www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/06/2016  -  stampato il 06/12/2016


Fa notizia il sesso in carcere per i detenuti, non i poliziotti assolti dopo quattro anni da incubo

Nelle ultime settimane alcune tematiche penitenziarie, non direttamente tra loro collegate, hanno avuto, più o meno, gli onori delle cronache. Una è quella delle stanze dell’amore nelle carceri, che per i sostenitori metterebbe la parola fine alla "pena accessoria di fatto" della negazione della sessualità dei detenuti. Lo spunto è contenuto nel disegno di legge che delega il Governo a effettuare "modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché all'ordinamento penitenziario per l'effettività rieducativa della pena", in questo momento in discussione nella Commissione Giustizia del Senato. All'art. 31 del provvedimento in esame, e che "se tutto va bene – ha detto all’Agenzia di Stampa Adnkronos il relatore, Felice Casson, ex magistrato - potrebbe essere approvato in aula prima della pausa estiva" è la lettera "n" ad aprire la strada alle love rooms. Il Governo viene infatti delegato alla "previsione di norme che considerino i diritti e i bisogni sociali, culturali, linguistici, sanitari, affettivi e religiosi specifici delle persone detenute".

"Anche in questo campo – ha aggiunto Casson - siamo molto arretrati rispetto al resto d'Europa. E non da poco tempo: già negli anni 80, dunque nel dopo Franco, andai per interrogatori nelle carceri spagnole di massima sicurezza, e lì venni a conoscenza di luoghi dedicati ai rapporti affettivi dei detenuti. In altri paesi questa è una condizione in atto da molti anni, e consentire la cura dei rapporti affettivi è fondamentale nell'ambito della pena come rieducazione, in piena attuazione dell'articolo 27 della Costituzione".

Di questo argomento, ad onor del vero, si è trattato anche nei recenti stati generali dell'esecuzione penale, voluti dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Una due giorni all'interno del carcere romano di Rebibbia, con una discussione nel sesto tavolo tematico, coordinato dall'ex deputata e segretaria dei Radicali italiani Rita Bernardini, in cui si è discusso di "mondo degli affetti e territorializzazione della pena" e della necessità di prevedere "modifiche normative volte ad introdurre il nuovo istituto giuridico della "visita", che si distingue dal "colloquio", già previsto dalla normativa, poiché garantisce al detenuto incontri privi del controllo visivo e/o auditivo da parte del personale di sorveglianza". Insomma, spazi resi intimi grazie all'assenza del controllo audiovisivo del sistema carcerario come fino a oggi l'Italia ha conosciuto.

Dobbiamo essere molto chiari. Noi lo sosteniamo da tempo con fermezza e con altrettanta fermezza lo ribadiamo da queste colonne: per il SAPPE, i nostri penitenziari non devono diventare postriboli e i nostri Agenti di Polizia Penitenziaria non devono diventare ‘guardoni di Stato’. E poi, scusate, in assenza di controlli, chi risponderebbe di eventuali reati e crimini?

Sarei anche curioso di sapere cosa si penserebbe di fare per quei detenuti che non hanno un legame affettivo stabile: magari una convenzione con qualche cooperativa di prostitute/i?

E come soddisfare le esigenze omosessuali?

Quella del sesso in carcere è dunque una proposta inutile e demagogica. Ed è paradossale che sia ritirata fuori proprio quando – e da tempo - è in atto, nel Paese, un ambio dibattito sulla necessità di potenziare l’area penale esterna piuttosto che la detenzione in carcere per i soggetti meno pericolosi e con pene brevi da scontare. Nel merito della proposta, si introduca piuttosto il principio di favorire il ricorso alla concessione di permessi premio a quei detenuti che in carcere si comportano bene, che non si rendano cioè protagonisti di eventi critici e che durante la detenzione lavorano e seguono percorsi concreti di rieducazione. E allora, una volta fuori, potranno esprimere l’affettività come (e con chi) meglio credono.

In particolare, tra quelle favorevoli al sesso in carcere, due dichiarazioni mi hanno colpito. Una è quella di Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone che, al giornale Il Fatto Quotidiano del 18 maggio scorso, ha detto: "la carcerazione non deve costringere una moglie all'astinenza, né deve diventare un invito al tradimento e all'adulterio". L’altra è di Alfonso Sabella, magistrato, per anni al DAP, ex assessore del Comune di Roma nella Giunta Marino che intervenendo qualche giorno dopo a Radio Cusano Campus ha detto: “Il sesso è una componente della dignità dell’essere umano. Privare i detenuti di questa componente per tantissimi così è una cosa indegna di uno stato di diritto. Il sesso è una componente importante per l’essere umano, non è giusto sacrificarla insieme al diritto della libertà”.

Alfonso Sabella favorevole alle stanze del sesso in carcere: privare i detenuti del sesso è una cosa indegna

Mi chiedo se entrambi, così progressisti e sensibili al rispetto dei diritti altrui, hanno, anche solo per un istante, pensato alle vittime della criminalità: a quanti, cioè, sono stati uccisi e non potranno essere più padri, madri, fratelli, sorelle, figli, a quanti non potranno più vivere una propria sessualità perché uccisi da quei carnefici ai quali oggi – entrambi - vorrebbero riconoscere “il diritto” al sesso in carcere...

Ma è un’altra la notizia che mi ha colpito e che avrebbe meritato ben altra visibilità mediatica. E’ una notizia che arriva da Reggio Emilia. Abbiamo letto sulla stampa locale che sono stati tutti assolti «per non aver commesso il fatto» i nove agenti di Polizia Penitenziaria - Andrea Ambrogi, Vincenzo Coccoli, Marco Lettieri, Andrea Affinito, Roger Farinaro, Pasquale Zorobbi, Domenico Gasparro, Carmine Nocera e Claudio Pingiori - sulla graticola da quasi quattro anni per il pestaggio dell'allora 19enne Guram Shatirishvilli, ladro georgiano arrestato e già condannato per concorso nel tentato omicidio di un poliziotto. Dopo un'ora e mezza di camera di consiglio, il giudice Alessandra Cardarelli èuscito a metà pomeriggio di giovedì 19 maggio ed ha assolto - per non avere commesso il fatto - tutti gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Assolti per non avere commesso il fatto!

Assolti i colleghi della Penitenziaria per il pestaggio del detenuto, difensore: tentativo di inquinamento delle prove da parte della Questura

Eppure, al riguardo, non ho letto dichiarazioni di soddisfazione per l’assoluzione dei 9 poliziotti penitenziari da parte del Ministro della Giustizia Andrea Orlando o del Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo o di altri dirigenti. Non ho trovato traccia di alcuna loro parola di conforto rispetto a quello che i 9 Baschi Azzurri di Reggio Emilia possono aver sofferto nei 4 lunghi anni della vicenda giudiziaria che li ha riguardati. Non ho letto alcun comunicato stampa da parte dell’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne del DAP (così solerte a diffondere anche notizie di un interesse sicuramente minimale rispetto a questa importante notizia, come ad esempio l’attivazione della carrozzeria con officina meccanica presso la casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi, la presentazione Terza Giornata Nazionale del Teatro in Carcere, la stipula del protocollo d’intesa archivi storici per attività di studio e ricerche o il progetto Cassa Ammende per impiego detenuti lavori Giubileo della Misericordia, giusto per citarne alcune).

Come per il caso Cucchi dove, a fronte di un vivisezionamento mediatico e di un mantra accusatorio verso la Polizia Penitenziaria senza precedenti - un mantra che contagiò quasi tutte le redazioni di quotidiani, periodici e tv, tutte convinte della colpevolezza dei tre colleghi loro malgrado coinvolti nella triste vicenda e che invece furono assolti nei tre gradi di giudizio della conseguente vicenda giudiziaria -, l’Amministrazione penitenziaria si distinse per il suo silente atteggiamento.

Ci siamo abituati, ad onor del vero.

Solo nel 2015, abbiamo contato nelle carceri italiane 7.029 atti di autolesionismo e 956 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria: i nostri Agenti sono stati coinvolti in 4.688 colluttazioni e 921 ferimenti. Quasi mai si sono letti plausi “istituzionali” per quel che ogni giorno fanno gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria: si preferisce promuovere al grado superiore chi archivia pratiche e chi raccoglie dati che arrivano dalla periferia sulla sentenza Torreggiani, ...E se non fosse per il SAPPE, che sovente ricorda questi dati nei suoi comunicati stampa, quasi nessuno – “fuori” dall’ambiente penitenziario – saprebbe quel che accade all’interno delle mura delle carceri.

E poi c’è ancora chi si sorprende perché parliamo di un’Amministrazione Penitenziaria matrigna...


Sesso in carcere, in arrivo le stanze dell''amore per i detenuti. Per il SAPPE è una follia!