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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/05/2016  -  stampato il 08/12/2016


La Sorveglianza dinamica non puņ prescindere dal coniugare obiettivi di sicurezza e trattamento

Nella realtà di oggi, in ogni istituto penitenziario che s’incontra, il tema della Sorveglianza Dinamica rimane un argomento ricorrente che, inevitabilmente, trova sempre diverse linee di pensiero.

La circolare dipartimentale GDAP n. 0355603 del 23.10.2015, ne ha particolarmente approfondito le modalità di attuazione sottolineando, a più riprese, come tale percorso innovativo non può e non deve prescindere dal coniugare gli obiettivi di sicurezza con quelli del trattamento.

Nel dettaglio ha richiamato, in più occasioni, la necessaria valutazione dei detenuti per i quali si adotta tale modello a custodia aperta alla responsabilizzazione dei soggetti in stato di detenzione ed all’incremento delle attività trattamentali necessarie per la concreta attuazione della finalità rieducativa della pena.

Quando si parla di "sicurezza e trattamento" è inevitabile sottolineare l’importante ruolo del Corpo della Polizia Penitenziaria: lo si evince proprio dall'art. 5 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, ove il personale del Corpo è chiamato a specifici compiti, quali: assicurare l'esecuzione delle misure privative della libertà personale; garantire l'ordine all'interno degli istituti di prevenzione e pena, tutelandone la sicurezza; partecipare, anche nell'ambito di gruppi di lavoro, alle attività di osservazione e trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati; espletare il servizio di traduzione dei detenuti e degli internati e il servizio di piantonamento degli stessi in luoghi esterni di cura; concorrere nell'espletamento dei servizi di ordine e sicurezza pubblica e di pubblico soccorso. 

In tale contesto, si può ben comprendere come il tema della Sorveglianza Dinamica, per divenire un modello di gestione ad hoc degli istituti penitenziari, non può e non deve, per nessun motivo, non considerare l’importante ruolo del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria che, a seguito di una formazione specifica in tal senso, dovrà svolgere le proprie mansioni con l’osservanza di idonee tabelle di consegna agli obiettivi prefissati.

Inoltre rimane indispensabile adoperasi per garantire la sufficiente dotazione di strumenti tecnologici idonei alla sorveglianza remota e, di conseguenza, procedere in modo costante al superamento dei limiti strutturali la cui logistica, di conseguenza, mal si adatta alla permanenza dei detenuti fuori dalle camere detentive e dalle sezioni, per essere impegnati, in idonei spazi comuni, nelle attività trattamentali.

D’altronde è normale che il presentarsi di nuove linee guida da dover applicare negli istituti penitenziari, di carattere nazionale ed europeo, comportino cambiamenti non rinviabili per migliorare la condizione detentiva in un’ottica di responsabilizzazione ma, allo stesso tempo, è bene sempre che per il buon esito tutto si evolva con un’attenta valutazione degli eventi; a tal proposito, la stessa circolare tiene a sottolineare come un processo di cambiamento, renda opportuna un’attenta verifica dello stato di attuazione, al fine di valutarne i successi ed i punti critici ma, soprattutto, per fornire ulteriori indicazioni operative che rendano quanto più possibile corretta ed omogenea la concreta organizzazione dei reparti detentivi.

L’obiettivo è crescere, laddove cambiare significa diventare ancor più professionali e tutto questo deve andare incontro ad un effettivo e concreto progresso per gli uomini e le donne del Corpo di Polizia Penitenziaria, per i quali devono realizzarsi condizioni di lavoro migliori, capaci di aumentare la propria motivazione-lavoro e di ridurre al minimo il rischio frequente di stress psico-fisico che oggi, purtroppo, è più che mai il malessere in più occasioni ribadito.

Gli uomini e donne del Corpo ogni giorno riescono a fronteggiare situazioni, a volte davvero al limite: a  loro va sempre la massima stima ed attenzione.