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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/03/2010  -  stampato il 09/12/2016


Convegno a roma su Pena Carcere e Territorio

Non mi stancherò mai di ripetere, anche a costo di annoiare i lettori, la mia preoccupazione per l’attuale situazione dei penitenziari italiani.

E’ innegabile come questi primi anni del terzo millennio (fatta eccezione per i pochi mesi nei quali ha prodotto effetti palliativi l’indulto del 2006) sono il peggior periodo vissuto dal sistema carcerario italiano, a parte le drammatiche vicende dell’eversione degli anni settanta.

In questo clima e con questi presupposti, sono assolutamente convinto che noi addetti ai lavori ci dobbiamo tutti adoperare affinché non si abbassi, neppure di un decibel, il grido d’allarme nei confronti dell’opinione pubblica, dei media e, soprattutto, della politica e del governo. In questa ottica, ben vengano tutte le iniziative possibili ...comunicati stampa, conferenze stampa, convegni e quant’altro si riesca ad organizzare per sensibilizzare l’opinione pubblica. E proprio per queste ragioni ed in questo contesto, abbiamo voluto organizzare il Convegno “Immigrazione e Tossicodipendenza. Pena, carcere e territorio.

Riorganizzazione della Polizia Penitenziaria”, promosso in collaborazione tra il SAPPe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) e l’ANFu (Associazione Nazionale Funzionari). Il Convegno, che sarà ospitato dall’aula magna della Scuola di Formazione della Polizia Penitenziaria di Roma, prevede gli interventi di illustri ed autorevoli rappresentanti del Governo e del Parlamento, dell’Amministrazione Penitenziaria e delle maggiori organizzazioni sindacali del comparto sicurezza. L’occasione sarà sicuramente utile, non solo per ascoltare autorevoli interventi, ma anche per attirare l’attenzione dei mass media sull’avvenimento e, quindi, sulla preoccupante situazione penitenziaria.

Nel frattempo, anche il Sidipe (Sindacato Direttori Penitenziari) ha fatto la sua parte con un analogo convegno tenuto a Trieste lo scorso 26 febbraio. In quel contesto è stato molto interessante assistere alla presentazione del prototipo di carcere galleggiante illustrato ad hoc dalla Fincantieri.

Secondo Fincantieri, la costruzione di carceri modulari galleggianti è molto più semplice rispetto a quella dei carceri tradizionali sia per l’assenza di tutti i vincoli ambientali e burocratici, sia per i tempi notevolmente più brevi e certi, perché non soggetti ad alcun tipo di imprevisto in corso d’opera.

Sempre secondo Fincantieri, un carcere galleggiante con una capienza di seicento posti, provvisto di tutte le pertinenze di un carcere tradizionale, può essere costruito in 18/24 mesi con un costo di circa novanta milioni di euro. Nel nostro Convegno di Roma, per altro verso, ospiteremo un Alto Funzionario del Dipartimento Carcerario inglese che ci illustrerà gli effetti deflattivi del probation system anglosassone, con particolare riferimento all’istituto della messa in prova e all’utilizzo del braccialetto elettronico. Proprio sull’utilizzo dell’apparecchio di monitoraggio elettronico dell’esecuzione penale esterna, interverranno, inoltre, alcuni tecnici della società inglese Monitoring che effettueranno una dimostrazione pratica del suo utilizzo.

Senza ombra di dubbio, non dobbiamo perdere l’occasione, come ho detto più volte, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda carceri senza aver paura di sottolineare la tragicità della situazione laddove non si può sottacere il drammatico record di suicidi dello scorso anno (71) che rischia di essere, ancora più drammaticamente superato quest’anno visto che in appena due mesi ne abbiamo subiti impotentemente, altri dodici. Non vorrei nemmeno ipotizzare che un trend del genere ci potrebbe portare, nel 2010, al tristissimo primato di ottanta suicidi.

Nel frattempo, con sessantottomila detenuti ristretti nelle carceri, la popolazione penitenziaria continua ad aumentare al ritmo di ottocento al mese a fronte, sempre, della stessa capienza di quarantaduemila posti elevabili fino al numero tollerabile di sessantatremila, già ampiamente superato.

Di fronte a questi dati, nessuno può chiamarsi fuori , nessuno può pensare di non essere coinvolto ...perché le carceri, come le scuole, gli ospedali e qualsiasi altra struttura pubblica, fanno parte della nostra società e, soprattutto, fanno parte di quelle cose che riguardano le nostre coscienze.

Ci vediamo a Roma, alla scuola di via di Brava, il prossimo otto marzo.