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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/05/2016  -  stampato il 02/12/2016


CMO di Caserta dichiara patologia non dipendente da causa di servzio: Poliziotto di Campobasso viene congedato dal Corpo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 230 del 2009, proposto da -OMISSIS--OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv.ti Michele Coromano e Marcella Ceniccola, con elezione di domicilio in Campobasso, viale Principe di Piemonte n. 41,

contro

Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria  - Direzione Generale del Personale e della Formazione - Area della Previdenza - Settore amministrativo-sanitario, in persona del legale rappresentante p. t., rappresentata e difesa dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso la cui sede in Campobasso, via Garibaldi n. 124, è legalmente domiciliato,

per l'annullamento

dei seguenti atti: 1)il decreto datato 4.12.2008, notificato al ricorrente in data 18.3.2009, a firma del Direttore Generale del Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria  - Direzione Generale del Personale e della Formazione - Area della Previdenza - Settore amministrativo-sanitario, del Ministero della Giustizia, con il quale è stato disposto che il -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- da cui è riconosciuto affetto il ricorrente nons ia dipendente da causa di servizio; 2)ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale, in particolare il parere del Comitato di verifica delle cause di servizio n. 42503/2004;

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visti l'atto di costituzione in giudizio e la successiva memoria dell'Amministrazione statale intimata;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 aprile 2016 il dott. Orazio Ciliberti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

I - Il ricorrente, già -OMISSIS- della Polizia  Penitenziaria , in servizio presso la Casa circondariale di Campobasso, veniva congedato in data 16.3.2004, a seguito di accertamento medico-sanitario della C.M.O. di Caserta, che lo giudicava permanentemente inidoneo, a causa delle patologie da cui era ed è affetto. Ritenendo il medesimo che il disagio e lo stress dell'ambiente lavorativo abbia avuto una incidenza determinante nella sua patologia di "-OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS-", ne chiedeva il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, ottenendo tuttavia risposta negativa. Insorge, quindi, con il ricorso notificato il 18.5.2009 e depositato il 3.6.2009, per impugnare i seguenti atti: 1)il decreto datato 4.12.2008, notificato al ricorrente in data 18.3.2009, a firma del Direttore Generale del Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria  - Direzione Generale del Personale e della Formazione - Area della Previdenza - Settore amministrativo-sanitario, del Ministero della Giustizia, con il quale è stato disposto che il -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- da cui è riconosciuto affetto il ricorrente non sia dipendente da causa di servizio; 2)ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale, in particolare il parere del Comitato di verifica delle cause di servizio n. 42503/2004. Il ricorrente deduce i seguenti motivi: violazione e falsa applicazione dell'art. 97 Cost., violazione della L. n. 241 del 1990 e s.m.i., violazione del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461, eccesso di potere per violazione del principio di ragionevolezza e speditezza del procedimento amministrativo, eccesso di potere per difetto di istruttoria, eccesso di potere per illogicità, erronea presupposizione dei fatti, travisamento dei fatti, ingiustizia manifesta.

Si costituisce l'Amministrazione  penitenziaria intimata, deducendo - anche con una successiva memoria - l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso. Conclude per la reiezione.

All'udienza del 20 aprile 2016, la causa viene introitata per la decisione.

II - Il ricorso, pur prescindendo dalle plausibili eccezioni di inammissibilità (per indeterminatezza dell'oggetto) e di decadenza ex art. 2 del D.P.R. n. 461 del 2001, è da ritenersi infondato.

III - I provvedimenti adottati dall'Amministrazione e oggetto del ricorso sono immuni dalle censure dedotte, atteso che il parere n. 42503/2004 del Comitato di verifica delle cause di servizio motivatamente esclude la dipendenza da causa di servizio della patologia indicata dal ricorrente.

Ciò in quanto lo stesso ricorrente non ha indicato, né ha fornito principio di prova dei fatti ovvero della condizioni lavorative che sarebbero all'origine dell'insorgenza o dell'aggravarsi di detta patologia.

Quanto ai primi tre motivi di censura, il Collegio ritiene che la circostanza che vi siano stati scarsa sollecitudine e ingiustificato ritardo nell'emanazione del provvedimento e nella sua comunicazione all'interessato, non sia rilevante al fine di valutare la legittimità del provvedimento medesimo. Il ritardo illegittimo dell'Amministrazione a provvedere sull'istanza del privato si atteggia a illecito permanente che tuttavia cessa al momento dell'adozione dell'atto che definisce il procedimento e pone fine all'inadempimento dell'obbligo (cfr.: Cons. Stato IV, 6.4.2016 n. 1347). Anche in presenza di un termine per provvedere, con funzione acceleratoria, il suo mancato rispetto da parte dell'Amministrazione non produce l'illegittimità del provvedimento tardivo, cosicché il ritardo nell'adottare il provvedimento non comporta decadenza della potestà amministrativa, né illegittimità del provvedimento conclusivo del procedimento (cfr.: T.a.r. Molise I, 4.12.2015 n. 449).

Il quarto motivo di censura è del pari inattendibile. Invero, non rileva la mancata comunicazione di un avvio procedimentale, in quanto non sussiste alcun obbligo dell'Amministrazione di dare comunicazione dell'avvio del procedimento, quando questo, come nel caso di specie, sia iniziato su istanza di parte (cfr.: Cons. Stato IV, 5.2.2015 n. 554; T.a.r. Toscana Firenze III, 13.1.2016 n. 51).

Anche la quinta censura del ricorso è da ritenersi infondata, non rilevandosi nella specie la dedotta violazione dell'art. 11 del D.P.R. n. 461 del 2001. Se è vero che il competente Comitato di verifica non ha accertato l'esistenza di specifiche cause della patologia riconducibili al servizio svolto dal ricorrente, è altresì vero che il ricorrente non ha indicato specifici fatti, situazioni o circostanze del suo lavoro o dell'ambiente lavorativo a cui ricondurre l'insorgenza o l'aggravarsi della patologia. Potrebbe anche ipotizzarsi in astratto che l'ambiente di lavoro in sé (cioè il carcere) abbia caratteristiche tali da indurre -OMISSIS-, ma questo non sarebbe sufficiente, poiché la vigente normativa (artt. 2 e 6 del D.P.R. n. 461 del 2001 e art. 165 del D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092) richiede espressamente che la diagnosi dell'infermità espliciti l'eziologia patogenetica, indicando quali siano i fatti specifici che hanno influito nella determinazione della patologia. Sennonché, nel caso di specie, manca del tutto una tale indicazione anamnestica e diagnostica e non può essere affermato con certezza e attendibilità comprovate che il disagio e lo stress dell'ambiente lavorativo del ricorrente abbia davvero avuto incidenza determinante nella sua patologia di "-OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS-".

Alla luce di tale ultima considerazione, va disatteso anche il sesto motivo di doglianza (il dedotto difetto di motivazione del provvedimento impugnato e la violazione dell'art. 3 della L. n. 241 del 1990), atteso che il parere del Comitato di verifica ha esplicitato le ragioni del diniego, affermando che il -OMISSIS- -OMISSIS- si sostanzia in una "-OMISSIS-", il che equivale a dire che qualsiasi situazione, persino quella che può verificarsi nel proprio ambiente domestico, è idonea a innescare il -OMISSIS- e ciò consente di escludere che i disagi dell'ambiente lavorativo carcerario siano la specifica causa ovvero la concausa dell'insorgere o dell'aggravarsi del -OMISSIS- medesimo.

Infine, non si ravvisano nella fattispecie i dedotti vizi di illogicità e di carenza istruttoria. Nella disciplina delineata dal D.P.R. n. 461 del 2001, il parere del Comitato è obbligatorio e vincolante, sicché l'Amministrazione deve conformarsi ad esso. La facoltà di chiedere un ulteriore parere del Comitato è un'opzione che può essere esercitata solo motivatamente dall'Amministrazione. Anche a voler prescindere dall'insindacabilità di una scelta così latamente discrezionale della Amministrazione, nella specie non si ravvisa alcun plausibile motivo per il quale la stessa avrebbe dovuto mettere in discussione il parere del Comitato.

V - In conclusione, il ricorso non può essere accolto. Sussistono giustificate ragioni per la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge, perché infondato.

Compensa le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 22, comma 8 D.Lgs. n. 196 del 2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Campobasso nella camera di consiglio del giorno 20 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:

Silvio Ignazio Silvestri, Presidente

Orazio Ciliberti, Consigliere, Estensore

Luca Monteferrante, Consigliere