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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/06/2016  -  stampato il 08/12/2016


Pacco, doppio pacco e contro paccotto

Ad un certo punto, a distanza di nove mesi dalla norma, gli scienziati del Dap si sono accorti che, nelle pieghe della delega della Legge Madia (la riforma della Pubblica Amministrazione), ci potrebbe essere la possibilità di modificare istituti dell’ordinamento del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria. In altre parole, secondo i giureconsulti del dipartimento, la delega della legge 124 del 2015 consentirebbe di modificare i decreti legislativi 443 e 449 del 1992 e il DPR 81 del 1999 (ovverosia l’ Ordinamento del Personale, il Regolamento di Disciplina e il Regolamento di Servizio).

Secondo il vice capo dipartimento, gli intenti del DAP sarebbero quelli di “ridisciplinare istituti ormai desueti e inserirne altri ex novo” tanto che la questione è stata anche oggetto di una velina interna, indirizzata ai dirigenti penitenziari, intesa a “far pervenire proposte emendative e/o correttive all’attuale assetto ordinamentale del personale di Polizia Penitenziaria (ovviamente minuscolo) atte a...”. Inequivocabilmente, la velina ed i destinatari sono tutto un programma circa i veri scopi e gli obiettivi della manovra. In realtà, il proposito dei dirigenti penitenziari è quello di entrare a pieno titolo nella revisione degli ordinamenti e dei ruoli delle forze di polizia. Mi spiego meglio. I dirigenti penitenziari hanno provato, fin da subito, ad inserirsi nei decreti delegati dalla legge Madia per essere ammessi definitivamente nel comparto sicurezza, facendo un ulteriore salto di qualità rispetto alla legge Meduri.

Purtroppo per loro, però, ai tavoli tecnici del riordino delle carriere (ai quali si sono seduti, come al solito, grazie e in rappresentanza della Polizia Penitenziaria...) hanno trovato la forte, ed insormontabile, opposizione delle altre forze di polizia. Ecco allora che nella Silicon Valley del Dap si è accesa una lampadina : “modifichiamo l’ordinamento del personale della Polizia Penitenziaria”. (Cicero pro domo sua!).

L’idea è davvero machiavellica: « ... e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati. » (N. Machiavelli, Il Principe, cap. XVIII). L’istituzione della figura del Direttore dell’Area Sicurezza.

I funzionari della Polizia Penitenziaria non devono essere più Comandanti di Reparto, ma Direttori dell’Area Sicurezza. Di primo acchito sembrerebbe una riqualificazione del ruolo ma, ad una più attenta disamina, scopriamo che si tratta di un evidente promeveautur ut amoveautur. Secondo il progetto dei dirigenti penitenziari (o di qualcuno di loro), infatti, l’attribuzione delle funzioni di Direttore dell’Area Sicurezza farebbe venir meno, come conseguenza, la figura di Comandante di Reparto che cesserebbe, quindi, di esistere. Secondo gli stessi scienziati, scomparsa la figura del Comandante di Reparto, la dipendenza gerarchica del personale di Polizia Penitenziaria si andrebbe a fondere con quella funzionale e, pertanto, il direttore dell’istituto penitenziario diventerebbe, di diritto, anche il comandante del contingente del Corpo.

Con queste credenziali, dunque, i dirigenti penitenziari si ripresenterebbero al tavolo tecnico del riordino delle carriere rivendicando l’equiparazione a tutti gli effetti (soprattutto giuridici ed economici) con i dirigenti della Polizia di Stato. E’ evidente che non potremo mai permettere che l’istituzione del Direttore dell’Area Sicurezza possa diventare una scusa per abolire le funzioni di Comandante di Reparto.

Questa operazione, condivisibile nella sostanza, può essere sostenuta soltanto se comporta la contestuale abrogazione della norma che prevede la dipendenza funzionale del personale di Polizia Penitenziaria dal direttore penitenziario. In alternativa, hoc erat in votis, va mantenuta la funzione di Comandante di Reparto – da affidare ad un appartenente al ruolo degli Ispettori – al quale affidare il comando gerarchico del personale con contestuale dipendenza funzionale dal Direttore dell’Area Sicurezza. E il direttore rimanga a fare il direttore! Certo che, se la lasciassimo passare, sarebbe davvero una gran bella manovra ...si tratterebbe, ancora, dell’ennesimo Grande Inganno ai danni della Polizia Penitenziaria. Pacco, doppio pacco e contro paccotto!