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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/05/2016  -  stampato il 08/12/2016


Nucleo Traduzioni e Piantonamenti Napoli Secondigliano: Consiglio di Stato da ragione al DAP per il rientro in sede

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6778 del 2015, proposto dal Ministero della Giustizia in persona del ministro in carica, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, con domicilio eletto in Roma, Via dei Portoghesi N. 12;

contro

Signori A.T. ed altri., tutti rappresentati e difesi dagli avv. Fabrizio Murino e Corrado Di Maso, con domicilio eletto presso il Consiglio di Stato - Segreteria in Roma, piazza Capo di Ferro N. 13; signor Angelo Russo, non costituito;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. CAMPANIA - NAPOLI: SEZIONE VII n. 02618/2015, resa tra le parti, concernente revoca provvedimento di distacco

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di A.T. ed altri.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 aprile 2016 il Cons. Carlo Schilardi e uditi per le parti l'avvocato Di Maso e l'avvocato dello Stato Callaboletta;

Svolgimento del processo

1.- I sigg. A.T. ed altri., appartenenti al corpo di Polizia Penitenziaria, erano distaccati presso il nucleo operativo "traduzioni e piantonamenti" di Napoli Secodigliano.

Il Ministero della Giustizia, con provvedimenti prot. 190, 191, 192, 194, 196, 197, 199, 200, 201, 202, 203, 204, 206, 207, 208, 209, 211, 212, 213, 214, del 14/03/2014, notificati agli interessati dal 15.3.2014, disponeva la revoca del distacco e la reimmissione degli stessi nell'organico del locale centro penitenziario.

Avverso i provvedimenti i suindicati signori proponevano ricorso al T.A.R. per la Campania, lamentando la violazione dell'art. 7 della L. n. 241 del 1990, del D.M. dell'8 febbraio 2012, nonché la violazione dell'accordo relativo ai criteri di mobilità interna.

Il T.A.R., con sentenza n. 2618 del 12 maggio 2015, ha accolto il ricorso, ritenendo fondata la prima censura proposta dai ricorrenti avente ad oggetto la mancata comunicazione dell'avvio del procedimento conclusosi con la revoca del distacco presso il Nucleo "traduzioni e piantonamenti".

Avverso la sentenza ha proposto appello, con istanza cautelare di sospensione dell'efficacia, il Ministero della Giustizia.

Si sono costituiti in giudizio i signori A.T. ed altri. che hanno chiesto di rigettare l'appello e di confermare la sentenza del T.A.R. Campania.

Questa Sezione con ordinanza n. 4897 del 28 ottobre 2015 ha accolto l'istanza cautelare e, per l'effetto, ha sospeso l'esecutività della sentenza impugnata.

All'udienza pubblica del 21 aprile 2016 la causa è stata trattenuta per le decisione.

Motivi della decisione

2.- Con tre motivi di censura, strettamente connessi tra loro, l'appellante Ministero della Giustizia assume che la comunicazione dell'avvio del procedimento amministrativo ex art. 7 della L. n. 241 del 1990 non andava effettuata, in considerazione della natura di "atto vincolato" del provvedimento finale di revoca del distacco, adottato in esecuzione di un accordo sindacale di mobilità interna "da e per i Nuclei T.P."

Il Ministero sostiene, poi, che il T.A.R. non avrebbe considerato che trattandosi di un atto rivolto ad un elevato numero dei destinatari, la comunicazione dell'avvio del procedimento poteva essere effettuata ai sensi dell'art. 8, comma 3 della L. n. 241 del 1990, mediante una forma di pubblicità stabilita dall'amministrazione medesima.

Nell'appello viene lamentata, infine, l'erroneità della sentenza laddove il Tribunale ha ritenuto che non era stata fornita la prova dell'avvenuta ricezione del telefax con cui era stato comunicato l'avvio del procedimento alle organizzazioni sindacali.

L'appello è fondato e va accolto.

Come evidenziato in contenziosi analoghi, l'assegnazione presso il Nucleo traduzioni è particolarmente richiesta dal personale della Polizia Penitenziaria, sia dal punto di vista economico che per il tipo di attività lavorativa da svolgere.

In relazione a ciò, detto genere di assegnazioni è stata oggetto di specifici accordi sindacali con i quali, in particolare, si è previsto l'avvicendamento del 10% del personale assegnato a tale servizio, l'indizione di specifici interpelli e la formazione di graduatorie per l'individuazione degli agenti da assegnare.

Conseguentemente, con gli atti originariamente impugnati, l'amministrazione ha disposto gli avvicendamenti relativi all'anno 2013 tenendo, appunto, conto degli interpelli effettuati, del verbale redatto dalla Commissione interpelli e delle graduatorie formulate e pubblicate.

Giova evidenziare, ancora, che l'accordo di mobilità del 2010 ha delineato due diverse modalità per l'uscita dal Nucleo traduzioni, finalizzate all'individuazione del personale che deve lasciare quel servizio per consentire ad altro personale di subentrare.

Il primo criterio di mobilità individuato per l'uscita dai nuclei è fondato sulla "volontarietà dell'interessato", ma per garantire la continuità dell'azione amministrativa, nello stesso accordo è stato previsto, qualora risulti impossibile garantire il turn over percorrendo la strada della mobilità volontaria per mancanza o insufficienza di richieste in uscita, che si debba procedere all'individuazione del personale, scegliendolo tra i più anziani nel servizio presso il Nucleo.

Gli appellati, appartenenti al Nucleo Operativo di Napoli Secondigliano, in carenza di adesioni all'interpello (in uscita), sono stati inseriti nella lista del personale in uscita, risultando essi i più anziani nel servizio presso i nuclei in parola.

Tanto premesso, il Collegio ritiene che il comportamento dell'amministrazione sia stato scevro da illegittimità e che vada confermato quanto già esplicitato nell'ordinanza di questa sezione n. 4897 depositata il 28.10.2015, e cioè, fermo restando che in materia sussiste una specifica potestà organizzatoria dell'amministrazione, che i provvedimenti di revoca disposti nei confronti degli appellati siano atti dovuti e vincolati, in attuazione dell'accordo sindacale del 2010. Da ciò, anche, la non necessità, ai sensi dell'art. 21 octies L. n. 241 del 1990, dell'emissione dell'avviso di avvio del procedimento.

L'obbligo di comunicazione dell'avvio del procedimento amministrativo non deve essere osservato, infatti, in maniera meccanicistica e la validità dell'azione amministrativa non è inficiata se la conoscenza dell'inizio del procedimento sia comunque intervenuta e si sia concretamente raggiunto lo scopo al quale in via generale la previa comunicazione tende.

In particolare, la mancata comunicazione dell'avvio del procedimento non pregiudica il provvedimento conclusivo, qualora il contenuto di questo sia vincolato e non possa essere modificato sulla base di eventuali osservazioni del destinatario (Cons. Stato, sez. V, 25 gennaio 2016, n. 233).

Va ulteriormente evidenziato che, nel caso di specie, la posizione degli appellati appare recessiva, ove si consideri che dalla revoca del distacco non è derivato agli stessi alcun trasferimento di sede, non potendo essere assimilato a trasferimento il mero mutamento o avvicendamento di compiti di dipendenti pubblici che continuano a lavorare nella stessa amministrazione e nella stessa sede.

Conclusivamente l'appello è fondato e va accolto.

Attesa la materia del contendere sussistono giusti motivi perché le spese di entrambi i gradi di giudizio siano compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie.

Spese del presente grado di giudizio compensate tra le parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:

Antonino Anastasi, Presidente

Nicola Russo, Consigliere

Fabio Taormina, Consigliere

Andrea Migliozzi, Consigliere

Carlo Schilardi, Consigliere, Estensore