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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/05/2016  -  stampato il 11/12/2016


Il Ministro Orlando all’evento conclusivo degli Stati Generali

Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo del Corpo, ha presenziato lunedì 18 aprile scorso a Roma Rebibbia, all’evento conclusivo degli Stati Generali dell’esecuzione penale per rispetto istituzionale al Capo dello Stato Sergio Mattarella e al Ministro della Giustizia Andrea Orlando.

L’evento è stato la conclusione di un percorso di riflessione e approfondimento sul sistema penitenziario fortemente voluto dal guardasigilli Andrea Orlando per ripensare una dimensione della pena più vicina ai dettami della Costituzione e agli standard europei e che punti al reale reinserimento dei detenuti nella società e alla costruzione di una migliore fisionomia del carcere, più dignitosa per chi vi lavora e per chi vi è ristretto. "Abbiamo fatto una cosa che in questo ambito non era mai stata fatta, per dimensione della riflessione, per ampiezza di visione, per ambizione" ha affermato con orgoglio Orlando, ringraziando i tanti esponenti della società civile che hanno aderito all'iniziativa portando ciascuno il proprio contributo e la propria riflessione, la propria esperienza professionale o scientifica nei 18 tavoli di lavoro tematici che hanno costituito, insieme con la consultazione pubblica, il cuore di un lavoro durato quasi un anno.

"Si tratta di un lavoro importantissimo che servirà a riformare l'ordinamento, a cambiare le prassi, a costruire un modello di esecuzione della pena europeo. Ma anche una vera e propria banca dati di progetti, di idee e di riflessioni che potrà essere utile sia al legislatore, sia all'amministrazione penitenziaria, sia alla società". Il punto di partenza degli Stati Generali Nella foto: il Ministro della Giustizia Andrea Orlando I F è stato dettato dalla necessità e dal desiderio di non disperdere lo sforzo normativo e organizzativo fatto da Governo, Parlamento e Ministero in due anni per affrontare e superare l'emergenza sovraffollamento delle carceri, finita sotto la lente della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo.

Nel corso della due giorni a Rebibbia sono state illustrate le relazioni e le proposte elaborate dai gruppi di lavoro ed è stato reso pubblico il documento finale che riassume le ragioni e gli obiettivi di una scelta metodologicamente inedita che punta a sviluppare una nuova cultura della pena. Perchè, come ben sintetizza l'ultimo passaggio di tale documento, "La società che offre un’opportunità ed una speranza alle persone che ha giustamente condannato si dà un’opportunità ed una speranza di diventare migliore".

Abbiamo partecipato all’evento conclusivo degli Stati Generali dell’esecuzione penale per rispetto istituzionale, dicevo prima. Avremmo infatti preferito un maggiore coinvolgimento degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria ai lavori degli Stati Generali, stante che il contributo dei Baschi Azzurri all’evento è stato assai marginale: hanno parlato di carcere tutti, ma proprio tutti, meno quelli che in carcere, in prima linea, ci stanno 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno... Per altro, l’Amministrazione Penitenziaria si ostina a tranquillizzare l’opinione pubblica sull’allarme sovraffollamento delle carceri del nostro Paese, ma in realtà smentisce se stessa.

I dati sulle presenze in carcere ci dicono altro.

Ci dicono, infatti, che l’affollamento nelle carceri italiane persiste e insiste, a tutto danno del servizio operativo della Polizia Penitenziaria che, nonostante i propri organici siano carenti di più di 7mila unità, a differenza degli altri Corpi di Polizia dello Stato non ha avuto nella Legge di Stabilità alcuna nuova assunzione di Agenti. Quelli del carcere non sono problemi da nascondere, come la polvere sotto lo zerbino, ma criticità reali da risolvere. I numeri dei detenuti in Italia sarà pure calato, ma le aggressioni, le colluttazioni, i ferimenti, i tentati suicidi e purtroppo anche le morti per cause naturali si verificano costantemente, spesso a tutto danno delle condizioni lavorative della Polizia Penitenziaria che in carcere lavora 24 ore al giorno.

Alla data del 31 marzo scorso erano fisicamente presenti, nei 195 penitenziari italiani, ben 53.495 detenuti, comunque 4mila in più rispetto alla capienza regolamentare fissata dal DAP in 49.480 posti (conteggiando tra questi anche sezioni detentive chiuse e in ristrutturazione). La situazione resta allarmante e lo testimonia meglio di ogni parola il numero degli eventi critici che ogni giorno si verificano nei 200 carceri. Risse, incendi, aggressioni, tentati suicidi, colluttazioni, ferimenti, atti di autolesionismo. Gli eventi critici sono aumentati, che piaccia o meno, da quando ci sono vigilanza dinamica e regime penitenziario “aperto”. Perché se è vero che il 95% dei detenuti sta fuori dalle celle tra le 8 e le 10 ore al giorno, è altrettanto vero che non tutti i ristretti sono impegnati in attività lavorative e, anzi, trascorrono tutte quelle ore del giorno a non far nulla.

E, non a caso, il numero degli eventi critici tra le sbarre è drammaticamente aumentato. Nel merito dei lavori degli Stati Generali, il SAPPE ha rivendicato il ruolo e l’identità del Corpo di Polizia Penitenziaria rispetto a chi vorrebbe annullarlo per creare un inutile Corpo di Giustizia, con funzioni diverse da quelle assolte ogni giorno dai Baschi Azzurri: per questo dicemmo da subito che era auspicabile un serio coinvolgimento di poliziotti penitenziari e Sindacati di categoria, come è il SAPPE, che avrebbero potuto suggerire proposte utili e concrete per fronteggiare le criticità delle carceri italiane. Auspichiamo allora che ciò possa avvenire nel prossimo futuro.