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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/05/2016  -  stampato il 04/12/2016


Interrogazione Sappe su sommossa terroristica

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-08637
presentato da
GUIDESI Guido
testo di
Mercoledì 11 maggio 2016, seduta n. 622

   GUIDESI e MOLTENI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   diverse agenzie di stampa e testate giornalistiche hanno riportato i gravi fatti avvenuti nel pomeriggio dell'8 maggio 2016 nella sezione A del carcere piacentino, dove sono recluse 15 persone, dei quali solo uno è italiano;
   stando alle notizie a mezzo stampa, ed alle dichiarazioni del Sappe (sindacato autonomo Polizia Penitenziaria) ivi riportate, si è trattato di una vera e propria guerriglia, iniziata alle ore 16 quando «due detenuti di origine magrebina hanno iniziato a devastare la sezione rompendo telecamere, suppellettili e tutto quanto era possibile distruggere» (...) «i due detenuti avrebbero inneggiato all'Isis, ad Allah e alla Jihad» (...);
   la stima dei danni sembra essere di circa 20.000 euro e per placare la sommossa sono dovuti intervenire, con caschi e scudi in assetto antisommossa, 15 agenti di Polizia Penitenziaria;
   in particolare, per il Sappe «la cosa gravissima è che questi detenuti beneficiano del regime aperto, come coloro che si comportano bene», godendo del sistema della cosiddetta «vigilanza dinamica» che consente agli stessi di stare molte ore al giorno fuori, mischiandosi tra loro e sotto un'esigua sorveglianza;
   si ricorda che nelle carceri italiane ci sono circa 10 mila detenuti di fede islamica e circa 300 di loro sono monitorati per aver manifestato la loro adesione a fenomeni di radicalizzazione;
   tali comportamenti dei detenuti sono, a giudizio degli interroganti, atti di estrema pericolosità, che creano un grave allarme sociale anche tra l'opinione pubblica e confermano la ripetuta denuncia degli interroganti che le carceri italiane rappresentano un rischioso luogo di reclutamento e aggregazione per i jihadisti;
   è cosa nota, infatti, che anche le celle, come le moschee o il web rappresentano luoghi di maggiore radicalizzazione del jiadismo, registrando l'ingresso di molti criminali comuni, entrati in carcere senza alcuna particolare indicazione religiosa e trasformatisi gradualmente in estremisti fondamentalisti sotto l'influenza di altri detenuti già radicalizzati –:
   se e quali iniziative urgenti intenda porre in essere per evitare il ripetersi di episodi gravi come quello esposto in premessa, prime fra tutte quelle di sospendere il sistema della «vigilanza dinamica» e di detenere in isolamento i reclusi che ha o manifestato, o i cui comportamenti lasciano presumere, volontà di adesione a fenomeni di radicalizzazione, atteso che, a giudizio degli interroganti, la proposta del Ministero della giustizia di far entrare nelle carceri italiane gli imam dell'Ucoii per indirizzare la preghiera in cella non può essere un efficace misura di contrasto per prevenire la radicalizzazione dei detenuti. (5-08637)