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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/04/2016  -  stampato il 10/12/2016


Quale riforma per la Polizia Penitenziaria?

Negli ultimi tempi si parla con sempre maggiore insistenza di una riforma radicale del Corpo di Polizia Penitenziaria. A dire il vero si è anche parlato di una possibile soppressione del Corpo, con passaggio in altra Forza di polizia, eventualità, questa, al momento accantonata.

Resta l’ipotesi di riforma già avanzata tempo fa da Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto a Reggio Calabria, il quale ha fin da subito parlato di un nuovo Corpo, con compiti più ampi rispetto a quelli attuali, tra i quali la ricerca di latitanti, la gestione dei collaboratori di giustizia e la tutela dei magistrati. Questo progetto ha iniziato a prendere forma con la convocazione degli Stati Generali da parte del Ministro Orlando e l’istituzione del tavolo 15.

Dopo la pubblicazione della proposta, nel corso della cui elaborazione tutte le organizzazioni sindacali furono audite, sono state molte le reazioni negative. Tutte le critiche erano incentrate sulla perdita delle funzioni generali di polizia giudiziaria, cosa assolutamente non vera, poiché è chiaramente scritto che tali funzioni restano immutate. E questo lo dissi chiaramente anche a qualche collega che mi contattò in quel periodo. Ciò che destò le maggiori preoccupazioni fu la paventata ipotesi di divieto di svolgere attività investigativa, cosa che fece pensare, e fa pensare, anche perché non esistono altre possibili attività investigative del Corpo, allo scioglimento del NIC (Nucleo Investigativo Centrale), e all’uscita dalla DIA.

Se così fosse sarebbe una grave perdita per tutti, per il prezioso contributo che la Polizia Penitenziaria offre in tali ambiti alla magistratura, alle altre Forze di polizia, anche se alcuni la vedono come un’intrusione, e al Paese nella lotta alla criminalità organizzata. Sarebbe anche un controsenso, rispetto all’attribuzione dell’ulteriore compito di cattura dei latitanti. Come si possono catturare i latitanti senza un’adeguata attività investigativa?

Non sono un professionista del settore investigativo, ma credo sia evidente a tutti che la cattura dei latitanti presuppone l’attività investigativa, tranne che le altre Forze di polizia non li trovino e poi chiamino noi per andare a prenderli. Ma credo anche che la cattura dei latitanti non possa e non debba essere un compito esclusivo di una sola Forza di polizia.

Al di là di questo, comunque, la possibilità che la Polizia Penitenziaria possa o non possa svolgere attività investigativa è questione di non poco conto, che attiene ad una scelta ideologica, una sorta di contrapposizione tra due correnti di pensiero: una che vuole, appunto, un Corpo dell’esecuzione penale, privato di ogni funzione di polizia, un’altra che vuole, invece, un Corpo di polizia sullo stesso piano delle altre Forze dell’ordine, seppur con compiti specialistici, ma pur sempre di polizia, come è oggi la Polizia Penitenziaria, che svolge attività investigativa attraverso il NIC e le diramazioni periferiche, che fa parte della DIA e dell’Interpol, seppur ancora con numeri esigui, che ha compiti di polizia stradale, limitatamente all’attività di servizio (come è giusto che sia) che dovrebbe entrare a far parte delle Sezioni di polizia giudiziaria presso le Procure ed assumere tutte le attività che attengono all’esecuzione penale, con propri ruoli tecnici, in parte già costituiti.

Bisogna riconoscere, infine, alla Polizia Penitenziaria una propria dignità dirigenziale, con un numero adeguato di dirigenti, fino alla qualifica di dirigente generale. Un Corpo di polizia potenziato nelle funzioni attuali e non dimezzato, ma un Corpo di polizia vero, che faccia parte a pieno titolo del Comparto Sicurezza ed interagisca alla pari con le altre Forze di polizia, fermi restando i compiti e le funzioni di ognuno.

Dicevo delle due scuole di pensiero sul ruolo e le funzioni della Polizia Penitenziaria, scuole di pensiero che trovano autorevoli rappresentanti, con argomenti a sostegno e argomenti contrari, all’una e all’altra tesi, a secondo di ciò che si vuole dimostrare. E’ del tutto evidente che se si parte dall’assunto che la sicurezza del Paese è la cosa più importante da tutelare, non si può non rendersi conto di quanto sia importante il ruolo della Polizia Penitenziaria, anche in ambito investigativo. Con circa novemila detenuti appartenenti alla criminalità organizzata e il fenomeno del radicalismo islamico avere una polizia in carcere capace di raccogliere informazioni, svilupparle e veicolarle attraverso l’autorità giudiziaria, piuttosto che limitarsi ad essere informatore di altri organismi, è sicuramente la cosa migliore e più giusta da fare. Il contrario sarebbe la dispersione di un patrimonio investigativo importante per il Paese. Quindi, con una impostazione di questo tipo, che a nostro avviso è quella più giusta, non si può che propendere per quella scuola di pensiero che vuole una Polizia Penitenziaria, o della Giustizia, o dell’Esecuzione Penale, poco importa il nome purché sia polizia, che sia polizia a tutti gli effetti, senza limitazione alcuna, tranne che, per tentare di accontentare entrambe le scuole di pensiero, non si finisca per scontentare tutti, creando un Corpo che sia una via di mezzo, con funzioni di polizia limitatamente all’acquisizione della notizia di reato, alla conservazione degli elementi di prova raccolti nell’immediatezza, senza possibilità di sviluppi ulteriori.

Questo probabilmente accontenterebbe gli appartenenti a quella scuola di pensiero che non vogliono una polizia in carcere, ma scontenterebbe coloro che, come noi, ambiscono a rafforzare sempre di più il Corpo di Polizia Penitenziaria, non per un’ambizione meramente corporativistica, ma per rendere un servizio dignitoso al Paese. Quindi, è opportuno che coloro che non sono portatori di professionalità tecniche continuino a fare il loro lavoro ed a sviluppare i loro percorsi di carriera separatamente da coloro che svolgono funzioni di polizia.

Da questi ultimi, invece, potrebbe evolversi la futura classe dirigente, posta anche alla direzione degli istituti; a questo punto, evidentemente, coloro che andrebbero a ricoprire tale incarico perderebbero le funzioni di polizia, a vantaggio di quel ruolo di equilibrio richiesto per garantire tutte le componenti professionali, nonché i detenuti che, comunque, non mi pare che oggi non siano garantiti dai funzionari della Polizia Penitenziaria.

La riforma del tavolo 15 contiene altri importanti elementi di riflessione, come l’attribuzione dei Provveditorati non più alla dirigenza generale, la soppressione del Dipartimento e la dipendenza del Corpo direttamente dal Ministro, tutti elementi, questi, che porterebbero ad un risparmio di spesa, in linea, quindi, con la spending review, ma che necessitano, comunque, di un approfondimento.