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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/04/2016  -  stampato il 07/12/2016


Assistente del Corpo di Polizia Penitenziaria: respinto ricorso al TAR per causa di servizio

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 11044 del 2008, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Antonio Nicolini, con domicilio eletto presso Paolo Bonaiuti in Roma, Via R. Grazioli Lante, 16;

contro

Ministero Giustizia -Dipartimento Amministrazione Penitenziaria;

per l'annullamento

del decreto recante diniego del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di infermita' accertate al ricorrente.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 aprile 2016 il dott. Salvatore Mezzacapo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Espone l'odierno ricorrente, in servizio alle dipendenze dell'Amministrazione della giustizia in qualità di Assistente del Corpo di Polizia Penitenziaria, di aver presentato istanze per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle seguenti infermità: a) -OMISSIS-. Con processo verbale del 25 marzo 2003 la Commissione medico ospedaliera di Bari ha valutato il ricorrente come effettivamente affetto dalle ricordate patologie. Con parere reso nell'adunanza n. 190/2006 del 25 ottobre 2006 il Comitato di verifica per le cause di servizio ha espresso il proprio avviso nel senso della non dipendenza da causa di servizio delle acclarate infermità. Infine, con l'avversato decreto in data 2 aprile 2008, il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ha, sulla scorta e in conformità del citato parere, statuito che le ripetute infermità non sono dipendenti da causa di servizio.

Avverso il detto provvedimento e il citato parere del Comitato è dunque proposto il presente ricorso a sostegno del quale si deduce con unico motivo di ricorso eccesso di potere per difetto di istruttoria e travisamento della realtà fattuale.

Non si è costituita in giudizio l'intimata amministrazione.

Alla pubblica udienza del 12 aprile 2016 il ricorso viene ritenuto per la decisione.

Il ricorso non è fondato e va, pertanto, respinto.

Preliminarmente va rilevato che, ai sensi dell'art. 18 comma 1 D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461, i procedimenti relativi a domande di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità del personale dipendente delle Amministrazioni militari presentate prima della sua entrata in vigore (22 gennaio 2002) sono disciplinati, per quanto attiene i termini procedurali e alla composizione delle Commissioni mediche, dalla L. 11 marzo 1926 n. 416 e dal R.D. 15 aprile 1928 n. 1024, mentre trovano immediata applicazione gli artt. 6 comma 1 e 11 comma 1 D.P.R. n. 461 del 2001, secondo i quali la valutazione della diagnosi dell'infermità e delle sue conseguenze sull'integrità fisica rientra esclusivamente nella competenza della Commissione medico ospedaliera, mentre la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive di infermità spetta solo al Comitato di verifica per le cause di servizio (ex C.P.P.O).

Ciò premesso, osserva in via generale il Collegio che il giudizio medico legale circa la dipendenza di infermità da cause o concause di servizio si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico discrezionale che, in quanto tali, sono sottratti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo salvi i casi in cui si ravvisi irragionevolezza manifesta o palese travisamento dei fatti ovvero quando non sia stata presa in considerazione la sussistenza di circostanze di fatto tali da poter incidere sulla valutazione medico finale, oppure esulino dai normali canoni di attendibilità in relazione alle conoscenze scientifiche applicate (Cfr., da ultimo, T.A.R. Lazio, Sezione I bis, 30 dicembre 2014 n. 13327).

Infatti, nelle controversie aventi per oggetto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità sofferte da pubblici dipendenti il sindacato che il giudice della legittimità è autorizzato a compiere sulle determinazioni assunte dagli organi tecnici, ai quali la normativa vigente attribuisce una competenza esclusiva nella materia de qua, deve necessariamente intendersi limitato ai soli casi di travisamento dei fatti e di macroscopica illogicità ictu oculi rilevabili, trattandosi di limiti che perimetrano in termini chiari, puntuali e ineludibili l'ambito entro il quale il giudice amministrativo può svolgere il proprio compito che, riguardando la verifica della regolarità del procedimento, non gli consentono in alcun caso di sovrapporre il proprio convincimento a quello espresso dall'organo tecnico nell'esercizio di una attività tipicamente discrezionale e giustificata dal possesso di un patrimonio di conoscenze specialistiche del tutto estranee al patrimonio culturale di detto giudice. (Cfr. Tar Lazio, Sez. I ter, 2 marzo 2011 n. 1936).

Deve peraltro ribadirsi che il Collegio condivide, in materia di riconoscimento da causa di servizio delle infermità contratte da un pubblico dipendente così come in materia di equo indennizzo, il prevalente indirizzo giurisprudenziale, secondo cui l'ordinamento mette a disposizione dell'Amministrazione una serie di pareri resi da organi consultivi diversi, ma affida al Comitato di verifica il compito di esprimere un giudizio conclusivo di sintesi anche sulla base di quello reso dalla Commissione medica ospedaliera (Cfr. T.A.R. Lazio, Sezione I bis 17 dicembre 2014 n. 12835).

Ne consegue che l'accertamento della C.M.O. nulla comporta in termini di riconoscimento dell'infermità come dipendente da causa di servizio.

Il giudizio del Comitato di verifica svolge invero funzione di sintesi e di composizione dei diversi pareri resi dagli organi intervenuti nel procedimento, attraverso la riconduzione a principi comuni delle attività svolte dalle commissioni mediche intervenute nel procedimento, sicché non è configurabile alcuna contraddittorietà nel caso di contrasto fra le valutazioni espresse dal Comitato e quelle precedenti di altri organi, dato che l'ordinamento affida a un solo organo, il Comitato di verifica, la competenza a esprimere un giudizio conclusivo anche sulla base dei pareri resi nei rispettivi diversi procedimenti (C. Stato, IV, 18 settembre 2012, n. 4950; VI, 24 febbraio 2011, n. 1149; IV, 25 maggio 2005, n. 2676; Tar Lazio, Roma, I-bis, 3 giugno 2008, n. 5398).

Anche da ultimo, è stato ribadito sia come il Comitato di verifica per le cause di servizio sia l'organo tecnico munito di speciale competenza tecnica, di variegata composizione professionale, a cui è affidato dal vigente ordinamento (artt. 10 e 11 del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461) il giudizio imparziale e oggettivo sul piano medico legale circa il carattere professionale della patologia denunciata ai fini dell'ottenimento dell'equo indennizzo o della pensione privilegiata dal pubblico dipendente, sia l'inconfigurabilità, in tema di causa di servizio, di contraddizione tra il giudizio della C.M.O. e quello del Comitato (C. Stato, III, 6 agosto 2015, n. 3878).

Ciò posto, il predetto parere non risulta poter essere fondatamente messo in discussione nella presente sede giudiziale, profilandosi indenne dalle denunziate mende motivazionali.

Si tratta, infatti, di conclusioni fondate su argomentazioni assistite da chiarezza e logicità, raggiunte sulla base di un percorso argomentativo ampiamente suffragato da nozioni scientifiche e dati di esperienza propria della disciplina tecnica applicata.

Ne consegue che anche il provvedimento conclusivo del procedimento avviatosi a seguito della presentazione da parte del ricorrente dell'istanza per il riconoscimento dell'infermità come dipendenti da causa di servizio si profila assistito da congrua motivazione, nella specie effettuata per relationem.

Neanche può dirsi che i procedimenti evidenzino carenze istruttorie, per essere stati presi in considerazione tutti gli elementi acquisiti al procedimento, ivi compreso il servizio effettivamente prestato dal ricorrente, il quale è stato apprezzato specificamente come non esulante dal normale svolgimento dell'attività richiesta al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria

E' noto peraltro:

- che nella nozione di concausa efficiente e determinante della genesi o dell'aggravamento di una infermità possono farsi rientrare solo fatti ed eventi concreti e individuati in modo specifico, e non anche circostanze e condizioni generali e connaturate ai disagi propri di qualsiasi attività lavorativa (Tar Puglia, Lecce, I, 7 maggio 2003, n. 2941; Tar Lazio, Roma, III, 30 novembre 1991, n. 2119; II, 30 marzo 1989, n. 461);

- che un obbligo di motivazione in capo all'Amministrazione è ipotizzabile solo per il caso in cui essa, per gli elementi di cui dispone e che non sono stati vagliati dal Comitato, ritenga di non poter aderire al suo parere, che è obbligatorio ma non vincolante (C. Stato, IV, 14 dicembre 2004, nn. 8066 e 8054, 26 novembre 2004, n. 7705 e 22 ottobre 2004, n. 6953; VI, 23 gennaio 2006, n. 179 e 11 novembre 2004, 7292). E nella specie l'Amministrazione si è conformata al parere reso dal Comitato di verifica, il quale, come sopra rilevato, deve considerarsi adeguatamente circostanziato e motivato;

- che non sussisteva in capo all'Amministrazione neanche la necessità di svolgere ulteriori attività istruttorie sull'ambiente lavorativo e sulla sua possibile connessione con l'insorgere della malattia, atteso che le infermità sono state considerate conseguenti a fattori endogeni del ricorrente (C. Stato, VI, 18 aprile 2007, n. 1769), giudizio da ritenere esente dalle censure dedotte, in quanto, come detto, rientrante nella discrezionalità tecnica, e, come tale, sindacabile solo per illogicità e contraddittorietà, vizi nella specie non emergenti.

Alle rassegnate conclusioni consegue la reiezione del gravame.

Sussistono tuttavia, avuto anche riguardo alle peculiarità della controversia, giuste ragioni per compensare integralmente fra le parti le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art.22, comma 8 D.Lgs. n. 196 del 2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:

Salvatore Mezzacapo, Presidente, Estensore

Anna Bottiglieri, Consigliere

Fabio Mattei, Consigliere