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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/05/2016  -  stampato il 10/12/2016


Nuovi provvedimenti del Governo per garantire i sacrosanti diritti dei detenuti

Dopo aver introdotto le “love rooms”, che permetteranno anche ai carcerati (pardon, le persone temporaneamente private della libertà personale) di riprovare le gioie  del sesso con persone diverse da sé stessi, sono al vaglio del Governo nuovi provvedimenti che dovrebbero consentire una vita intramuraria più appagante e quindi più vicina ai dettami costituzionali.

Come prima cosa, è prevista una norma perequativa per rendere attuabili tutte le possibili combinazioni di sana e completa vita sessuale, senza discriminazioni di genere, di religione, di credo politico, di spazio e di tempo.

Per esempio, se una religione consente di avere più mogli è giusto che il carcerato (pardon, persona temporaneamente, e forse anche ingiustamente, ristretta) possa vivere al meglio sia il credo religioso che il diritto ad una vita sessuale piena ed appagante, accogliendo tutte le sue mogli in un ambiente adeguato alla circostanza.

Quindi dovrebbero essere previsti 3 mq per una coppia, più 1 mq per ogni uomo, o donna, aggiunti (anche se in questo caso più stretti si sta e meglio è).

Particolare attenzione dovrà essere riservata a chi ha esigenze o fantasie sessuali particolari, perché uno Stato moderno e rispettoso della dignità dei propri ristretti, deve garantire pari dignità a tutti.

Per esempio, se il delinquente (pardon, indagato fino a sentenza definitiva, salvo complicazioni) è avvezzo ad una vita sessuale che contempla anche un serio e profondo rispetto per la natura, vita sana e aria pulita, deve essere messo in grado di vivere la sua sessualità all’aria aperta (la cosiddetta “camporella”) e quindi, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, dovranno essere predisposti appositi rimboschimenti di aree attigue al carcere.

Ma la sessualità è solo uno degli aspetti che devono essere presi in considerazione.

Allo studio ci sono anche i viaggi.

E’ risaputo che i viaggi (specie se effettuati all’estero) arricchiscono l’animo umano, riempiendolo di quei ricordi e di quelle esperienze fondamentali per un pieno recupero alla vita sociale.

Un altro aspetto che non deve essere tralasciato è la solidarietà.

Ogni Poliziotto Penitenziario potrà (dovrà) ospitare un ergastolano per almeno un mese all’anno, per disintossicarlo dagli ambienti malsani e buii delle patrie galere (pardon, istituti penitenziari). Di tal che entrambi (poliziotto ed ergastolano) possano affrontare meglio i diversi punti di vista del proprio agire e chissà che anche i poliziotti non imparino finalmente qualcosa …

Di particolare importanza sarà, inoltre, il provvedimento che consentirà di aumentare il senso di responsabilità dei criminali (pardon, degli uomini e donne che hanno ucciso, stuprato, sequestrato, rapinato, ma non per questo con minore dignità di chi si alza la mattina presto o la notte per andare a lavorare).

Per questa ragione il Governo ha allo studio un piccolissimo cambiamento del Codice Penale. Con l’introduzione di una inezia, una sfumatura, che non intaccherà minimamente l’impianto del diritto penale: i reati saranno aboliti e, di conseguenza, tutte le pene decadranno e i galeotti (pardon, le persone con pari dignità e diritti dei Santi) potranno essere liberi, liberi … finalmente liberi. Giustamente liberi!

Siccome però gli edifici per la “limitazione della libertà personale”, volgarmente chiamate carceri, sono stati ormai costruiti, in attesa di una nuova destinazione d’uso, e siccome la definizione stessa di “limitazione della libertà personale” non avrà più molto senso, gli stessi edifici ospiteranno permanentemente gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, che avranno così modo di riflettere sulle loro colpe per la mancata attuazione della riforma penitenziaria.

Ovviamente, i poliziotti potranno circolare all'interno delle carceri senza alcuna limitazione.

Per il controllo delle nuove disposizioni verranno impiegate le nuove ronde della “sorveglianza dinamica” che sarà effettuata da  cooperative di ex detenuti (ma davvero ... che brutta la parola “detenuti” …) appositamente costituite.