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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/04/2016  -  stampato il 11/12/2016


Contro lo scioglimento del Corpo di Polizia Penitenziaria e la carenza d''organico: interrogazione parlamentare

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12734
presentato da
DI MAIO Luigi
testo di
Martedì 5 aprile 2016, seduta n. 602

LUIGI DI MAIO. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
il corpo di polizia penitenziaria vive da anni una situazione di grande criticità. Una delle cause principali di tutto ciò è da ricercarsi nel sovraffollamento delle carceri che, come facilmente immaginabile, deteriora notevolmente le condizioni di lavoro, soprattutto se accompagnato da un organico in notevole sofferenza: secondo quanto segnalato da fonti sindacali, a fronte di un organico di 45.000 unità, i dipendenti effettivi sono circa 37.500, con una carenza di ben 7.500 unità. Conseguenza di una simile situazione esplosiva è un altissimo livello di burn out tra gli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, con un elevato numero di suicidi, secondo fonti sindacali, con oltre 100 negli ultimi quindici anni: un numero impressionante che risulterebbe essere, secondo le medesime fonti, il più alto tra le forze dell'ordine; 
il corpo di polizia penitenziaria svolge compiti di polizia giudiziaria, pubblica sicurezza, gestione delle persone sottoposte a provvedimenti di restrizione o limitazione della libertà personale. Espleta inoltre attività di polizia stradale ai sensi dell'articolo 12 del codice della strada. Partecipa al mantenimento dell'ordine pubblico, svolge attività di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza anche al di fuori dell'ambiente penitenziario, così come tutte le altre forze di polizia. Svolge attività di scorta a tutela di personalità istituzionali (Ministro della giustizia e sottosegretari di Stato) e di magistrati. Di recente, in quanto forza di polizia a competenza generale, la polizia penitenziaria è entrata a comporre la direzione i investigativa antimafia (DIA) e l'Interpol; 
peraltro, occorre sottolineare che la delicatezza della funzione di sorveglianza penitenziaria, negli ultimi mesi, è elevata in particolare dal fatto che, secondo alcuni dati recentemente resi noti, sarebbero detenute nelle carceri italiane circa 12.000 persone di religione islamica. Fermo restando il massimo rispetto delle differenze religiose e della libertà di culto, considerati i recenti eventi terroristici degli ultimi mesi, è di tutta evidenza come una così vasta comunità islamica posta in regime detentivo meriti una sorveglianza speciale e come, al contempo, un adeguato monitoraggio di una simile popolazione carceraria possa rappresentare una miniera di informazioni preziosissime per la sicurezza nazionale; 
peraltro, occorre segnalare che il comma 973 dell'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016) ha modificato il comma 155 dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, autorizzando stanziamenti di bilancio per gli anni 2016, 2017 e 2018, da destinare a provvedimenti normativi diretti all'equiparazione, nell'articolazione delle qualifiche, nella progressione di carriera e nel trattamento giuridico ed economico del personale direttivo del corpo di polizia penitenziaria ai corrispondenti ruoli direttivi della polizia di Stato, di cui al decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334; 
secondo quanto segnalato all'interrogante da alcune organizzazioni sindacali del corpo della polizia penitenziaria, si tratta di norme che andrebbero a sanare alcune sperequazioni tra appartenenti al corpo stesso e alle altre forze di polizia; 
in tale contesto, negli ultimi mesi, i progetti usciti dagli «Stati generali dell'esecuzione penale», istituiti con il decreto ministeriale 8 maggio 2015, hanno per lo più l'obiettivo di porre fine al corpo di poliziapenitenziaria quale forza di polizia nazionale che, ai sensi della normativa vigente, riveste le medesime funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza delle altre forze di polizia nazionali; 
secondo fonti sindacali, oltre al pregiudizio per lo Stato, che in tal modo si priverebbe di 37.500 unità di polizia penitenziaria, che attualmente, in quanto ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria garantiscono, a costo zero, la sicurezza generale dello Stato anche fuori servizio, si ledono i diritti del relativo personale che, d'imperio, si vede leso nel proprio status acquisito tramite concorso pubblico; 
peraltro, è opinione di alcune organizzazioni sindacali che il fatto di istituire un unico corpo, in cui far confluire quali ruoli tecnici, le altre figure non di polizia del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, comporterebbe ulteriori anacronistici costi per l'erario dello Stato, rivelandosi come una riforma non solo infondata in diritto ma anche inefficiente, inefficace ed anti economica, e che si porrebbe in violazione dell'articolo 97 della Costituzione –: 
quali iniziative intenda intraprendere il Ministro interrogato per sopperire alla carenza di organico segnalata in premessa; 
quali siano gli orientamenti del Governo in ordine all'attuazione del comma 973 dell'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016); 
quali siano gli effettivi intendimenti del Ministro e del Governo in merito al futuro della polizia penitenziaria ed in particolare se vi sarà pregiudizio per le sue funzioni generali di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. (4-12734)