto, in particolare nei confronti di coloro che prestano il proprio servizio in prima linea, cioè i poliziotti penitenziari.

A tal proposito, se alla predominanza di stati d’animo complessi si affianca anche la presenza di una struttura tendenzialmente degradata, ancor di più diventa difficile il “lavorare tra le mura del carcere” per il poliziotto penitenziario.

Una scelta importante rimane incrementare l’attività di ordinaria manutenzione e pulizia degli ambienti all’interno degli istituti penitenziari. In tale ambito, una scelta plausibile potrebbe essere quella di formare i detenuti, inserendoli in percorsi lavorativi ad hoc, al fine di poterli impiegare in attività lavorative che possano di conseguenza far si che il tempo in carcere sia trascorso in modo costruttivo.

E’ importante dover affermare come il lavoro risulta tra gli elementi del trattamento, uno degli step di particolare rilievo, utile non solo ad accrescere le capacità del detenuto rafforzando il proprio bagaglio di esperienze professionali, ma anche consentendogli di impiegare il proprio tempo in modo ampiamente produttivo, senza correre il rischio di cadere nell’ozio, come tiene a sottolineare la nota Dipartimentale n.0355603 del 23/10/2015, intitolata “modalità di esecuzione della pena” ovvero: “[..] ogni sforzo dovrà essere impresso per evitare che questi gruppi rimangano all'ozio costretti a stazionare nei corridoi delle sezioni.”

La diminuzione dei fondi, nel tempo, ha ridotto di gran lunga il numero dei detenuti lavoranti eppure, nello specifico, parlare di ordinaria pulizia e manutenzione degli ambienti detentivi consentirebbe in duplice chiave di attivare un impiego a tempo pieno del detenuto durante il periodo di detenzione, e di conseguenza determinare un miglioramento della stessa struttura penitenziaria dovuta appunto alla quotidiana attività di pulizia e manutenzione degli ambienti.

Nel dettaglio si potrebbero incentivare corsi di formazione professionale ed un successivo inserimento lavorativo, come manutenzione ordinaria, risanamento murature, idraulica, pulizia dei locali e degli spazi, manutenzione aree verdi, eccetera.

In conclusione, diventa un obiettivo importante introdurre nel carcere uno stile di pensiero globale, rivolto a migliorare la struttura dove attualmente ci si trova, per poter contestualmente attivare un processo di salvaguardia del benessere psicofisico della propria persona.

Ed il poliziotto penitenziario che vi si reca al lavoro ogni giorno, da un ambiente ristrutturato può sicuramente trarre maggior vantaggio rispetto ad un ambiente degradato che inevitabilmente nel lungo termine può contribuire ad influire negativamente sulla persona.