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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/05/2016  -  stampato il 11/12/2016


Trasferimento Legge 104-92: Poliziotto penitenziario vince al TAR e ottiene trasferimento

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1269 del 2014, integrato da motivi aggiunti, proposto da:

A.S., rappresentato e difeso dagli avv.ti Antonella Mascaro e Luigi Ciambrone, con domicilio eletto in Brescia presso lo studio dell'avv. Ramona Fusi, Via XX Settembre, 66;

contro

Ministero della Giustizia e Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria  di Milano dello stesso Ministero, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato e domiciliati in Brescia, Via S. Caterina, 6;

per l'annullamento

per quanto attiene al ricorso introduttivo:

- del provvedimento emesso dall'Amministrazione  Penitenziaria  Direzione Generale del Personale e della Formazione, prot. n. (...) del 7 ottobre 2014, notificato il 9 ottobre 2014, con cui è stata rigettata l'istanza di trasferimento ai sensi della L. n. 104 del 1992;

per quanto attiene al ricorso per motivi aggiunti:

- dell'illegittimo comportamento omissivo dell'Amministrazione sulle plurime richieste di riconsiderare la posizione e la richiesta del ricorrente.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria  (Milano);

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 25 maggio 2016 la dott.ssa Mara Bertagnolli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

L'istanza cautelare di sospensione degli effetti del provvedimento con cui l'Amministrazione ha negato il trasferimento al ricorrente è stata rigettata in ragione della mancanza del presupposto essenziale per poter aspirare al trasferimento e cioè la disponibilità del posto presso la sede di assegnazione richiesta.

Decorso quasi un anno dal suddetto rigetto, lo stesso ha chiesto la fissazione dell'udienza pubblica, rappresentando l'aggravamento delle condizioni del padre e la sussistenza di una situazione che vede l'organico di Brescia in surplus di 17 unità (cui debbono aggiungersi le 6 unità di prima nomina la cui assegnazione avverrà a seguito della conclusione del 170 corso di formazione) e quello di Foggia (una delle sede indicate) in deficit di 2 unità.

La richiesta di fissazione dell'udienza è stata rigettata dal Presidente, precisando che le sopravvenute nuove condizioni avrebbero potuto essere meglio rappresentate all'Amministrazione. Ciò è stato fatto dal ricorrente, che con tre successive PEC, tra novembre del 2015 e gennaio 2016, ha sollecitato il riesame della propria posizione senza, però, ottenere alcuna risposta.

Per tali ragioni ha ritenuto di poter agire facendo valere l'illegittimità del comportamento omissivo tenuto dall'Amministrazione e, dunque, chiedendo, con i motivi aggiunti, una nuova istanza cautelare, insistendo sull'assenza di danno in capo all'Amministrazione che, anzi, otterrebbe un effetto positivo nell'accogliere oggi la richiesta di trasferimento del ricorrente e, al contrario, dovrebbe fornire un'adeguata motivazione per negare quanto richiesto, di fatto non ravvisabile nel caso di specie.

Il ricorrente, invece, potrebbe vedersi pregiudicata la possibilità di un futuro trasferimento in ragione della "nuova mobilità anno 2015", mentre le condizioni dei familiari da assistere vanno aggravandosi (come da aggravamento riconosciuto dal Tribunale di Trani, Sezione lavoro, con decreto 23 marzo 2015): di qui la sussistenza del danno grave ed irreparabile.

Il 2 aprile 2016, il Ministero ha depositato la nota dell'11 dicembre 2015, prot. n. (...) F, con la quale la Direzione del personale ha risposto all'Ufficio del Capo del Dipartimento Ufficio del Contenzioso (che, presumibilmente, ha inoltrato l'istanza trasmessa via PEC il 5 novembre 2015 dal ricorrente e tesa ad ottenere il trasferimento o il distacco presso la Casa circondariale di Foggia, in ragione dell'aggravamento delle condizioni di salute del padre).

Con tale missiva, l'Amministrazione, considerato che l'istanza ex art. 33, comma 5, della L. n. 104 del 1992 era stata formulata al fine dell'assistenza dello zio, mentre l'aggravamento riguarda le condizioni del padre, la Direzione del personale ha rappresentato la necessità di presentare una nuova istanza ex art. 9 D.P.R. n. 82 del 1999.

Così ricostruito l'andamento della vicenda, il ricorso per motivi aggiunti in esame deve essere, come anticipato nel corso della precedente camera di consiglio del 6 aprile 2016, riconvertito, data la domanda con esso formulata, in ricorso avverso il silenzio serbato dall'Amministrazione sull'esplicita domanda del ricorrente, volta a ottenere un riesame della propria posizione alla luce delle nuove scoperture di organico evidenziate dalle tabelle pubblicate dal Ministero per il 2015.

Invero, l'istanza cautelare di sospensione degli effetti del provvedimento oggetto del ricorso (con cui l'Amministrazione ha, in origine, negato il trasferimento al ricorrente), presentata in uno con lo stesso, è stata rigettata in ragione della mancanza del presupposto essenziale per poter aspirare al trasferimento e cioè la disponibilità del posto presso la sede di assegnazione richiesta.

La documentazione prodotta in atti ( e in particolare le tabelle anno 2015 pubblicate dal Ministero della Giustizia, documento a pag. 26 del deposito effettuato dal ricorrente il 15 marzo 2016), però, evidenzia una carenza di due unità lavorative presso la sede di Foggia (e cioè quella di interesse per il ricorrente): ragione per cui il ricorrente ha richiesto per ben tre volte (da ultimo il 27 gennaio 2016) all'Amministrazione il trasferimento o l'assegnazione temporanea presso tale sede, senza ottenere alcun riscontro.

Il silenzio così serbato dall'Amministrazione non può, contrariamente a quanto sostenuto dalla stessa, ritenersi motivato dal fatto che l'istanza di riesame della posizione del ricorrente sia stata sostenuta anche facendo riferimento all'aggravamento delle condizioni del padre del richiedente: ciò appare, di fatto, del tutto irrilevante, in quanto il diniego al trasferimento è stato motivato non in ragione della carenza delle esigenze di assistenza, ma dell'indisponibilità del posto scoperto da assegnare al ricorrente e proprio in ragione della sopravvenuta disponibilità di ben due posti e non anche delle attuali condizioni di salute dei familiari (rappresentate al solo fine di ulteriormente sostenere l'esigenza del trasferimento) il ricorrente ha presentato le nuove istanze rimaste inesitate.

Ciò chiarito, il Collegio ritiene che risponda all'interesse pubblico il procedere alla valutazione della domanda del ricorrente in questa fase procedimentale, che vede in corso l'assegnazione delle sedi degli agenti di prima nomina del 170 corso di formazione.

Sussiste, dunque, l'obbligo, per il Ministero, di procedere all'immediato riesame della posizione del ricorrente, alla luce della situazione di copertura delle sedi rappresentata nel suddetto documento e di dare, dunque, definitiva risposta alle istanze di trasferimento o assegnazione temporanea formulate dal ricorrente entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione o notificazione della presente ordinanza, tenuto conto dell'attuale disponibilità di sedi di suo interesse.

A ciò l'Amministrazione dovrà provvedere entro il termine di trenta giorni dalla notificazione o comunicazione della presente sentenza.

Per il caso di ulteriore inadempimento si nomina sin d'ora, quale commissario ad acta, il Capo del Dipartimento dell'amministrazione  penitenziaria  (DAP) del Ministero della Giustizia (con facoltà di eventuale delega ad altro funzionario), che dovrà provvedere nel senso suddetto entro l'ulteriore termine di trenta giorni.

Le spese del giudizio seguono l'ordinaria regola della soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l'effetto ordina all'Amministrazione di provvedere come meglio in motivazione precisato.

Nomina sin da ora, quale eventuale commissario ad acta, per il caso di ulteriore inadempimento, il Capo del Dipartimento dell'amministrazione  penitenziaria (DAP) del Ministero della Giustizia.

Condanna l'Amministrazione al pagamento delle spese del giudizio, che liquida, a favore del ricorrente, in Euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre ad IVA, C.P.A. ed altri accessori, se dovuti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 25 maggio 2016 con l'intervento dei magistrati:

Giorgio Calderoni, Presidente

Roberto Valenti, Consigliere

Mara Bertagnolli, Consigliere, Estensore