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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/03/2016  -  stampato il 09/12/2016


Signor Ministro non si preoccupi: la Polizia Penitenziaria in grado di fare questo ed altro!

Io non penso che il Ministro Orlando quando  ha detto quella infelice frase sulla Polizia Penitenziaria ovvero che “la Polizia Penitenziaria non è del tutto in grado di capire i fenomeni che si determinano nelle comunità straniere. Ci vogliono più specializzazioni” fosse in mala fede. Probabilmente voleva solo precisare che, rispetto al fenomeno della radicalizzazione islamica, il personale di P.P. non è preparato, ovvero non è in grado di capire tale fenomeno, o i fenomeni (culturali si presume) che si determinano nelle comunità straniere, allora si allarga il discorso e quindi nel calderone entrerebbero rumeni, albanesi, cinesi, centro africani ecc.

Terrorismo islamico, Ministro Orlando: la Polizia Penitenziaria non è in grado di capire gli stranieri

Certo, sarebbe stato meglio che il Ministro Orlando rivolgendosi ai mass media avesse aggiunto che, se la Polizia Penitenziaria così come lui sostiene, non è del tutto in grado di capire ecc. ecc. sicuramente la colpa non è del Corpo, né dei poliziotti che ne fanno parte ma la colpa è dello Stato di abbandono in cui è stata lasciata per anni; la colpa è dell’incapacità dei nostri dirigenti di capire l’evoluzione di alcuni fenomeni come quello islamico e di non formare il personale attraverso corsi di lingua e cultura araba (ma non quelli ridicoli di 30 ore) da frequentare seriamente e per alcuni anni, in modo da avere - ad un certo punto - personale formato e in grado di decifrare, lettere, scritte sui muri, atteggiamenti fisici e quant’altro, e non affidarsi all’aiuto di  mediatori culturali, cui invece il Ministro pare che voglia aumentare in gran numero.

La colpa, caro Ministro è di chi organizza dei corsi all’acqua di rose sul radicalismo islamico,  improntati al massimo risparmio di risorse economiche, per la Polizia Penitenziaria; la colpa è della formazione che non adegua le materie di insegnamento alle mutate esigenze della società.

Infine, caro Ministro le assicuro che in tanti anni di lavoro a contatto con i detenuti, specie quelli stranieri che rappresentano ormai buona parte dei detenuti presenti nelle carceri italiane ho potuto appurare che i Poliziotti Penitenziari, pur essendo stati abbandonati negli anni dal punto di vista formativo, hanno saputo affrontare, con proprie risorse, le diverse culture, i diversi modi di essere e di fare relativi a tantissimi detenuti stranieri e non solo islamici, penetrando nei loro cervelli e riuscendo a comprendere con successo taluni fenomeni relativi ad una o un’altra etnia; mostrandosi tolleranti verso le culture diverse, e subendo invece un razzismo al contrario da parte di detenuti stranieri che, quando le spiegazioni non convenivano loro, bollano gli agenti come “razzisti”.

No, signor Ministro non è come lei pensa. Noi Poliziotti Penitenziari siamo in grado di comprendere i fenomeni  che si determinano all’interno delle comunità straniere, lo facciamo da sempre, da quando eravamo Agenti di Custodia, perché visto lo stato di abbandono e la scarsità di corsi di formazione in house (visto che la formazione è monopolio del DAP e dei PRAP) siamo anche in grado di studiare al di fuori dal servizio e di informarci e di produrre relazioni di servizio che in quest’ultimo periodo hanno ricevuto il plauso di platee qualificati di altre forze dell’ordine, offrendo spunti di indagine e smascherando jahdisti in erba o simpatizzanti dello stato islamico.

Quindi signor Ministro, non l’abbia a male: sono sicuro della sua buona fede, ma la prossima volta spero che i suoi collaboratori la informino meglio sulla qualità e sul grado di preparazione e sulla capacità di fare “intelligence” della Polizia Penitenziaria, nonostante i tagli sulla formazione. 

 

Terrorismo islamico, Ministro Orlando: la Polizia Penitenziaria non è in grado di capire gli stranieri

 

Quel bacio in carcere non un semplice saluto, ma simbolo di affiliazione