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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/05/2016  -  stampato il 02/12/2016


I professionisti dell’aspettativa elettorale

Ha suscitato grande indignazione, nell’opinione pubblica, la presentazione di una lista composta solo da poliziotti penitenziari alle elezioni amministrative di un piccolo comune abruzzese.

Quello delle aspettative elettorali è un fenomeno nato in sordina una decina di anni fa ma che è andato via via crescendo fino ad assumere proporzioni scandalose; così come avvenne negli anni per i consiglieri dei consorzi A.S.I. (nomina politica) che venivano distaccati per tutta la durata del proprio mandato ma ai quali, proprio a causa della crescita esponenziale di tali “consiglieri” poliziotti penitenziari, fu posto un freno stabilendo che la sola nomina in un consorzio, dove l’attività del consigliere si riduce ad una o due riunioni l’anno, non dava alcun diritto al distacco né al trasferimento.

Non si tratta  di comprimere i diritti degli appartenenti alle forze dell’ordine impedendogli di partecipare attivamente alla vita politica della propria città o del proprio paese, ma si tratta di analizzare seriamente un fenomeno  che ha ormai raggiunto proporzioni devastanti e che si riflette negativamente sulla sicurezza degli istituti di pena, da dove proviene la massa dei candidati  aspiranti consiglieri comunali, o meglio dire aspiranti ad un mese di ferie retribuite ... alla faccia di chi rimane in servizio.

Il mio amico Commissario Ultimo (ma che forse, un giorno, nonostante lo abbia previsto la legge di stabilità … sono passati già 5 mesi… verrà riallineato…) sfogandosi rabbiosamente con me e rivangando il suo recente passato mi confida: “sono stato un precursore delle candidature politiche, il primo in assoluto nella mia città – il primo in assoluto a diventare consigliere comunale –, il primo in assoluto ad essere sconfitto poi dal gioco al massacro dell’aspettativa elettorale, infatti, quando avrei dovuto cogliere appieno i frutti di un lavoro politico tessuto giorno dopo giorno, con l’impegno sindacale prima e tra i cittadini dopo, ben 40 colleghi dell’Istituto ove prestavo servizio, si candidarono alle elezioni amministrative con il risultato di frammentare il voto e far disperdere centinaia di voti utili a confermare un poliziotto penitenziario nelle istituzioni, contribuendo attivamente alla sconfitta del candidato più forte ovvero dell’unico candidato che voleva portare nuovamente un poliziotto penitenziario tra gli scranni del massimo consesso cittadino”.

Ebbene, oggi qualcuno finalmente prende posizione contro l’aspettativa elettorale così come è concepita; infatti, così com’è questa aspettativa dal lavoro si presta ai vari giochetti di trasferimenti o solo di riposo (per staccare la spina e risparmiare sui costi di carburante di un mese di pendolarismo); essa oltre ad essere vissuta dall’opinione pubblica  come un assurdo privilegio, non deve essere utilizzata come una ulteriore forma di congedo (congedo ordinario – straordinario – elettorale!) a scapito di chi ha davvero intenzione di fare politica, o a scapito della sicurezza degli Istituti che per trenta giorni si svuotano di personale (talvolta creando gravissimi problemi fino a chiedere l’invio in missione di agenti da altri Istituti ... ricordo qualche anno fa Augusta).

L’elezione amministrativa non può essere vissuta dal poliziotto penitenziario, che purtroppo da anni anela la mobilità, come  l’ultima spiaggia per un trasferimento; infatti molti non sanno che candidandosi nel comune ove si presta servizio gioco forza il poliziotto penitenziario viene trasferito per un periodo di tre anni; il che è tutto dire, perché se un agente è originario della provincia potrà sempre scegliere dove essere trasferito ...  in un carcere di suo gradimento, magari proprio a casa sua.

Io credo che, se abbiamo ancora un po’ di dignità e teniamo ancora all’immagine di questo Corpo di Polizia,  questo stato di cose deve cessare immediatamente, perché non è possibile, ed è eticamente sbagliato, che alle elezioni amministrative un esercito di poliziotti penitenziari si candidi lasciando massacrare chi resta a lavorare nelle carceri.

Il deputato che ha sollevato ultimamente il problema ovvero Gianni Melilla di SEL parla  “ di un evidente privilegio anacronistico e utilizzato strumentalmente per prendersi un mese di aspettativa retribuita, con una spregiudicatezza che non dovrebbe appartenere a chi tutela l'ordine pubblico” ed io pur essendo distante dalle posizioni politiche del deputato, condivido pienamente.

La soluzione è semplice : la cancellazione dell’articolo 81 della Legge 121 del 1981, che prevede tale privilegio che danneggia i colleghi in servizio e chi tra i colleghi ha davvero voglia di fare politica.

Con la cancellazione dell’art. 81 si otterrebbero di colpo due obiettivi: più uomini nelle carceri (perché nessuno sacrificherebbe più il proprio congedo ordinario per raccogliere zero voti in un comune dove non ha mai messo piede) e l’elezione di quei candidati seri  che potrebbero rappresentare degnamente all’esterno la Polizia Penitenziaria.

Il contenuto di questo mio scritto sarà forse un po’ sgradevole per i professionisti dell’aspettativa elettorale, ma bisogna tirare un po’ il freno a mano a qualcuno (a molti) se poi vogliamo essere credibili e rispettati all’esterno.

 

Io mi candido, tu lavori, egli viene mandato in missione ...

 

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