www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/05/2016  -  stampato il 02/12/2016


Gastroduodenite cronica evasiva non dipendente da causa di servizio: Poliziotto perde ricorso al TAR

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 658 del 2010, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv. Gemino Cipriani, Luca Pacioni, con domicilio eletto presso Carlo Pisani in Roma, Via Ezio,12;

contro

Ministero della Giustizia - Dipartimento amministrazione penitenziaria, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento

del provvedimento in data 7 ottobre 2009 con cui si stabilisce come non dipendente da causa di servizio l'infermità sofferta dal ricorrente.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia - D.A.P.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 26 aprile 2016 il dott. Salvatore Mezzacapo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Espone l'odierno ricorrente, in servizio alle dipendenze dell'Amministrazione della giustizia in qualità di Ispettore superiore "sostituto commissario" del Corpo di Polizia Penitenziaria, di aver presentato in data 1 aprile 1990 istanza per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della seguente infermità: "-OMISSIS-". Con processo verbale del 7 gennaio 1991 la Commissione medico ospedaliera di Roma ha valutato il ricorrente come effettivamente affetto dalle ricordate patologie. Con verbale redatto in data 24 giugno 2005 la Commissione medico ospedaliera dell'Ospedale di medicina legale di Roma ha riconosciuto, in esito a istanza del ricorrente intesa a una migliore classificazione tabellare della menomazione accertata nel 1991, il ricorrente affetto da "gastroduodenite cronica evasiva".

Con parere reso nell'adunanza n. 218/2007 del 2 ottobre 2007 il Comitato di verifica per le cause di servizio ha espresso il proprio avviso nel senso della non dipendenza da causa di servizio della acclarata infermità. Il citato Comitato ribadiva, in sede di adunanza n. 328/2009 del 9 luglio 2009 il giudizio sfavorevole già espresso.

Infine, con l'avversato decreto in data 7 ottobre 2009, il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ha, sulla scorta e in conformità del citato parere, statuito che la ripetuta infermità non è dipendente da causa di servizio.

Avverso il detto provvedimento e il citato parere del Comitato è dunque proposto il presente ricorso a sostegno del quale si deduce eccesso di potere per travisamento dei fatti e/o erronea valutazione di circostanze fattuali; eccesso di potere per contraddittorietà fra più provvedimenti amministrativi e violazione dell'art. 21 octies della L. n. 241 del 1990; violazione dell'art. 11 del D.P.R. n. 461 del 2001 in relazione all'art. 2 della L. n. 241 del 1990; violazione dell'art. 10 bis della L. n. 241 del 1990 del.

Si è costituita in giudizio l'intimata amministrazione affermando la infondatezza del proposto ricorso e concludendo perché lo stesso venga respinto.

Alla pubblica udienza del 26 aprile 2016 il ricorso viene ritenuto per la decisione.

Il ricorso non è fondato e va, pertanto, respinto.

Preliminarmente va rilevato che, ai sensi dell'art. 18 comma 1 D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461, i procedimenti relativi a domande di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità del personale dipendente delle Amministrazioni militari presentate prima della sua entrata in vigore (22 gennaio 2002) sono disciplinati, per quanto attiene i termini procedurali e alla composizione delle Commissioni mediche, dalla L. 11 marzo 1926 n. 416 e dal R.D. 15 aprile 1928 n. 1024, mentre trovano immediata applicazione gli artt. 6 comma 1 e 11 comma 1 D.P.R. n. 461 del 2001, secondo i quali la valutazione della diagnosi dell'infermità e delle sue conseguenze sull'integrità fisica rientra esclusivamente nella competenza della Commissione medico ospedaliera, mentre la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive di infermità spetta solo al Comitato di verifica per le cause di servizio (ex C.P.P.O).

Ciò premesso, osserva in via generale il Collegio che il giudizio medico legale circa la dipendenza di infermità da cause o concause di servizio si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico discrezionale che, in quanto tali, sono sottratti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo salvi i casi in cui si ravvisi irragionevolezza manifesta o palese travisamento dei fatti ovvero quando non sia stata presa in considerazione la sussistenza di circostanze di fatto tali da poter incidere sulla valutazione medico finale, oppure esulino dai normali canoni di attendibilità in relazione alle conoscenze scientifiche applicate (Cfr., da ultimo, T.A.R. Lazio, Sezione I bis, 30 dicembre 2014 n. 13327).

Infatti, nelle controversie aventi per oggetto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità sofferte da pubblici dipendenti il sindacato che il giudice della legittimità è autorizzato a compiere sulle determinazioni assunte dagli organi tecnici, ai quali la normativa vigente attribuisce una competenza esclusiva nella materia de qua, deve necessariamente intendersi limitato ai soli casi di travisamento dei fatti e di macroscopica illogicità ictu oculi rilevabili, trattandosi di limiti che perimetrano in termini chiari, puntuali e ineludibili l'ambito entro il quale il giudice amministrativo può svolgere il proprio compito che, riguardando la verifica della regolarità del procedimento, non gli consentono in alcun caso di sovrapporre il proprio convincimento a quello espresso dall'organo tecnico nell'esercizio di una attività tipicamente discrezionale e giustificata dal possesso di un patrimonio di conoscenze specialistiche del tutto estranee al patrimonio culturale di detto giudice. (Cfr. Tar Lazio, Sez. I ter, 2 marzo 2011 n. 1936).

Deve peraltro ribadirsi che il Collegio, in materia di riconoscimento da causa di servizio delle infermità contratte da un pubblico dipendente, condivide il prevalente indirizzo giurisprudenziale secondo cui l'ordinamento mette a disposizione dell'Amministrazione una serie di pareri resi da organi consultivi diversi, ma affida al Comitato di verifica il compito di esprimere un giudizio conclusivo di sintesi anche sulla base di quello reso dalla Commissione medica ospedaliera (Cfr. T.A.R. Lazio, Sezione I bis 17 dicembre 2014 n. 12835).

Ne consegue che l'accertamento della C.M.O. nulla comporta in termini di riconoscimento dell'infermità come dipendente da causa di servizio.

Il giudizio del Comitato di verifica svolge invero funzione di sintesi e di composizione dei diversi pareri resi dagli organi intervenuti nel procedimento, attraverso la riconduzione a principi comuni delle attività svolte dalle commissioni mediche intervenute nel procedimento, sicché non è configurabile alcuna contraddittorietà nel caso di contrasto fra le valutazioni espresse dal Comitato e quelle precedenti di altri organi, dato che l'ordinamento affida a un solo organo, il Comitato di verifica, la competenza a esprimere un giudizio conclusivo anche sulla base dei pareri resi nei rispettivi diversi procedimenti (C. Stato, IV, 18 settembre 2012, n. 4950; VI, 24 febbraio 2011, n. 1149; IV, 25 maggio 2005, n. 2676; Tar Lazio, Roma, I-bis, 3 giugno 2008, n. 5398).

Anche da ultimo, è stato ribadito sia come il Comitato di verifica per le cause di servizio sia l'organo tecnico munito di speciale competenza tecnica, di variegata composizione professionale, a cui è affidato dal vigente ordinamento (artt. 10 e 11 del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461) il giudizio imparziale e oggettivo sul piano medico legale circa il carattere professionale della patologia denunciata ai fini dell'ottenimento dell'equo indennizzo o della pensione privilegiata dal pubblico dipendente, sia l'inconfigurabilità, in tema di causa di servizio, di contraddizione tra il giudizio della C.M.O. e quello del Comitato (C. Stato, III, 6 agosto 2015, n. 3878).

Ciò posto, e quindi innanzitutto risolta la questione della rilevata contraddittorietà tra provvedimenti, il predetto parere del Comitato di verifica non risulta poter essere fondatamente messo in discussione nella presente sede giudiziale, profilandosi indenne dalle denunziate mende motivazionali.

Si tratta, infatti, di conclusioni fondate su argomentazioni assistite da chiarezza e logicità, raggiunte sulla base di un percorso argomentativo ampiamente suffragato da nozioni scientifiche e dati di esperienza propria della disciplina tecnica applicata.

Ne consegue che anche il provvedimento conclusivo del procedimento avviatosi a seguito della presentazione da parte del ricorrente dell'istanza per il riconoscimento dell'infermità come dipendente da causa di servizio si profila assistito da congrua motivazione, nella specie effettuata per relationem.

Neanche può dirsi che il procedimento evidenzi carenze istruttorie, per essere stati presi in considerazione tutti gli elementi acquisiti al procedimento, ivi compreso il servizio effettivamente prestato dal ricorrente, il quale è stato apprezzato specificamente come non esulante dal normale svolgimento dell'attività richiesta al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria

E' noto peraltro:

- che nella nozione di concausa efficiente e determinante della genesi o dell'aggravamento di una infermità possono farsi rientrare solo fatti ed eventi concreti e individuati in modo specifico, e non anche circostanze e condizioni generali e connaturate ai disagi propri di qualsiasi attività lavorativa (Tar Puglia, Lecce, I, 7 maggio 2003, n. 2941; Tar Lazio, Roma, III, 30 novembre 1991, n. 2119; II, 30 marzo 1989, n. 461);

- che un obbligo di motivazione in capo all'Amministrazione è ipotizzabile solo per il caso in cui essa, per gli elementi di cui dispone e che non sono stati vagliati dal Comitato, ritenga di non poter aderire al suo parere, che è obbligatorio ma non vincolante (C. Stato, IV, 14 dicembre 2004, nn. 8066 e 8054, 26 novembre 2004, n. 7705 e 22 ottobre 2004, n. 6953; VI, 23 gennaio 2006, n. 179 e 11 novembre 2004, 7292). E nella specie l'Amministrazione si è conformata al parere reso dal Comitato di verifica, il quale, come sopra rilevato, deve considerarsi adeguatamente circostanziato e motivato;

- che non sussisteva in capo all'Amministrazione neanche la necessità di svolgere ulteriori attività istruttorie sull'ambiente lavorativo e sulla sua possibile connessione con l'insorgere della malattia, atteso che le infermità sono state considerate conseguenti a fattori endogeni del ricorrente (C. Stato, VI, 18 aprile 2007, n. 1769), giudizio da ritenere esente dalle censure dedotte, in quanto, come detto, rientrante nella discrezionalità tecnica, e, come tale, sindacabile solo per illogicità e contraddittorietà, vizi nella specie non emergenti.

Quanto alle questioni di carattere più squisitamente procedurale, pure poste dal ricorrente, osserva il Collegio che non ricorrono i presupposti, nel procedimento in discorso, per una "comunicazione di avvio" (tra l'altro qui il procedimento è su istanza di parte) né quelli per un "preavviso di rigetto" in quanto non vi è spazio per un contraddittorio prima dell'adozione del provvedimento conclusivo del procedimento (l'amministrazione non può che conformarsi al parere, salvo che non ne ravvisi i presupposti per un supplemento) (cfr. T.A.R. Lazio n. 2860 del 2016). Pertanto, non può considerarsi viziante l'omessa comunicazione del preavviso di provvedimento di rigetto, in ragione della natura non solo obbligatoria, ma anche vincolante del parere reso dal Comitato di Verifica, da cui l'Amministrazione non può distaccarsi (cfr. C.d.S., II, 24 dicembre 2012, n. 2724; II, 12 agosto 2013, n. 812; IV, 6 dicembre 2013, n. 5818): l'annullamento per violazione dell'art. 10 bis, dunque, non sarebbe in concreto utile per il ricorrente, giacché l'Amministrazione non potrebbe che riesercitare il proprio potere con un nuovo decreto di contenuto del tutto analogo a quello annullato (cfr. T.A.R. Palermo, n. 905 del 2016). Alla medesima esposta conclusione, invero, giunge altro giurisprudenza argomentando però dal carattere "previdenziale" del procedimento di concessione dell'equo indennizzo (cfr. T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 6 maggio 2015, n. 778, Consiglio di Stato, sez. II, 15 dicembre 2011, n. 5032).

Quanto, infine, alla distinta e ulteriore questione del termine, com'è noto la violazione del termine per provvedere ex articolo 2 della L. n. 241 del 1990 non determina l'illegittimità del provvedimento tardivo; essa piuttosto facoltizza l'interessato che vi abbia interesse a "obbligare" l'amministrazione alla definizione del procedimento utilizzando gli strumenti previsti dall'ordinamento (primo tra tutti lo speciale ricorso in materia di silenzio-inadempimento) ovvero ad agire per ottenere il risarcimento del danno che il ritardo gli abbia arrecato (cfr. T.A.R. Lazio, sezione staccata di Latina, n. 137 del 2016).

In definitiva, ribadite le svolte considerazioni, il Collegio respinge il ricorso in esame siccome infondato.

Sussistono tuttavia, avuto anche riguardo alle peculiarità della controversia, giuste ragioni per compensare integralmente fra le parti le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art.22, comma 8 D.Lgs. n. 196 del 2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 26 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:

Salvatore Mezzacapo, Presidente, Estensore

Donatella Scala, Consigliere

Fabio Mattei, Consigliere