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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/05/2016  -  stampato il 04/12/2016


Ripristinare la leva obbligatoria: perché no?

Alcune considerazioni (e una proposta al Ministro genovese della Difesa Roberta Pintotti) dopo aver letto l’articolo, pubblicato dal quotidiano Il Secolo XIX domenica 3 aprile scorso, sui ragazzi ‘bene’ che a Genova si divertono a sfasciare tutto. Quel che ho letto nel bell’articolo di Tommaso Fregatti ha rafforzato in me la convinzione che è stato un errore abolire il servizio di leva obbligatorio.

Ma andiamo con ordine. Fregatti ci ha raccontato che a Genova da mesi ci sono bande di ragazzini che si danno a vandalismi sfrenati. Figli di avvocati, imprenditori, professionisti, medici o ingegneri, che impiegano il loro tempo libero per pianificare raid e assalti. Sfasciano auto, devastano arredi urbani, distruggono cartelli. Imprese che immortalano con i loro smartphone e poi condividono - come fossero trofei - sulle piattaforme social network o sulle chat. Gli episodi denunciati sono decine, come le indagini delle forze dell’ordine che da tempo cercano di risalire a loro.

Non è semplice. Anzi. Perché gli unici elementi che hanno in mano sono le immagini - e spesso neppure troppo nitide - delle telecamere di sorveglianza del Comune o degli impianti privati. E trattandosi di ragazzini incensurati è quasi impossibile riconoscerli e segnalarti alla Procura della Repubblica. In un caso, ci sono riusciti i poliziotti del commissariato San Fruttuoso. Insieme ai colleghi delle volanti hanno sorpreso e denunciato uno studente di diciotto anni che smaltiva la sbornia della serata divertendosi a sradicare dall’asfalto i cartelli stradali. Il tutto davanti alle telecamere dei telefonini degli amici, divertiti, che facevano il tifo per lui e lo incitavano. Il giovane, figlio di un avvocato genovese, ne ha distrutti almeno cinque. Ed è stato proprio grazie a quelle immagini estrapolate dagli iPhone del gruppo che gli agenti lo hanno accusato di danneggiamento aggravato e ubriachezza molestia.

I genitori, convocati in commissariato si sono scusati per il gesto del figlio e si sono offerti di ripagare i danni. Quel che accade a Genova accade un po’ dappertutto, in tutte o quasi le città. E, come detto, l’articolo ha rafforzato in me la convinzione che è stato un errore abolire il servizio di leva obbligatorio. Intendiamoci: tutti o quasi abbiamo avuto la consapevolezza che fosse un anno perso, ma va detto che la naja fu scuola di vita, fu palestra per uscire di casa per la prima volta comprendendo la parola dovere prima di diritto, fece conoscere e convivere schiere di giovani provenienti dalle zone più disparate d’Italia e dalle condizioni sociali più varie, aiutò generazioni di italiani a sentirsi popolo, garantisce ancora oggi che vi siano centinaia di migliaia di italiani perbene, di volontari nella Protezione Civile, nella conservazione della memoria, nei tanti servizi per il bene delle nostre comunità.

Mi convinco sia stato un errore abolirla quando vedo la maleducazione, la superficialità, la sguaiatezza di tanti (non tutti) ragazzi di oggi, che vivono nella dimensione virtuale di social network, internet e facebook ma spesso neppure scambiano de visu una parola una non solo con coetanei e pari età ma talvolta neppure con i genitori! Oggi si parla e si chiacchera con l’amico/a virtuale che sta all’altro capo del mondo: ma poi non si scambia neppure un saluto col vicino di casa o con la persona che si ha accanto al bar quando prendiamo un caffè... Ipertatuati e traforati da orecchini e piercing, dalla bocca di taluni/e di loro esce il peggio della trivialità. Sconoscono le regole elementari dell’educazione e del senso civico, e non perdono occasione per dimostrarlo: ad esempio, non lasciando il posto a sedere sui bus alle persone anziane o alle donne in gravidanza, gettando carte e rompendo bottiglie di vetro per strada, imbrattando monumenti e aule scolastiche o taluni di quei pochi spazi pubblici che ancora vi sono nelle nostre città.

Se questi bulli vengono scoperti, neppure si rendono conto di quel che han fatto, complice anche una risposta repressiva blanda e inutile, tanto che l’eventuale disavventura giudiziaria diventa quasi una medaglia al merito da appuntarsi sul loro petto di bulletti... Una consistente fetta di gioventù, insomma, che mi sembra davvero “bruciata”, complice purtroppo anche lo sfascio di tante famiglie. Secondo recenti dati ISTAT, un dato fortemente negativo è quello secondo il quale 2 milioni e 300 mila giovani (il 25%) fra i 15 e i 19 anni non studiano e non lavorano.

Che fanno, dunque, tutto il giorno? Fateci caso, una volta i capisaldi dell’educazione erano famiglia e scuola, e per i maschi era formativa ed educativa anche l’esperienza del servizio militare, la leva obbligatoria. Adesso siamo invece in una sorte di terra di nessuno, senza guide e certezze, e persino in uno dei citati capi-saldi formativi c’è chi snatura l’identità stessa delle istituzioni. Qualche esempio. Qualche giorno fa una studentessa ha lanciato una bottiglietta d'acqua contro l'insegnante che, giustamente, ha dato una nota alla ragazzina. Il giorno dopo, lei si è presentata a scuola con una «contronota» della madre all'insegnante. Una contro-nota! Dove la madre metteva in dubbio che il fatto fosse accaduto davvero.

Altro esempio: nelle scorse settimane i Carabinieri, in seguito a diverse segnalazioni da parte di genitori che lamentavano un’attività di spaccio, hanno fatto un blitz all'interno di un liceo romano e hanno sorpreso uno studente diciannovenne a spacciare hashish. Altre dosi le aveva in tasca, pronte per la vendita. A seguito dei fatti le lezioni sono state sospese. Ma gli studenti non hanno apprezzato l'arrivo degli uomini – in borghese – dell’Arma tra di loro e hanno dato vita a un’assemblea straordinaria nel cortile con centinaia di studenti. Dunque in una scuola si spaccia droga, più genitori chiedono l’intervento delle Forze dell’Ordine, queste intervengono nella maniera più discreta e sapete la reazione di altri “genitori”? «Chiederemo un Consiglio straordinario – ha detto il presidente del Comitato dei genitori - Quello che è successo è grave, non ho ancora abbastanza dati per valutare tutto ma mi sembra molto grave: non mi sembra un atteggiamento giusto nei riguardi degli studenti. Sicuramente bisogna fermare questo uso di droga ma come bisognerebbe vietare di fumare sigarette nel cortile, però va fatto con gli studenti non chiamando le forze dell’ordine».

Vicino Brescia, poi, sapete cosa hanno detto ai Carabinieri alcuni altri “genitori” chiamati in caserma per riprendersi i figli minorenni sorpresi con la droga e ubriachi davanti un locale? «Non avete altro da fare che prendervela con un ragazzo per uno spinello? Nemmeno avesse con sé un chilogrammo! Rovinare un giovane per così poco...». I ragazzi erano stati notati fuori dal locale mentre fumavano e bevevano. Ad un controllo, a 6 di loro sono stati trovati 30 grammi tra hashish, marijuana e cocaina e sono stati segnalati come assuntori di droga. Un settimo è stato denunciato perché trovato in possesso di un coltello a serramanico. Eppure, i cattivi sono i Carabinieri... Pensate a che punto siamo arrivati.

Bene ha scritto l’editorialista Lucio Gardin: “Quando ai miei tempi facevo il bullo in classe, il professore oltre a darmi una nota mi mollava anche una sberla. E quando arrivavo a casa, mia mamma me ne dava un'altra. E poi quando tornava a casa mio padre me ne mollava un altro paio. E se veniva a saperlo mio nonno, me ne mollava un paio anche lui. Oggi se uno fa il bullo in classe e prende una nota, sua madre prima fa la contronota (!) all'insegnante, e poi manda il marito a dirgliene quattro per avere frustrato il pargolo. Oggi i genitori s'intromettono anche sulle materie d'insegnamento. Fanno i gruppi su whatsapp per contestare il lavoro degli insegnanti. Perché naturalmente loro saprebbero fare meglio. È come andare dal medico e dirgli cosa deve prescriverti. O dal meccanico e dirgli come si aggiusta la macchina. È un delirio di onnipotenza che si tramanda di genitore in figlio”.

Lo Stato deve allora tornare a supplire alle carenze delle famiglie e deve mettere in condizione le giovani generazioni di darsi una formazione etica. Mi torna allora alla mente quel che lessi, nelle mie prime ore da giovane Alpino, 28 anni fa, su un muro della Caserma Ignazio Vian di Cuneo: “chi naja non prova, libertà non apprezza”. E allora mi chiedo, e chiedo alla genovese Ministro della Difesa Roberta Pinotti: di fronte a questo dilagante degrado morale, di fronte a queste rovine morali, non è giunta l’ora di “restare in piedi” e dunque discutere seriamente sulla possibile reintroduzione in Italia della leva obbligatoria?