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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/05/2016  -  stampato il 11/12/2016


Aridatece l’art. 14 bis

Il mio amico Commissario Ultimo (forse diventerà Vice Questore aggiunto….forse) è disperato, dice che nelle carceri non si può più lavorare!

E se lo dice lui che è un Comandante di Reparto, bisogna crederci.

Ma la cosa strana è che lui sostiene che tali difficoltà sono burocratiche, legate ai tempi di risposta alle periferie da parte degli uffici del DAP, alla farraginosità dell’applicazione del regime di cui all’art.14 bis O.P., alla difficoltà a trasferire detenuti riottosi, al garantismo esasperato e a senso unico nei confronti dei detenuti che fa perdere di vista le reali condizioni in cui è costretta ad operare la Polizia Penitenziaria.

Ad esempio, l’applicazione dell’art.14 bis ad un detenuto che si è reso protagonista in negativo di episodi di violenza, di prevaricazione su altri detenuti, è sempre più difficile a causa dell’iper garantismo, probabilmente figlio della paura di limitare i diritti al detenuto.

Il mio amico Commissario Ultimo (in graduatoria…) si chiede: se io propongo l’applicazione dell’art.14 bis per uno o più detenuti, le disposizioni dipartimentali dicono che il Provveditorato Regionale competente non può trasferire i detenuti per motivi di sicurezza fino a quando la procedura del 14 bis non sarà completa, con relativa decisione negativa o positiva, e quindi i detenuti che dovrebbero immediatamente essere trasferiti rimangono nello stesso Istituto, con tutte le conseguenze negative per l’ordine e la sicurezza che questo potrà comportare  e allora preferisco non proporre nulla, purchè il Provveditorato li trasferisca dal mio Istituto.

Ma se faccio questo non ho reso un buon servizio alla Polizia Penitenziaria, mi sono preso una soddisfazione a metà, in quanto quello o quei detenuti avrebbero meritato, per quello che hanno combinato, una punizione ben più severa, un periodo di isolamento con sole due ore d’aria al giorno e giornate passate a letto ascoltando la musica di una radiolina del tipo consentito.

Ma questo sembra che non importi ai nostri vertici, impegnati fino allo spasimo nell’affannosa ricerca di celle ove allocare i detenuti, nel rispetto della Sentenza Torreggiani.

E’ necessario, invece, che le regole vengano cambiate immediatamente se si vuole riconquistare la fiducia della Polizia Penitenziaria, dei suoi Comandanti di Reparto; è necessario, ad esempio, cambiare immediatamente la disposizione con la quale si bloccano i detenuti in Istituto nel caso di proposta del 14 bis.

Il DAP deve ascoltare gli uomini che vivono in periferia; anche in caso di proposta del 14 bis per uno o più detenuti, il Provveditorato competente deve avere la possibilità di trasferire immediatamente i detenuti in altre sedi per motivi di sicurezza, salvo i provvedimenti successivi del Consiglio di Disciplina, integrato dagli esperti, che deciderà se il detenuto o i detenuti sono meritevoli del 14 bis.

L’art.14 bis O.P. è un Istituto molto importante per l’ordine e la sicurezza degli Istituti e deve essere possibile applicarlo con facilità, dove la parola facilità non significa arbitrio, ma sta ad indicare snellimento burocratico.

Solo chi è impegnato in prima linea negli Istituti periferici, dove gli eventi critici, a seguito dell’applicazione della sentenza Torreggiani, si sono centuplicati, potrà davvero capire l’importanza di questo articolo, che suona più come un appello disperato ai vertici dipartimentali addetti all’Ufficio Detenuti.