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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/04/2016  -  stampato il 06/12/2016


Infermitą non dipendente da causa di servizio: Assistente Capo perde ricorso al TAR

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo

sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 348 del 2015, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Alida Rita Paladino, con domicilio eletto presso la Segreteria di questo Tribunale, in Pescara, Via Lo Feudo 1;

contro

Ministero della Giustizia, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e Direzione Casa Circondariale e Lavoro di Vasto, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in L'Aquila, Via Buccio di Ranallo c/ S. Domenico;

per l'annullamento

del decreto 3 settembre 2015, con il quale il Direttore del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia non ha riconosciuto come dipendente da causa di servizio l'infermità da cui è affetto il ricorrente; nonché degli atti presupposti e connessi, tra cui il parere del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio del 6 maggio 2015.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e della Direzione della Casa Circondariale e Lavoro di Vasto;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 22 aprile 2016 il dott. Michele Eliantonio e uditi l'avv. Alida Rita Paladino per la parte ricorrente e l'avv. distrettuale dello Stato Luigi Simeoli per il Ministero resistente;

Svolgimento del processo

Il ricorrente, assistente capo del corpo di Polizia Penitenziaria, riferisce di aver chiesto con domanda presentata il 26 febbraio 2011 il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell'infermità "-OMISSIS-" da cui è affetto.

Riferisce, altresì, che il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio nella seduta del 6 maggio 2015 non aveva riconosciuto la dipendenza di tale infermità da fatti di servizio.

Con il ricorso in esame ha impugnato dinanzi a questo Tribunale il decreto del 3 settembre 2015, con il quale il Direttore del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia non ha riconosciuto tale infermità come dipendente da causa di servizio.

Nel dedurre le censure di violazione dell'art. 11 del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461, e della L. 3 agosto 1990, n. 241 e di eccesso di potere per manifesta illogicità e contraddittorietà, per travisamento dei fatti e per difetto di motivazione, si è lamentato nella sostanza delle seguenti circostanze:

a) che l'Amministrazione non aveva rispettato i termini perentori previsti dal D.P.R. n. 641 per concludere il procedimento;

b) che nel parere del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio era stata indicata la data in cui la richiesta del parere era pervenuta dal Ministero (5 marzo 2015), ma non la data in cui il ricorrente aveva presentato la richiesta di riconoscimento della causa di servizio;

c) che il parere della C.M.O. di Chieti del 13 gennaio 2012 costituiva un accertamento definitivo;

d) che i due pareri del C.M.O. e del Comitato di verifica erano tra loro contrastanti, per cui l'Amministrazione avrebbe dovuto adeguatamente motivare in merito;

e) che non si era adeguatamente considerato il servizio svolto, particolarmente gravoso e stressante.

Il Ministero della Giustizia si è limitato a costituirsi in giudizio senza, però, depositare alcun atto o documento.

Alla pubblica udienza del 22 aprile 2016 la causa è stata trattenuta a decisione.

Motivi della decisione

1. - Con il ricorso in esame è stato impugnato il decreto 3 settembre 2015, con il quale il Direttore del Di partimento dell'Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia non ha riconosciuto come dipendente da causa di servizio l'infermità da cui è affetto il ricorrente ("-OMISSIS-").

Come sopra si è già esposto, il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio non aveva riconosciuto tale dipendenza da causa di sevizio dell'infermità da cui è affetto il ricorrente sulla base della seguente considerazione: in quanto "trattasi di affezione frequentemente di natura primitiva, insorgente sovente in individui con familiarità ipertensiva, per probabile errore genetico e conseguente alterazione della pompa del sodio a livello della membrana cellulare, favorita da fattori individuali spesso legati ad abitudini di vita del soggetto. Nel determinismo e nel successivo decorso di natura prevalentemente endogena, nessun ruolo può aver svolto il servizio prestato, tenuto anche conto delle modalità e dei disagi descritti negli atti, i quali, considerati nel loro insieme, non risultano tali da assurgere al ruolo di causa, ovvero concausa efficiente e determinante"; e tale valutazione è stata formulata "dopo aver esaminato e valutato tutti gli elementi connessi con lo svolgimento del servizio da parte del dipendente e tutti i precedenti di servizio risultanti dagli atti".

L'atto impugnato ha recepito tali valutazioni.

Nei confronti di tali atti il ricorrente ha dedotto nella sostanza:

a) che l'Amministrazione non aveva rispettato i termini perentori previsti dal D.P.R. n. 641 per concludere il procedimento;

b) che nel parere del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio non era stata indicata la data in cui il ricorrente aveva presentato la richiesta di riconoscimento della causa di servizio;

c) che il parere della C.M.O. di Chieti del 13 gennaio 2012 costituiva un accertamento definitivo e che, in ogni caso, i due pareri del C.M.O. e del Comitato di verifica erano tra loro contrastanti, per cui l'Amministrazione avrebbe dovuto adeguatamente motivare in merito;

d) che non si era adeguatamente considerato il servizio svolto, particolarmente gravoso e stressante.

Tali censure sono prive di pregio.

2. - Quanto alla prima delle predette doglianza va ricordato che secondo un costante e consolidato orientamento degli organi di giustizia amministrativa (cfr., da ultimo, T.A.R. Sicilia, sez. Catania, sez. III, 16 dicembre 2015 n. 2935) i termini per la conclusione dei procedimenti volti al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio non hanno natura perentoria, sia perché manca nella normativa di riferimento l'indicazione puntuale della perentorietà, non prevedendosi alcuna comminatoria di decadenza o illegittimità del potere esercitato, sia perché, in via generale, il termine di conclusione del procedimento, anche se ad iniziativa d'ufficio, ha natura meramente ordinatoria o acceleratoria, senza alcun effetto di decadenza, nel caso d'inosservanza, né di illegittimità del potere tardivamente esercitato, potendo sempre l'Amministrazione procedere alla definizione del procedimento mediante provvedimento finale e conclusivo, e fatta naturalmente salva la tutela giurisdizionale del silenzio rifiuto per rimuovere lo stato di inerzia.

E da tale conclusione il Collegio non rinviene motivi per discostarsi.

3. - Relativamente alla seconda delle predette censure, cioè alla circostanza che nel parere del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio non era stata indicata la data in cui il ricorrente aveva presentato la richiesta di riconoscimento della causa di servizio, va osservato che tale mancanza, di natura meramente formale, non è di certo idonea, in base disposto dell'art. 21-octies della legge sul procedimento, a determinare l'illegittimità dell'atto impugnato, specie ove si consideri che il Comitato aveva chiaramente conoscenza di tale data, visto che era in possesso di tutta la documentazione inserita nel fascicolo di parte.

4. - Quanto poi alla doglianza sopra riassunta alla lettera c), (vincolatività del parere della C.M.O. e contrasto tra i due pareri del C.M.O. e del Comitato di verifica), va ricordato che nella materia de qua, l'ordinamento non mette a disposizione dell'Amministrazione una serie di pareri pariordinati resi da organi consultivi diversi e dotati di identica competenza sui quali orientarsi, ma affida al Comitato di Verifica delle Cause di servizio il compito di esprimere un giudizio conclusivo, anche sulla base di quello reso dalla Commissione Medica Ospedaliera (art. 11, del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461).

Ne consegue che, in quanto momento di sintesi e di superiore valutazione dei giudizi espressi da altri organi precedentemente intervenuti, il parere del Comitato di Verifica delle Cause di servizio si impone all'Amministrazione; quindi, in presenza di pareri discordi tra la C.M.O. e il Comitato, l'Amministrazione non ha alcun obbligo di motivare le ragioni della preferenza accordata a quello reso dal Comitato, atteso che l'ordinamento affida solo a quest'ultimo organo la competenza ad esprimere un giudizio conclusivo (cfr. Cons. St., sez. V, 27 settembre 2011 n. 5374, T.A.R. Campania, sede Napoli, sez. VII, 14 ottobre 2013 n. 4588, e T.A.R. Puglia, sede Bari, sez. II, 5 giugno 2012 n. 1119).

Per cui, in definitiva, per un verso, contrariamente a quanto ipotizzato nel gravame, il parere della C.M.O. costituisce un accertamento definitivo solo in ordine all'esistenza dell'infermità da cui è affetto il dipendente, ma non in ordine alla dipendenza da causa di servizio; e per altro verso in caso di contrasto tra i due pareri del C.M.O. e del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio l'Amministrazione non deve motivare in ordine alla preferenza accordata ex lege al parere del Comitato di verifica.

5. Rimane da esaminare l'ultima delle censure dedotte, con la quale l'istante si è nella sostanza lamentato del fatto che non si era adeguatamente considerato il servizio da lui svolto.

Deve al riguardo pregiudizialmente evidenziarsi quelli che sono i limiti del sindacato che questo giudice può svolgere relativamente ad atti come quello oggi impugnato, recentemente puntualizzati da questa stessa Sezione e più di recente ribaditi dal Consiglio di Stato (sez. III, 3 dicembre 2015, n. 5511, 6 agosto 2015 n. 3878, sez. IV, 16 giugno 2015 n. 2989, e 25 marzo 2014 n. 1454, e sez. VI, 21 maggio 2014 n. 2615 e 21 maggio 2014 n. 2615).

Come è noto, nelle controversie aventi ad oggetto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità sofferte da pubblici dipendenti, la giurisprudenza amministrativa ha costantemente chiarito che il sindacato che il giudice della legittimità è autorizzato a compiere sulle determinazioni assunte dagli organi tecnici, ai quali la normativa vigente attribuisce la competenza in materia, deve necessariamente intendersi limitato ai soli casi di travisamento dei fatti e di macroscopica illogicità, nonché alla verifica della regolarità del procedimento.

Tale accertamento del nesso di dipendenza è cioè limitato esclusivamente ai casi di palese illogicità o di errore tecnico o fattuale e che, al di fuori di tali ipotesi, tale sindacato non può estendersi sino a sostituire le valutazioni di spettanza degli organi tecnici dell'Amministrazione (Cons. St., sez. VI, 21 maggio 2014 n. 2615 e 21 maggio 2014 n. 2615). Conseguentemente, anche la possibilità di procedere alla consulenza tecnica d'ufficio (CTU) non può estendersi sino a determinare e legittimare una sostituzione del giudice amministrativo alle valutazioni compiute dell'Amministrazione tramite il proprio Comitato di Verifica (Cons. St., sez. IV, 8 gennaio 2013, n. 31), per cui il Giudice può disporre una consulenza tecnica, non per sostituirsi o sovrapporsi all'attività ordinariamente svolta dagli organi competenti, ma solo per verificare specifici e concreti aspetti che rimangono in dubbio e che un'ulteriore perizia è in grado di chiarire efficacemente, nonostante il tempo trascorso (Cons. St., sez. III, 15 marzo 2012, n.1462); né è assecondabile la pretesa del pubblico dipendente a far derivare dal servizio svolto ogni infermità contratta, comprese quelle chiaramente attribuibili a fattori endogeni o all'invecchiamento, atteso che ciò significherebbe che ogni eventuale infermità, che si contrae in costanza del servizio reso, può essere imputata allo stesso, anche in assenza di specifici eventi causali.

Il riconoscimento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio è possibile, infatti, solo se le prestazioni svolte nel corso del servizio non rientrano nel normale svolgimento del servizio stesso, cosicché un servizio gravoso e stressante non è di per sé causa d'infermità se coincide con l'ordinaria prestazione, essendo stata questa definita in tutti i suoi tempi ed articolazioni, in modo da evitare che un soggetto in condizioni normali di salute ne abbia ricadute negative sulla sua efficienza fisica (Cons. St., sez. II, 20 gennaio 2014, n. 3207).

Quanto, poi, alla motivazione che deve sorreggere un atto negativo di diniego del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, è stato precisato che appare sufficiente il richiamo al parere negativo del Comitato di Verifica per le cause di servizio, che, a sua volta, deve aver preso in adeguata considerazione tutte le patologie riscontrate, esprimendosi sulla sussistenza o non del nesso di causalità o di concausalità determinante, e su tutte le variabili suscettibili di determinare l'insorgenza del male, verificando con puntualità se l'attività lavorativa abbia o meno costituito un rischio specifico (Cons. St., sez. IV, 7 novembre 2012, n. 5675, e 6 agosto 2012, n. 4476).

Ciò premesso, deve rilevarsi che nel caso di specie l'impugnato giudizio formulato dal Comitato di Verifica appare immune, allo stato degli atti, dalle doglianze dedotte, in quanto risulta che è stata effettuata un'analisi adeguata dell'infermità da cui è affetto il ricorrente e dell'attività lavorativa in concreto svolta, e si è esclusa la sussistenza di un nesso di causalità o di concausalità determinante nell'insorgenza del male.

Tali valutazioni, ad avviso del Collegio e con specifico riferimento agli atti di causa, non appaiono inficiate da travisamento dei fatti, da macroscopica illogicità o da errori tecnici. Inoltre, dalla lettura degli atti sembra che sia stata puntualmente considera l'attività lavorativa svolta, che non sembra sia stata caratterizzata da una specifica gravosità non rientrante nel normale svolgimento del servizio e da specifici eventi causali idonei a determinare le infermità da cui è affetto il ricorrente.

6. - Alla luce delle suesposte considerazioni il ricorso in esame deve, conseguentemente, essere respinto.

Sussistono, tuttavia, in relazione alla complessità della normativa applicabile alla fattispecie e delle questioni interpretative che tale normativa pone, giuste ragioni per disporre la totale compensazione tra le parti delle spese e degli onorari di giudizio.

In relazione, infine, alla circostanza che nella presente sentenza sono contenuti dati idonei a rilevare le stato di salute del ricorrente, dispone d'ufficio, ai sensi degli artt. 22 e 52, n. 2, del codice di protezione dei dati personali (D.P.R. 30 giugno 2003, n. 196), che sia apposta a cura della segreteria sull'originale della sentenza specifica annotazione volta a precludere, in caso di riproduzione della sentenza, l'indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi del ricorrente, riportati nella sentenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art.22, comma 8 D.Lgs. n. 196 del 2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 22 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:

Michele Eliantonio, Presidente, Estensore

Alberto Tramaglini, Consigliere

Massimiliano Balloriani, Consigliere