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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/05/2016  -  stampato il 04/12/2016


Decorrenza giuridica concorso 271 Vice Ispettori: TAR del Lazio dichiara inammissibile il ricorso

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5356 del 2015, integrato da motivi aggiunti, proposto da:

S.A. e altri, rappresentati e difesi dall'avv. Riccardo Gozzi, presso lo studio del quale elettivamente domiciliano in Roma, via Valadier, n. 36;

contro

Ministero della giustizia - Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria , (D.A.P.), rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la cui sede domicilia in Roma, via dei Portoghesi, n.12;

per l'annullamento

del bando di concorso, indetto il febbraio 2003, per la nomina di 271 allievi vice-ispettori del Corpo di polizia  penitenziaria , nella parte in cui non prevede la retrodatazione della decorrenza giuridica della nomina, nonché

per il riconoscimento del diritto a una diversa e corretta decorrenza giuridica della predetta nomina e per l'accertamento e la dichiarazione del diritto dei ricorrenti al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti in relazione allo svolgimento e alla durata del concorso, con conseguente condanna del Ministero della giustizia (RICORSO);

per l'annullamento

del Provv. 18 dicembre 2014, pubblicato il 15 aprile 2015, di nomina dei vice ispettori in prova, nella parte in cui prevede la decorrenza della nomina a far data dal 18 dicembre 2014 (MOTIVI AGGIUNTI)

Visto il ricorso;

Visto l'atto di proposizione di motivi aggiunti;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica dell'8 marzo 2016 il cons. Anna Bottiglieri e uditi per le parti i difensori come da relativo verbale;

Svolgimento del processo

I ricorrenti hanno superato il concorso pubblico, per titoli ed esami, per la nomina di 271 (poi elevati a 356) allievi vice-ispettori del Corpo di polizia  penitenziaria, pubblicato il 18 marzo 2003, le cui prove sono giunte a termine solo nel 2013, stante la presentazione di ricorsi che hanno riguardato diverse fasi della procedura, con esito sfavorevole per l'Amministrazione.

Dopo il prescritto corso di formazione, i ricorrenti venivano nominati e immessi in ruolo, con decorrenza 18 dicembre 2014.

Nel predetto contesto, con il ricorso e i connessi motivi aggiunti all'odierno esame, è stato domandato l'annullamento del bando di concorso di cui trattasi e dell'atto di nomina, che non prevedono la retrodatazione della decorrenza giuridica della nomina stessa.

Si è domandato ulteriormente il riconoscimento del diritto dei ricorrenti a una diversa e anteriore decorrenza giuridica della nomina, nonché l'accertamento e la dichiarazione del diritto dei ricorrenti al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti in relazione allo svolgimento e alla durata del concorso, con conseguente condanna del Ministero della giustizia.

Costituitosi in giudizio, il Ministero della giustizia ha eccepito questioni pregiudiziali e illustrato l'infondatezza del gravame, concludendo per il suo rigetto.

La controversia è stata trattenuta in decisione alla pubblica udienza dell'8 marzo 2016

Motivi della decisione

1. Stabilisce l'art. 22, comma 1, del codice del processo amministrativo che, salvo quanto previsto dall'articolo 23 (afferente ai giudizi in materia di accesso, trasparenza amministrativa, elettorale e relativi al diritto dei cittadini dell'Unione Europea e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, nell'ambito dei quali le parti possono difendersi personalmente), nei giudizi davanti ai tribunali amministrativi regionali è obbligatorio il patrocinio di avvocato.

Dal suo canto, l'art. 40 c.p.a. prevede che il ricorso deve contenere distintamente, tra altro, la sottoscrizione del ricorrente, se esso sta in giudizio personalmente, oppure del difensore, con indicazione, in questo caso, della procura speciale comma 1, lett. g).

A sua volta, l'art. 44 c.p.a. stabilisce i casi di nullità del ricorso.

Tra tali casi figurano quelli in cui manchi la sottoscrizione, vi sia incertezza assoluta sulle persone o sull'oggetto della domanda, non siano osservate le altre norme prescritte nell'articolo 40 c.p.a..

Il comma 4-bis dello stesso art. 44 dispone infine che, fermo quanto previsto dall'articolo 39, comma 2, in ordine alle notificazioni, la nullità degli atti è rilevabile d'ufficio.

2. Applicando tali coordinate normative al caso di specie, il Collegio rileva, d'ufficio, che l'atto introduttivo del giudizio in esame, rientrante nel novero di quelli per cui è obbligatorio il patrocinio di avvocato, è nullo.

Esso infatti non risulta corredato dalla procura speciale alle liti conferite al difensore firmatario dell'atto, da questi menzionata solo genericamente, e, indi, si profila privo di uno degli elementi essenziali prescritti dall'art. 40 c.p.a..

Si rammenta che la procura ad litem costituisce il presupposto della valida costituzione del rapporto processuale, per cui il giudizio iniziato a mezzo di difensore privo di valida procura comporta l'inesistenza giuridica dell'atto introduttivo del giudizio; né la costituzione della controparte, nella specie avvenuta, vale a sanare la nullità del ricorso sottoscritto dal solo difensore privo di mandato speciale (C. Stato, VI, 19 febbraio 2002, n. 993; Tar Sardegna, I, 2 novembre 2012, n. 904).

Deve aggiungersi che la predetta conclusione non muta tenendo conto del fatto che, in data successiva al deposito del ricorso, le procure sono state versate in atti, ulteriormente dichiarandosi da parte del difensore, a mezzo di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, che le stesse sono state rilasciate in data anteriore alla presentazione del gravame.

Per la giurisprudenza, infatti, in ragione del fatto che la procura condiziona l'esistenza del ricorso, la produzione di documenti o il rilascio di una nuova procura a margine di una memoria successivamente depositata non sono idonei a sanare la sua inammissibilità, dovendo la procura essere a questo necessariamente anteriore (Cass. civ., VI, ordinanza 6 giugno 2011, n. 12160), e non potendo che intendersi per tale quella la cui anteriorità emerga da elementi oggettivi, non presenti nella fattispecie.

Anche perché l'art. 183 c.p.c. abilita il difensore a certificare l'autografia della sottoscrizione della parte, e non la data del rilascio della procura, la cui anteriorità rispetto alla proposizione del gravame è comprovata, pertanto, esclusivamente dalla sua allegazione allo stesso.

Sotto altro profilo, è altresì da escludere che l'art. 182 c.p.c. (che dispone che il giudice istruttore verifica d'ufficio la regolarità della costituzione delle parti e, quando occorre, le invita a completare o a mettere in regola gli atti e i documenti che riconosce difettosi, e che, quando rileva un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullità della procura al difensore, il giudice assegna alle parti un termine perentorio per la costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o l'assistenza, per il rilascio delle necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle liti o per la rinnovazione della stessa. L'osservanza del termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono fin dal momento della prima notificazione con effetti di sanatoria di decadenze comminate specificamente dal codice del processo amministrativo), possa trovare applicazione nel processo amministrativo.

E' stato infatti chiarito, in tema di attività difensionale svolta da soggetto non abilitato, a mezzo dell'esposizione di principi perfettamente sovrapponibili al caso in esame, che, ai sensi dell'art. 39 c.p.a., le disposizioni del codice di procedura civile, vuoi in quanto compatibili vuoi in quanto espressione di principi generali, si applicano soltanto "per quanto non disciplinato dal presente codice"; e dunque solo in presenza di una lacuna normativa che non sia colmabile mediante il ricorso alla c.d. autointegrazione analogica (cioè interna al codice del processo amministrativo).

Tali considerazioni permettono di concludere, avuto riguardo, in quella fattispecie, alla previsione dell'art. 22, comma 2, c.p.a., e, in questa, al comma 1 della stessa disposizione, anche in relazione al principio espresso dall'art. 44, comma 4-bis, c.p.a. (principio che è antitetico a quello in proposito vigente nel processo civile), che nel processo amministrativo non è comunque ammissibile la sanatoria retroattiva di cui trattasi (C.G.A., 11 marzo 2014, n. 117).

3. Le domande demolitorie e risarcitorie avanzate nell'atto introduttivo del giudizio vanno, per tutto quanto precede, dichiarate inammissibili.

4. Stessa sorte seguono i motivi aggiunti, ancorchè corredati da procura alle liti.

E, invero, i motivi aggiunti integrano nella fattispecie un atto accessorio non solo nella forma, ma anche nella sostanza, tenuto conto del fatto che il provvedimento di nomina di cui essi domandano l'annullamento non fa altro, quanto alla lamentata decorrenza della stessa - che, nella dinamica delle svolte censure, rappresenta anche il fatto costitutivo del diritto al risarcimento del danno, richiesto anche nei mezzi aggiunti - che dare mera applicazione all'art. 15 del bando di concorso, impugnato con l'atto introduttivo del giudizio, come sopra dichiarato inammissibile.

Essi non possono, pertanto, essere considerati alla stregua di un ricorso autonomo.

E anche laddove i mezzi aggiunti potessero considerarsi come un ricorso autonomo, essi risulterebbero in ogni caso inammissibili per tardività.

Il provvedimento di nomina di cui trattasi, infatti, come riferiscono gli stessi mezzi, è rappresentato dal P.D.G. 18 dicembre 2014, pubblicato nel Bollettino ufficiale del Ministero della giustizia n. 7 del 15 aprile 2015, in atti.

Indi, la notifica dei mezzi aggiunti, effettuata il 28 ottobre 2015, risulta intervenuta oltre il termine decadenziale di sessanta giorni di cui all'art. 29 c.p.a., decorrente, nella fattispecie, dalla pubblicazione.

5. Deve solo aggiungersi che all'udienza di trattazione della controversia il Collegio ha dato avviso alla parte della rilevata causa di inammissibilità, ai sensi dell'art. 73, comma 3, c.p.a..

6. Si ravvisano giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese di lite

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti di cui in epigrafe, li dichiara inammissibili.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio dell'8 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:

Giampiero Lo Presti, Presidente FF

Anna Bottiglieri, Consigliere, Estensore

Fabio Mattei, Consigliere