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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/04/2016  -  stampato il 04/12/2016


Risarcimento dei danni subiti per mobbing: Poliziotto pensionato perde ricorso al TAR

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 636 del 2014, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Anna Aulicino Ferrari, con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, viale L. Majno, 15

contro

Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria , rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, presso i cui Uffici è domiciliato in Milano, Via Freguglia, 1; Provveditorato dell'Amministrazione  Penitenziaria  della Lombardia, Casa Circondariale di Varese;

nei confronti di

-OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS- e -OMISSIS-, rappresentati e difesi dall'avv. Luca Carignola, domiciliati presso la Segreteria del Tribunale;

-OMISSIS-, non costituito in giudizio

per la condanna dell'amministrazione convenuta al risarcimento a titolo contrattuale dei danni occorsi al ricorrente a seguito di condotte mobizzanti poste in essere sul luogo del lavoro e nell'ambito del rapporto di servizio alle dipendenze del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria .

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria  e di -OMISSIS- e di -OMISSIS- e di-OMISSIS- e di -OMISSIS-;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 marzo 2016 il dott. Roberto Lombardi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo

Con ricorso depositato in data 20 febbraio 2014 il sig. -OMISSIS-, assistente di Polizia  penitenziaria  in congedo - dispensato dal servizio d'istituto per inidoneità assoluta -, chiedeva il risarcimento dei danni subiti nell'ambito del suo rapporto di lavoro con il Ministero della Giustizia (rapporto cessato a far data dal settembre 2011 per inidoneità permanente al servizio), a seguito di asserite condotte di mobbing tenute nei suoi confronti da soggetti organicamente appartenenti al predetto Ministero.

Nello specifico, la tesi del ricorrente era che i singoli atti vessatori da lui subiti tra il 2000 e il 2011 sarebbero stati colpevolmente "coperti" e comunque non impediti dall'amministrazione di appartenenza.

Il sig. -OMISSIS- chiedeva pertanto al Ministero convenuto la corresponsione di una somma pari ad Euro 1.118.149,25 a titolo di risarcimento delle seguenti voci di danno:

- danno non patrimoniale, comprensivo di danno biologico e pregiudizio morale;

- danno patrimoniale da lucro cessante, connesso all'interruzione prematura del rapporto di lavoro e alla perdita di professionalità.

In fatto, le singole condotte di mobbing che il ricorrente avrebbe subito venivano così da lui esposte:

1. quattro rapporti disciplinari promossi dall'Ispettore -OMISSIS- (all'epoca comandante di Reparto) tra luglio 2000 e ottobre 2001, sfociati in tre procedimenti disciplinari archiviati;

2. discriminazione operata sempre dal suddetto -OMISSIS- nel costringere il -OMISSIS- a rimuovere la sua auto dal parcheggio della Casa Circondariale in cui prestava servizio, e nel comportarsi in modo più blando in circostanza analoga;

3. procedimento disciplinare promosso dal nuovo Direttore del Carcere dott. -OMISSIS- nel 2002, prima restituito dal Provveditorato per incompetenza, successivamente sfociato in una sanzione poi annullata in sede di ricorso gerarchico;

4. rapporto informativo relativo all'anno 2002 successivamente riformato con l'attribuzione di 24 punti in luogo dei 22 punti in prima battuta assegnati;

5. "ostracismo" del Direttore -OMISSIS- su otto istanze di accesso presentate nel corso dell'anno 2003;

6. rapporto informativo relativo all'anno 2003 con attribuzione non giustificata, a dire del ricorrente, di punti 19 (giudizio "mediocre");

7. rapporto disciplinare redatto in data 12.03.2014 dal Vice Ispettore -OMISSIS- (poi sfociato nella sanzione della censura inflitta dal Provveditorato regionale della Lombardia), con nota di trasmissione di contenuto negativo in relazione alla professionalità del ricorrente, da parte dell'Ispettore Superiore -OMISSIS-, il tutto con riferimento ad un ammanco di cassa di 15 Euro;

8. ulteriori difficoltà nell'ottenere l'accesso agli atti riferibili al rapporto informativo per l'anno 2003 e al procedimento disciplinare connesso al predetto ammanco di cassa;

9. rapporto informativo per l'anno 2004 con assegnazione di punteggio 19, in seguito annullato per riesame in sede di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica;

10. rapporto informativo per l'anno 2005 "inspiegabilmente" migliorato rispetto all'anno precedente (con punteggio pari a 20), nonostante il ricorrente, nel periodo oggetto di valutazione, avesse prestato meno di 90 giorni di servizio attivo, in conseguenza dei congedi per malattia chiesti e ottenuti fin dal marzo del 2004 per l'insorgere della patologia ansioso-depressiva che alla fine lo avrebbe portato all'inidoneità permanente dal servizio;

11. rifiuto asseritamente contra legem del Direttore -OMISSIS- di far usufruire al ricorrente, nel corso dell'anno 2006, periodi di congedo ordinario in luogo dei lunghi periodi di malattia riconosciuti dalla CMO di Milano;

12. esclusione del sig. -OMISSIS- dal concorso per l'accesso alla qualifica di vice-sovrintendente, in conseguenza del giudizio di "mediocre" conseguito per l'anno 2004;

13. rapporti informativi per l'anno 2006 e 2007 "inspiegabilmente" migliorati rispetto all'anno precedente (con punteggio rispettivamente pari a 21 e 23), nonostante il ricorrente, nel periodo oggetto di valutazione, avesse goduto di lunghi periodi di congedo ordinario e di congedo per malattia;

14. procedimento disciplinare avviato sulla base del rapporto redatto in data 20 maggio 2008 dal Vice Comandante di Reparto Ispettore -OMISSIS-, con sanzione della censura riformata in sede di ricorso gerarchico, dopo ritrasmissione al Direttore del Carcere per competenza, in ragione della buona fede ravvisata in capo al ricorrente nel caso di specie;

15. procedimento disciplinare avviato sulla base del rapporto redatto in data 20 maggio 2008 dal Vice Comandante di Reparto Ispettore -OMISSIS-, con sanzione della censura per condotta di maltrattamenti su detenuti irrogata dal Provveditorato Regionale della Lombardia;

16. rapporto informativo relativo all'anno 2008 con riduzione del punteggio a 20 punti, in ragione dell'atteggiamento "poco collaborativo" con i Superiori (rapporto impugnato con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica);

17. irrogazione di tre diffide nei confronti del ricorrente nel corso dell'anno 2009 (la prima a firma dell'Ispettore -OMISSIS-, la seconda a firma del Vice Commissario -OMISSIS- e la terza a firma del Direttore -OMISSIS-), con fatti contestati posti alla base della valutazione del ricorrente stesso, nonostante un successivo intervento sindacale avesse bloccato la prassi delle "diffide";

18. ritardo nell'accesso ai documenti posti alla base del rapporto informativo per l'anno 2008;

19. rapporto informativo per l'anno 2009 con conferma del punteggio di 20, in relazione ai fatti contestati nelle diffide sopra citate;

20. ritardo nel rilascio di copia del predetto rapporto informativo;

21. due relazioni di servizio redatte nel corso dell'anno 2010 dall'Ispettore -OMISSIS- in merito a presunti comportamenti professionalmente scorretti del ricorrente;

22. due procedimenti disciplinari (non conclusi per il successivo congedo definitivo del -OMISSIS-) in relazione a fatti accaduti durante il turno di servizio in data 10 maggio 2010, come descritti nelle relazioni di servizio dei Sovrintendenti -OMISSIS- e -OMISSIS-, con "informazioni" redatte dal Comandante di Reparto - Vice Commissario -OMISSIS- - ritenute dal ricorrente pregiudizievoli;

23. ulteriori richieste di accesso agli atti negate con riferimento ad una istanza di cambio turno, alla documentazione afferente ai procedimenti disciplinari del 2010, e ad un rapporto informativo interno redatto ai fini della richiesta di riconoscimento dell'infermità per causa di servizio;

24. errori contenuti nel suddetto rapporto informativo interno, con riferimento all'attività realmente prestata in servizio dal -OMISSIS-;

25. rapporto informativo per l'anno 2010 con peggioramento del punteggio a 18, in relazione ai procedimenti disciplinari avviati nel suddetto lasso temporale, impugnato dinanzi alla competente Commissione ex art. 50 delD.Lgs. n. 443 del 1992;

26. difficoltà nel prendere visione degli atti a sostegno del suddetto rapporto informativo, con riscontro dell'insussistenza della documentazione cercata;

27. notifica di un avviso in data 13 luglio 2011 formulato dall'Ispettore -OMISSIS- in funzione di Ufficiale di polizia giudiziaria, al fine di assumere dal -OMISSIS- informazioni su fatti non meglio precisati, cui il ricorrente non avrebbe aderito nonostante il predetto avviso fosse stato reiterato più volte;

28. comunicazione asseritamente irrituale e illecitamente invasiva della privacy inviata dall'Ispettore -OMISSIS- al Ministero per le Infrastrutture ed i Trasporti al fine di segnalare una possibile insussistenza dei requisiti psico-fisici per l'idoneità alla guida di veicoli del ricorrente, come desunta dai certificati medici trasmessi dal -OMISSIS- per giustificare la sua mancata ottemperanza all'invito a rendere informazioni sopra citato.

Si costituivano in giudizio l'amministrazione convenuta e i sig.ri -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS- e -OMISSIS-, che resistevano al ricorso, eccependo in primis l'inammissibilità dello stesso per difetto di giurisdizione, e la Sezione respingeva una preliminare richiesta istruttoria avanzata dal ricorrente.

La causa è stata infine trattenuta in decisione alla pubblica udienza del 23 marzo 2016.

Motivi della decisione

Il Collegio rileva, in via preliminare, che sussiste la giurisdizione del Tribunale adito, in quanto, e nella misura in cui, le condotte ascritte al Ministero convenuto deriverebbero dalla violazione dei doveri di cui all'art. 2087 c.c.

Il ricorrente contesta infatti all'amministrazione di non avere impedito, pur essendone stato a conoscenza, una sistematica azione vessatoria, protrattasi nel tempo, e condotta tramite l'esercizio della funzione pubblica esercitata, da parte di alcuni dipendenti della Casa circondariale in cui prestava servizio, a lui gerarchicamente sovraordinati (e coincidenti con gli odierni controinteressati).

Si tratta pertanto della contestazione di un illecito di natura contrattuale, che radica, secondo giurisprudenza consolidata, la giurisdizione del Giudice amministrativo.

Infondata risulta anche l'eccezione di prescrizione del suddetto illecito, in quanto trattasi di condotte reiterate il cui termine di prescrizione decorre dal cessare delle stesse o comunque dalla manifestazione esterna del danno. Nel caso di specie, è pacifico che, al di là di una sospensione temporanea delle condotte tra il 2005 e il 2007 (in ragione della malattia del ricorrente), l'illecito contrattuale sarebbe cessato soltanto con l'interruzione definitiva del rapporto di lavoro per l'inidoneità permanente del lavoratore, avvenuta nel settembre 2011. Anche a volere considerare la manifestazione esterna del danno già avvenuta nel 2004, tra le condotte successive al 2007 e la notifica dell'odierno ricorso sono certamente trascorsi meno di dieci anni, termine prescrizionale da tenere in considerazione in relazione della natura contrattuale della responsabilità invocata.

Nel merito, ad ogni modo, il ricorso è infondato per carenza di prova in ordine agli elementi costitutivi del ravvisato illecito contrattuale; il ricorrente aveva infatti l'onere di dimostrare, prima ancora che l'esistenza del nesso di causalità tra comportamento omissivo dell'amministrazione e patologie insorte, che le condotte commissive ascritte ai suoi superiori fossero inquadrabili, sia dal punto di vista dell'elemento oggettivo che dal punto di vista dell'elemento soggettivo, nello schema del cd. "mobbing verticale".

Il Collegio osserva, al riguardo, in linea con la giurisprudenza formatasi in materia, che gli elementi costitutivi di tale fattispecie illecita risultano essere i seguenti:

- una serie prolungata di atti provenienti dal datore di lavoro o comunque emergenti in ambito lavorativo, aventi le caratteristiche oggettive di persecuzione e discriminazione nei confronti del dipendente;

- il dolo specifico, quale volontà di nuocere, infastidire, o svilire il lavoratore, ai fini dell'allontanamento o comunque dell'isolamento del "mobbizzato";

- la riconducibilità a tali condotte dell'evento lesivo della salute psicofisica del dipendente.

Nel caso di specie, non risulta necessario esaminare la sussistenza del nesso eziologico, in quanto i primi due requisiti del mobbing (azioni persecutorie e dolo specifico) non sono stati provati.

Invero, in primo luogo, le condotte ascritte ai superiori risultano tutte compiute nell'ambito delle normali funzioni istituzionali ricoperte e sono riconducibili a una molteplicità di soggetti di cui non è stato provato in alcun modo l'accordo o la contiguità nell'operare un complessivo comportamento teso all'isolamento del ricorrente.

Al riguardo, va osservato, a mero titolo esemplificativo, che le contestazioni del 2000 sono provenute da un soggetto (Ispettore -OMISSIS-) che dopo circa due anni è cessato dalla sua carica di Comandante di Reparto, e che soltanto a partire dall'anno 2002 (quindi successivamente alle suddette contestazioni) si è insediato il Direttore di Carcere -OMISSIS-, accusato di avere concertato il mobbing.

In secondo luogo, un numero non irrilevante di iniziative disciplinari sono andate a buon fine, come attestato, ad esempio, dalle due censure inflitte nel corso degli anni dal Provveditorato Regionale della Lombardia, di cui una per un fatto molto grave, afferente ad ipotesi di maltrattamenti verso detenuti. Né si può dire che anche il citato Provveditorato fosse "complice" del mobbing, avendo altre volte respinto le accuse nei confronti del dipendente.

Dalle allegazioni e documentazione di parte risulta, peraltro, che il -OMISSIS- sia stato sottoposto ad ulteriori procedimenti disciplinari anche prima della data da lui stesso individuata come data d'inizio delle condotte di mobbing, e che le contestazioni a lui mosse dall'Ispettore -OMISSIS- fossero state archiviate non perché infondate, ma per il tempo trascorso dai fatti o perché non ritenute gravi.

Anche l'ordine di rimozione dell'auto del ricorrente, peraltro tenuta nel cortile della Casa circondariale in stato di abbandono, non era stato con evidenza la conseguenza di una prevaricazione ma il risultato di un uso legittimo e procedimentalizzato (tramite l'audizione di un collega indicato a discolpa dal -OMISSIS-) del potere di disciplina attribuito al Superiore.

In terzo luogo, i vari rapporti informativi messi in dubbio risultano tutti coerenti con le contestazioni operate nell'arco dei rispettivi anni nei confronti del dipendente e con il suo profilo professionale non irreprensibile emergente da tali contestazioni.

Nel dettaglio, soltanto un rapporto informativo (quello del 2002) risulta essere stato riformato nel merito, mentre il rapporto del 2004 è stato annullato in sede di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per mera carenza di motivazione, e quindi ai fini di una riedizione del potere. Tale circostanza risulta peraltro del tutto fisiologica nella dialettica tra amministrazione e amministrato.

Con riferimento infine alle richieste di accesso, va rilevato che, a fronte delle istanze del ricorrente respinte e descritte in ricorso - tutte peraltro corredate da succinta ma adeguata motivazione -, ne sono state accolte numerose altre (in numero di 61 tra il 2003 e il 2011, come risulta dall'allegato n. 5 depositato dai controinteressati).

In definitiva, già dall'analisi dell'elemento oggettivo dell'illecito contestato si evince che le reazioni dell'apparato amministrativo in cui operava il ricorrente siano state coerenti e non sproporzionate rispetto alle condotte dallo stesso intraprese. Le innumerevoli mancanze contestate al -OMISSIS-, con le inevitabili ricadute sulla sua valutazione di merito annuale, erano, infatti, nella maggior parte dei casi, l'inevitabile risultato di azioni disciplinarmente discutibili, e di una trasparente volontà di polemica sistematica contro l'ordine gerarchico cui lo stesso era sottoposto, come attestato, ad esempio, dalle continue richieste di accesso agli atti.

D'altra parte, in presenza di circostanze di fatto non univocamente valutabili alla stregua di condotte persecutorie e/o discriminatorie da parte dei suoi superiori, -OMISSIS- avrebbe dovuto dimostrare l'esistenza di una volontà comune di nuocergli e di costringerlo ad isolarsi. Tale prova non è stata fornita, neanche sotto il profilo dell'esistenza di un eventuale movente che avrebbe spinto i superiori a vessarlo, né sono stati indicati quei concreti elementi - anche sotto forma di atti dell'amministrazione non funzionali all'interesse generale a cui sono normalmente diretti - in base ai quali il Collegio avrebbe potuto verificare la sussistenza nei confronti del lavoratore di un più complessivo disegno preordinato alla vessazione o alla prevaricazione (cfr., con riferimento all'onere probatorio, Cons. di Stato, sent. n. 1282/2015).

Sotto questo profilo, al contrario, e sempre a titolo esemplificativo, le due asserite condotte di deliberata violazione delle regole da parte dell'Ispettore -OMISSIS- (convocazione per l'assunzione di informazioni e trasmissione degli atti al Ministero dei trasporti) risultano del tutto conformi alle regole ordinamentali vigenti, in quanto il predetto Ispettore da un lato era stato delegato dalla Procura della Repubblica di Varese nella sua qualità di ufficiale di polizia giudiziaria (convocazione per l'assunzione di informazioni), dall'altro ha agito nell'ambito delle competenze attribuite alla Polizia  penitenziaria dal comma 1, lett. f-bis dell'art. 12 del D.Lgs. n. 285 del 1992(trasmissione di atti al Ministero competente).

Sempre a fini meramente esemplificativi, l'uso dello strumento della diffida (peraltro abbandonato dopo sei mesi su intervento di un'associazione sindacale) non può essere considerato di per sé sinonimo di atto persecutorio, perché, anzi, al contrario, era assimilabile ad un tentativo dell'amministrazione di rispondere ad infrazioni lievi con atti di richiamo meno incidenti sul profilo professionale del diffidato rispetto alle contestazioni disciplinari. Tra l'altro, l'adozione di tale tipo di atti, come detto più garantisti perché di fatto implicanti il mancato esercizio del potere disciplinare, non trovava alcun divieto in espresse disposizioni di legge, e quindi non poteva considerarsi contra legem.

Contraddittoria risulta infine anche la prova del mobbing che il ricorrente vorrebbe dedurre dalla trasmissione dell'incartamento disciplinare al Provveditorato Regionale, da parte del Direttore del Carcere, ai fini dell'applicazione di sanzioni più gravi.

Se, infatti, il fine del Direttore era quello di vessare il suo dipendente impunemente, non si capisce perché avrebbe dovuto affidarsi alla valutazione di un organo superiore ed esterno - come tale non coartabile - per farlo.

La spiegazione più plausibile di tale procedura pare invece molto più tecnica e di natura garantista, riconducibile sostanzialmente alla doverosità della trasmissione degli atti all'organo gerarchicamente sovraordinato nel caso di fatti sussumibili astrattamente in più fattispecie di illecito.

Il ricorso va dunque respinto in quanto infondato, con spese del giudizio che seguono la soccombenza, e che sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione I)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il ricorrente a rifondere le spese processuali sostenute dall'amministrazione convenuta e dai controinteressati, che liquida in complessivi Euro 1.500,00 in favore della prima e in complessivi Euro 1.200,00 in favore dei secondi, oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità del ricorrente e dei controinteressati.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 23 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:

Angelo De Zotti, Presidente

Silvia Cattaneo, Consigliere

Roberto Lombardi, Primo Referendario, Estensore