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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/03/2016  -  stampato il 11/12/2016


Polizia Penitenziaria: le riforme, i riformisti e i riformati ...

Si fa un gran parlare di riforme, di carcere e quindi anche di Polizia Penitenziaria, ma di quest’ultima, solo di sponda, mai direttamente. I discorsi sulla Polizia Penitenziaria si affrontano solo quale “contorno” alla portata principale che è quella del tipo di vita da assicurare alle persone detenute, ed è giusto che sia così, non potrebbe essere altrimenti.

Quindi, nell’ottica di questo gran parlare di ennesima riforma del sistema penitenziario italiano, come la vogliamo inquadrare questa benedetta/maledetta Polizia Penitenziaria? Perché mi pare che le idee non siano abbastanza chiare nemmeno tra noi colleghi.

Il Corpo di Polizia Penitenziaria attualmente assicura l'esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale e garantisce l'ordine all'interno delle carceri e ne tutela la sicurezza. A questo serve. E’ l’autorità dello Stato che si materializza e si impone 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. Di questo c’è da andare fieri perché solo noi Poliziotti Penitenziari siamo in grado di farlo e di farlo bene. Nessun altro è in grado. C’è qualcuno che ancora non l’ha capito e che non ne va fiero, soprattutto certi Commissari capitati tra noi per sbaglio. Che escano pure dal Corpo senza proporre ipotesi di soppressione della Polizia Penitenziaria che, guarda caso, sono anche avanzate da soggetti da sempre "nemici" della Polizia Penitenziaria: Perché CORPO DI GIUSTIZIA e non POLIZIA DI GIUSTIZIA?

Prima domanda: nella nuova riforma, la Polizia Penitenziaria in carcere ce la volete o no? La forza e l’autorità dello Stato nel nuovo sistema penitenziario ce li volete o no? Oppure la vogliamo sciogliere e la vogliamo passare direttamente al “modello” sudamericano con carceri autogestite da detenuti ed Esercito fuori? Piscina, discoteca e prostitute a disposizione nel carcere venezuelano controllato dai detenuti - Carceri brasiliane: la bufala dell'APAC, la sorveglianza dinamica in chiave brasiliana

Ma facciamo un passo indietro. Il modello di carcere finora adottato è quello di tutti dentro per essere rieducati e a fine pena amici come prima, anche se si esce dal carcere peggio di prima. La riforma del 1975 poi del 1990 e le varie leggi e leggine hanno messo in piedi un sistema che è collassato sotto il primo ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo e questo significa che: o l’avvocato di Torreggiani è un principe del foro oppure che il sistema scricchiolava  da parecchio tempo. Secondo me è vera la seconda ipotesi. C’è da prendere atto che né la magistratura di sorveglianza, né tutto il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria hanno saputo fare il proprio lavoro in questi ultimi decenni. La selezione darwiniana dei dirigenti del DAP

Ma allora perché, seconda domanda, prima di convocare gli Stati Generali dell’esecuzione penale non si è istituito un processo a chi, nello Stato, non ha fatto il proprio dovere in tutto questo tempo, a chi non ha monitorato la recidiva, a chi non ha assicurato una detenzione dignitosa, a chi non ha saputo tradurre in realtà quell’articolo 27 della Costituzione? Invece in questi ultimi mesi, c’è stato chi ha avuto la faccia tosta di dire che il problema è la Polizia Penitenziaria che non è adeguata al nuovo modello di detenzione, che la Polizia Penitenziaria si deve “elevare” a nuovi compiti, più dignitosi … Ma fatemi il piacere voi e chi vi viene dietro scodinzolando! Saremo tutti una grande famiglia: evviva "l'accoppato" Corpo di Polizia Penitenziaria

Poi, vediamolo questo nuovo modello di sistema penitenziario. Siccome certi amministratori pubblici non hanno saputo rendere vivo l’articolo 27 Cost. nel carcere, allora si vuole “abolire” il carcere e passare direttamente ad un sistema di detenzione “aperta”, con lavori socialmente utili e detenzioni domiciliari. Terza domanda: in questo caso la Polizia Penitenziaria a cosa serve? Come potrebbe “controllare”, sempre che si vogliano sottoporre le persone detenute ad un reale controllo, 50mila o 70mila persone sparse nei quartieri delle città? E nel frattempo, c’è qualcuno che sta realmente prendendo sul serio l’ipotesi del contingente di quasi duemila Poliziotti Penitenziari nel neonato Dipartimento della giustizia minorile e di comunità? Quando il pesce piccolo mangia il pesce grande: il Dipartimento dei Minori si prende Esecuzione Penale Esterna

Eccola quindi l’ipotesi prospettata da qualcuno: un Corpo di Giustizia che erediterebbe l’intero Corpo di Polizia Penitenziaria, ma anche gli educatori, gli assistenti sociali e tutte le altre figure che operano attualmente in carcere. Per fare cosa? Controllare 70mila persone in esecuzione penale esterna? Ve la immaginate una “pattuglia” del Corpo di Giustizia composta da un 50enne ex Assistente Capo delle Polizia Penitenziaria, un educatore ed un assistente sociale in un controllo a Scampia o a Tor Bella Monaca, circondata da 50 persone più o meno parenti o complici della persona da controllare? In quei casi che si fa? Si compila un verbale? Si chiama “mamma” Polizia di Stato? Si intavola una trattativa per mediare le incomprensioni?

Ma davvero c’è ancora qualcuno tra noi colleghi che si vuole bere una favola del genere?

Meglio la cicuta allora.

 

Vogliono diSciogliere la Polizia Penitenziaria nel Corpo di Giustizia per togliergli le funzioni di polizia?