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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/05/2016  -  stampato il 05/12/2016


Pericolo droni in carcere: il Sappe denuncia la possibilitÓ di utilizzarli come alleati dei detenuti

Nel film "Papillon" un giovanissimo Dustin Hoffman, nei panni di un falsario in cella, aiutava un detenuto in isolamento a non morire di fame grazie a mezza noce di cocco nascosta nel secchio dell’acqua con il quale si sarebbe dovuto lavare.

Nell’era della tecnologia forse tanto ingegno potrebbe non essere più necessario, rimpiazzato dai droni capaci di sorvolare le teste dei galeotti in cortile durante l’ora d’aria o di avvicinarsi sufficientemente alle celle dei destinatari di pacchi agganciati al marchingegno volante.

Fantascienza? Niente affatto.

A Orvieto, poche settimane fa, gli agenti della Polizia Penitenziaria hanno sequestrato un drone decisamente vicino al carcere. Un giro di ricognizione per non mancare il bersaglio? Una prova tecnica prima del "carico" programmato? Impossibile dirlo con esattezza.

«Non può escludersi che tale tecnologia possa essere impiegata per l’introduzione di armi, esplosivi, cellulari, droga e comunque di oggetti non consentiti» spiegano dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe che, in virtù di questo pericolo, ha chiesto al Ministro della Giustizia Andrea Orlando «l’urgente adozione di strumenti di contrasto, atteso che i droni rappresentino la nuova frontiera criminale». «Oggi (ieri n.d.r.) abbiamo inviato la seconda lettera di sollecito al Guardasigilli – precisa il segretario generale, Donato Capece – ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. L’idea che la droga possa essere consegnata con un drone non sembra più così peregrina, considerate anche le deficienze strutturali nella sicurezza passiva e le carenze di organico che si riscontrano in quasi tutte le prigioni italiane».

SICUREZZA DELLE CARCERI: IMPIEGO E SORVOLO DRONI

Il pericolo, ultimamente aggravato dalla vendita di micro droni, riguarda in particolare le strutture penitenziarie più vecchie, che "convivono" in quartieri affollati con palazzi e uffici. «Regina Coeli è una di queste – sottolinea Capece -. Quanto sarebbe facile far volare un drone, magari dal lungotevere, con un cellulare, dosi di stupefacenti o un coltello, fino alla cella del detenuto destinatario del pacco? Come può intervenire la Polizia Penitenziaria per scongiurare un’ipotesi del genere? Il divieto di sorvolo nel centro storico esiste, ma fermare un drone prima che arrivi a destinazione può non essere così semplice».

Alla luce di questo, cinque mesi fa, il deputato del Pd Dario Ginefra presentò un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, all’indomani della sua visita alla struttura di corso Alcide De Gasperi. «Si chiede di conoscere l’attuale stato di funzionamento del sistema di videosorveglianza del carcere di Bari, se sono previste dal ministero e dal Dap forme di sostegno per l’efficientamento delle telecamere interne ed esterne per fronteggiare l’uso avanzato di tecnologie, a partire dai droni, nell’immissione di eventuali sostanze stupefacenti o altro».

D’altronde all’estero il pericolo è già diventato realtà. In un video poi trasmesso dalla BBC, si vede chiaramente un marsupio trasportato con un oggetto radiocomandato afferrato prontamente dal braccio di un detenuto attraverso le sbarre. «A dicembre un uomo rinchiuso nel carcere di Montreal venne trovato in possesso di una pistola che gli sarebbe stata consegnata con un drone – insistono dal Sappe - . Un drone che trasportava telefoni cellulari, sim card e droga è stato rinvenuto nel cortile di un carcere inglese lo scorso novembre, mentre un altro velivolo, provvisto di droga, coltelli e altri beni di contrabbando, è precipitato all’interno di un carcere negli Stati Uniti». Sempre secondo il canale tv britannico, sono più di 2mila gli oggetti introdotti illegalmente nelle carceri di Inghilterra e Galles: in genere farmaci e cellulari, ma anche coltelli.

Silvia Mancinelli - Il Tempo