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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/04/2016  -  stampato il 09/12/2016


Il sogno dell’Appuntato Caputo: passare il concorso da Vice Ispettore di Polizia Penitenziaria

Quasi venticinque anni fa, io e Mario Caputi inventammo il primo personaggio satirico a fumetti della storia del Corpo di Polizia Penitenziaria. Quel fumetto prese forma grazie alla magica matita di Mario e acquistò voce attraverso la mia fantasia e la mia immaginazione.

Il nostro Eroe prese il nome di Appuntato Caputo.

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Le vicende di Caputo sono quasi tutte ispirate alla vita vissuta e non è stata casuale la scelta del grado di appuntato, perché quel grado, io e Mario, lo abbiamo davvero indossato prima della riforma. Inizialmente, il nome era “Appuntato Caputo”, con una crasi tra grado e cognome, per rendere l’idea di un poliziotto penitenziario rassegnato al proprio destino, che accettava la propria condizione come “il minore dei mali”, stato d’animo nel quale si trova colui che, minacciato di gravissima ingiustizia, accetta quelle minori come un regalo.

Caputo fa apertamente il verso al Fantozzi di Paolo Villaggio e, infatti, anch’egli è lo stereotipo della rassegnazione... è colui che “obbedisce tacendo”, è il Fantozzi delle carceri. Caputo è l’unico appartenente al Corpo ad aver mantenuto il grado di appuntato, anche dopo la riforma, perché lo indossa sul cuore. L’Appuntato Caputo esprime il punto di vista di quelli che vivono, ogni giorno e ogni notte, la realtà penitenziaria in prima linea: nelle sezioni, sui muri di cinta, nelle corsie degli ospedali, nelle traduzioni.

Le vicissitudini di Caputo sono sicuramente dei paradossi, delle estremizzazioni della realtà, ma si rifanno, comunque, a situazioni reali, quelle che lui vuole denunciare per far sorridere ma anche per far riflettere sui malesseri e sui disagi del carcere. Ispirandoci a Orwell, con le strisce di Caputo abbiamo cercato di dimostrare che davvero “la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è un po’ più uguale!”.

Nonostante tutto, però, il nostro appuntato è soprattutto “un buono”, una brava persona che, anche in momenti di rabbia o di rancore, resta incapace di far del male a chiunque. Ed è per questo che, come il Ragionier Ugo Fantozzi, andrà sicuramente in Paradiso. Non possiamo dire la stessa cosa, invece, di coloro che lo sfruttano, che lo abbandonano nel momento del bisogno, che lo disprezzano, che lo deridono e che lo vogliono relegare nel limbo dei diseredati (...ma questo è “solo” un problema di coscienza).

Uno degli obiettivi delle vignette di Caputo è quello di sensibilizzare i lettori: dopo il sorriso del primo impatto, si spera in un esame di coscienza, giacché quel paradosso, quella gag oggetto del fumetto, è la parodia di un vero malanno dell’amministrazione penitenziaria. La mission impossible dell’Appuntato è quella di tenere in apprensione tutti quelli che, nel bene e nel male, hanno la responsabilità di amministrare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Tenerli in apprensione perché niente può sfuggire agli occhi e alle orecchie dell’Appuntato Caputo ...colpe, negligenze, azioni o omissioni. Nessuna franchigia, nessun salvacondotto e, soprattutto, nessun timore reverenziale.

Tutti hanno trovato spazio nel mondo di Caputo: gli anziani Capriotti e Cianci, gli uccellini di Coiro, il Fantasma dell’Opera Margara, il D’Artagnan De Pascalis, il Superman Caselli, il Cardinale Di Somma, la SuperSimo Matone, l’Highlander Pagano e il Marchese del Grillo Tamburino.

Purtuttavia, adesso, dopo venticinque anni, l’Appuntato Caputo si è “permesso” di sognare... e ha sognato di diventare “Ispettore”. Caputo, in realtà, aveva già fatto domanda nel 2003 per partecipare al concorso esterno ...ma, tra prove annullate, ricorsi al TAR e provvedimenti in autotutela, alla fine non c’ha capito più nulla e si è bocciato da solo.

Allora, con santa pazienza, ha ripresentato domanda nel 2008 per partecipare al concorso interno. Dopo i terribili quiz preselettivi del 2010, però, il concorso è finito nell’oblio per quasi sei anni, prima che Caputo potesse cimentarsi con la prova scritta. Superata l’inspiegabile impasse e dopo ripetuti falsi allarmi, con l’arrivo del nuovo direttore generale del personale, si è ricominciato a parlare del famigerato “tema”. Dapprima è corsa voce di una prova territorializzata cioè da espletare in tante sedi di esame presso le scuole del Corpo. Poi, invece, è arrivata la convocazione nella capitale presso la Fiera di Roma. Passati, però, solo pochi giorni è sopraggiunto un contrordine: non più la Fiera di Roma ma l’Hotel Centro Congressi Ergife, sempre di Roma.

A Caputo è sembrato di vivere dentro una sua vignetta... Nella settimana precedente la prova – si è tenuta il 23 marzo – sono trapelati i primi rumors sulle probabili tracce: misure di sicurezza, misure alternative, articolo 21 e chi più ne ha, più ne metta... Il tema della prova scritta, infine, senza troppa inventiva e fantasia, è stato incentrato sull’uso legittimo delle armi e della forza fisica, in generale ed in particolare negli istituti penitenziari. L’Appuntato Caputo, come sempre, ha fatto il suo compitino senza infamia e senza lode, consapevole del fatto che quei 608 posti disponibili hanno già tutti, più o meno, un nome e un cognome e che, probabilmente, lui arriverà seicentonovesimo in graduatoria... una graduatoria che non scorrerà mai.

Ma va bene così... va bene lo stesso. Tanto, prima o poi, passerà questo benedetto riordino delle carriere e anche Caputo, per grazia di Dio, potrebbe avanzare di grado ...magari un giorno prima della pensione. O, forse, il riordino delle carriere passerà un giorno dopo il suo congedo? ( ...e intanto, al Dap, scendono dal cielo proposte di promozione per meriti eccezionali come se piovesse!)

Caro Caputo, mi sa tanto che tu il grado superiore lo indosserai soltanto nei tuoi sogni...

 

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