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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/04/2016  -  stampato il 06/12/2016


Dimissione del Garante dei detenuti di Sondrio in polemica con la Direttrice del carcere: interrogazione parlamentare

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02749
presentata da
MAURO DEL BARBA 
giovedì 7 aprile 2016, seduta n.605

DEL BARBA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

in data 29 marzo 2016, il Garante dei diritti delle persone limitate nella libertà personale (cosiddetto Garante dei detenuti) della casa circondariale di Sondrio, dottor Francesco Racchetti, ha rassegnato le proprie dimissioni, sostenendo che "nella situazione che si è venuta a creare, l'esercizio della funzione di Garante delle persone detenute non è più possibile";

ha dichiarato che, dal momento dell'assunzione della direzione della casa circondariale di Sondrio da parte della dottoressa Stefania Mussio, l'attività del Garante dei detenuti ha subìto una radicale battuta d'arresto proprio per i profili che ne costituiscono il nucleo essenziale. Con l'arrivo della nuova direttrice, ha pubblicamente sostenuto il dottor Racchetti, si è aperto "un periodo difficile, anche umiliante, perché mi sono trovato nella situazione di non poter svolgere nulla nella Casa Circondariale, con la Casa Circondariale, per la Casa Circondariale. A Sondrio la funzione del Garante è stata annullata";

il Comune di Sondrio riconosce la funzione del Garante dei detenuti attraverso il proprio statuto e il relativo regolamento attuativo, secondo cui le azioni poste in essere dal Garante devono ritenersi volte a "promuovere l'esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone comunque limitate nella libertà personale" e a "garantire (alle stesse persone) il diritto al lavoro, alla formazione, alla crescita culturale, alla tutela della salute, alla cura della persona, anche mediante la pratica di attività formative, culturali e sportive" (art. 48-bis);

il garante Racchetti, nella sua relazione del 9 marzo 2016, indirizzata al Comune di Sondrio, ha evidenziato alcuni punti di particolare gravità in merito alla situazione che sarebbe in atto presso la casa circondariale di Sondrio, quali: la pretesa, da parte della direzione, di conoscere in anticipo le motivazioni delle richieste di colloquio avanzate dai detenuti e gli argomenti da trattare, tanto da impedire, qualora la richiesta fosse ritenuta impropria, il colloquio tra Garante e detenuto; lo spostamento della sede dei colloqui da una stanza apposita all'interno della sezione ad altri locali, in contrasto con le indicazioni della circolare n. 3622/6072; la sospensione o la mancata attivazione delle attività formative volte al reinserimento sociale dei detenuti, quali il laboratorio di informatica e il relativo corso, previsti dal protocollo tra Provveditorato e amministrazione provinciale, ma mai attivati, e l'aula laboratorio, realizzata col contributo dell'amministrazione provinciale e rimasta inutilizzata, nonostante il positivo coinvolgimento dell'associazione Artigiani con la quale era stato condiviso un percorso di avviamento alle attività produttive; l'interruzione della collaborazione attiva tra direzione e Garante in materia di educazione alla legalità per le realtà scolastiche del territorio, sostituita da una partecipazione disgiunta e non coordinata;

considerato che:

la casa circondariale di Sondrio è l'unico penitenziario di una provincia, quale quella di Sondrio, caratterizzata da un territorio interamente montano e da un'elevata difficoltà di spostamento tra i diversi comuni; pertanto, la sua presenza nel capoluogo è ritenuta rilevante per la comunità;

a seguito delle sue dimissioni, il garante Racchetti ha ricevuto attestazioni di stima e solidarietà da parte di tutte le forze politiche presenti in Consiglio comunale, culminate nell'approvazione di due ordini del giorno unitari a sostegno del suo operato e del ritiro delle sue dimissioni;

a partecipazione attiva di soggetti istituzionali e privati del territorio ha instaurato, negli anni, delle prassi virtuose di azioni e attività interne alla casa circondariale il cui futuro è reso oggi incerto a causa della situazione in atto;

il 1° marzo 2016 i Garanti per i detenuti regionale e locali della Lombardia e il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria della stessa regione hanno sottoscritto un protocollo d'intesa allo scopo di realizzare "la più ampia collaborazione finalizzata alla tutela dei diritti dei detenuti e al miglioramento degli standard di qualità della vita e il rispetto della legalità degli istituiti penitenziari della Regione Lombardia" il quale, tra le altre cose, stabilisce che "le richieste di colloquio con il Garante non dovranno essere necessariamente motivate" (art. 1);

il 31 marzo 2016, a seguito delle dimissioni del garante Racchetti, il provveditore regionale della Lombardia, Luigi Pagano, gli ha richiesto di ritirare le proprie dimissioni, fissando per il successivo 6 aprile un incontro a Milano "per esaminare la situazione e valutare congiuntamente possibili soluzioni";

a livello nazionale, le istituzioni sono impegnate in un processo di generale riconsiderazione degli strumenti previsti dall'ordinamento penitenziario, al fine di rendere più efficaci i percorsi di reinserimento sociale dei detenuti, anche attraverso anche l'incremento dei rapporti con l'esterno e delle interazioni con la comunità locale;

ritenuto, infine, che:

la figura e il ruolo del Garante dei detenuti sono un importante presidio di trasparenza e correttezza nell'azione dello Stato e delle sue amministrazioni periferiche;

la vicenda presenta degli aspetti di obiettiva criticità, sui quali appare necessario fare luce tempestivamente. Le circostanze segnalate dal garante Racchetti, infatti, se comprovate, imporrebbero netti correttivi alla situazione esistente, a tutela del ruolo rieducativo e riabilitativo dello Stato nei confronti dei condannati a pene detentive,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'esercizio delle sue prerogative e competenze, non intenda attivarsi, anche attraverso la promozione di un'apposita attività ispettiva, per fare piena luce sulla vicenda, consentendo alle istituzioni e a tutte le forze attive del territorio di svolgere nelle migliori condizioni le rispettive funzioni e di operare efficacemente per garantire, allo stesso tempo, il rispetto della legalità negli istituti penitenziari e la possibilità di reinserimento sociale e lavorativo delle persone condannate a pene detentive, a beneficio delle stesse e dell'intera comunità locale.

(3-02749)