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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/04/2016  -  stampato il 07/12/2016


Interrogazione parlamentare sul profilo Facebook di Doina Matei

Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-02179
presentato da
SALTAMARTINI Barbara
testo presentato
Martedì 12 aprile 2016
modificato
Mercoledì 13 aprile 2016, seduta n. 607

SALTAMARTINI, MOLTENI, SIMONETTI, FEDRIGA, ALLASIA, ATTAGUILE, BORGHESI, BOSSI, BUSIN, CAPARINI, GIANCARLO GIORGETTI, GRIMOLDI, GUIDESI, INVERNIZZI, PICCHI, GIANLUCA PINI e RONDINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: 
alcune testate di informazione on-line (www.ilmessaggero.it – di Veronica Cursi) hanno messo in evidenza come Doina Matei, «la ragazza romena che il 26 aprile 2007, al culmine di una lite, uccise Vanessa Russo 23 anni, infilandole un ombrello in un occhio spunta su Facebook. Condannata a 16 anni di carcere, è in regime di semilibertà: di giorno lavora in una cooperativa, la sera torna a dormire nel carcere di Venezia. E si è rifatta una vita. Ovviamente anche su Facebook. Il 6 gennaio di quest'anno ha aperto un profilo con un altro nome – il suo soprannome – ma le foto e i contatti (tra cui spunta anche il cappellano del penitenziario di Perugia dove la Matei attese la Cassazione) sono inequivocabili: quella ragazza che sorride in bikini al mare sopra uno scoglio, che si fa le foto in giro per Venezia, ritratta al laghetto con un bimbo in braccio è lei (...) Ma c’è chi polemizza per quelle foto sorridenti esibite come se nulla fosse ritenendole un'offesa per la famiglia di Vanessa Russo a cui rimane solo il ricordo della loro figlia e un loculo a Prima Porta»; 
l'episodio creò non poco sdegno nell'opinione pubblica: una studentessa universitaria di 23 anni, con un futuro davanti, brutalmente assassinata da una rumena di 21 anni che viveva di espedienti e piccoli furti sui mezzi pubblici e che tentò di fuggire con la sua complice minorenne, il tutto in pieno centro di Roma, nella metropolitana della stazione Termini; 
sono trascorsi solo 9 anni da quel pomeriggio del 26 aprile 2007 e, inevitabilmente, le foto della Matei oggi sorridente ed allegra innescano in molti un'ondata di indignazione, facendo dubitare su quale sia la giustizia e la tutela per le famiglie delle vittime; 
appare evidente agli interroganti che la creazione di un profilo social parrebbe in contrasto con il regime di semilibertà della detenuta Doina Matei, poiché tale profilo Facebook le consentirebbe di poter essere in contatto con un numero «infinito» di persone, mentre il regime di semilibertà prevede delle restrizioni sia nei luoghi che nelle frequentazioni –: 
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali interventi e iniziative urgenti, in particolare di natura normativa, intenda adottare, in particolare per garantire, pur nel rispetto delle competenze della magistratura di sorveglianza, che il regime di semilibertà non diventi, nei fatti, una sorta di liberazione anticipata poiché le restrizioni ivi previste attraverso la creazione di un profilo socialparrebbero, come già rappresentato in premessa, in contrasto con il regime di semilibertà che prevede delle restrizioni anche nelle frequentazioni. 
(3-02179)