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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/05/2016  -  stampato il 11/12/2016


Causa di servizio per ipertensione arteriosa: Assistente Capo perde ricorso al TAR

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

Sezione Staccata di Reggio Calabria

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 675 del 2015, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'Avv. Luciano Vizzari, con domicilio eletto presso lo studio dell'Avv. Himmanuel Emilio Rinciari in Reggio Calabria, viale Amendola n. 1/O;

contro

Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Reggio Calabria, presso i cui Uffici, in via del Plebiscito n. 15, ha legale domicilio;

Ministero dell'Economia e delle Finanze, persona del Ministro pro tempore, non costituito;

per l'annullamento

- del decreto n. 1735/2015 emesso dal Dirigente del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Direzione Generale del Personale e della Formazione presso il Ministero della Giustizia in data 26 maggio 2015;

- del parere emesso dal Comitato di Verifica per le cause di servizio in data 12 dicembre 2014 nell'adunanza n. 357/2014;

- nonché di tutti gli atti posti a base del provvedimento e comunque connessi, sia presupposti che conseguenziali, in relazione al mancato riconoscimento della patologia "ipertensione arteriosa in secondarietà d'organo" da cui è affetto come dipendenti da fatti di servizio

Visti il ricorso ed i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 marzo 2016 la dott. Donatella Testini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo

Espone il ricorrente, Assistente Capo del Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Palmi, di aver chiesto, con istanza del 18 marzo 2008, il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della patologia "ipertensione arteriosa in secondarietà d'organo" nonché il beneficio dell'equo indennizzo.

E' stato sottoposto a visite ed accertamenti medici presso la Commissione Medica Ospedaliera di Messina che, con verbale n. 1713 del 05 agosto 2013, ha riconosciuto la predetta patologia, individuando una menomazione all'integrità fisica ascrivibile alla Tabella A/8 categoria annessa al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834.

Con parere emesso nell'Adunanza n. 357/2014 del 12 dicembre 2014, il Comitato di Verifica per le cause di servizio ha espresso parere negativo ritenendo che la patologia "non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio, trattandosi di affezione frequentemente di natura primitiva, insorgente sovente in individui con familiarità ipertensiva, per probabile errore genetico e conseguente alterazione della pompa del sodio a livello della membrana cellulare, favorita da fattori individuali spesso legati ad abitudini di vita del soggetto. Nel determinismo e nel successivo decorso dell'affezione, di natura prevalentemente endogena, nessun ruolo può aver svolto il servizio prestato, tenuto anche conto delle modalità di svolgimento e dei disagi descritti negli atti, i quali, considerati nel loro insieme, non risultano tali da assurgere al ruolo di causa, ovvero di concausa efficiente e determinante, tenuto anche conto che trattasi di soggetto sovrappeso".

Conseguentemente, in data 26 maggio 2015, la Direzione Generale del Ministero della Giustizia ha decretato la non riconducibilità a causa di servizio della patologia in discorso.

Avverso il predetto atto ed il parere del Comitato di Verifica insorge parte ricorrente, deducendo articolate censure di violazione di legge per omesso invio del preavviso di rigetto ex art. 10 bis, L. n. 241 del 1990 e per difetto di motivazione nonché per eccesso di potere travisamento dei fatti, difetto d'istruttoria ed ingiustizia manifesta.

Secondo la prospettiva del ricorrente, le motivazioni del Comitato di Verifica (richiamate ob relationem nel decreto dirigenziale sarebbero meramente apparenti risolvendosi "in una mera riproposizione di clausole vuote, prive di qualsivoglia specificità, tali da impedire un controllo su quella che è stata l'attività istruttoria posta in essere dal predetto Comitato".

Erroneamente il Comitato di Verifica avrebbe escluso la sussistenza di condizioni di particolare e protratta gravosità del servizio prestato.

Deduce, infine, la violazione dell'art. 10 bis della L. n. 241 del 1990 per omesso invio del preavviso di rigetto prima dell'adozione del D.Dirig. n. 1735 del 26 maggio 2015.

Conclude per l'annullamento degli atti gravati e la condanna del Ministero della Giustizia alla corresponsione dell'equo indennizzo.

Si è costituito in giudizio il Ministero della Giustizia, eccependo l'infondatezza delle avverse domande ed invocando la reiezione del ricorso.

La causa viene ritenuta per la decisione alla pubblica udienza del 9 marzo 2016.

Motivi della decisione

Il ricorso è infondato.

In primis, il Collegio rileva l'infondatezza della dedotta violazione dell'art. 10 bis L. n. 241 del 1990 in adesione al noto e consolidato orientamento per cui "Nei procedimenti per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di una determinata infermità, il parere del Comitato di Verifica, come espressamente sancito dal D.P.R. n. 461 del 2001, oltre ad essere obbligatorio, è vincolante per l'Amministrazione procedente, sicché l'Amministrazione non è tenuta alla comunicazione del preavviso di rigetto, ai sensi dell'art. 10 bis, in quanto l'eventuale partecipazione procedimentale dell'interessato non produrrebbe effetti sul contenuto dispositivo del provvedimento impugnato" (ex multis, da ultimo, Cons. Stato, Sez. II, 29 aprile 2015, n. 748).

Il motivo, pertanto, non è meritevole di accoglimento.

Tanto premesso sulla regolarità procedurale, rileva il Collegio che il contestato parere della Commissione di Verifica è argomentato in maniera esaustiva, in specie con riferimento

sia alla natura primitiva dell'infermità lamentata, sia all'assenza di elementi di riferibilità delle stesse ai fatti di servizio, peraltro solo genericamente invocati.

Come è noto, "il giudizio del Comitato di verifica per le cause di servizio è espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile in sede giurisdizionale solo per assenza di motivazione, travisamento dei fatti, illogicità manifesta e violazione delle regole procedurali" (ex multis, Cons. Stato, Sez. IV, 6 dicembre 2013, n. 5818).

Ne deriva che "il sindacato giurisdizionale esperibile sulle valutazioni tecniche degli organi medico-legali circa la dipendenza da causa di servizio dell'infermità denunciata dal pubblico dipendente è limitato ai profili di irragionevolezza, illogicità o travisamento dei fatti; di conseguenza al giudice amministrativo spetta una valutazione esterna di congruità e sufficienza del giudizio di non dipendenza, relativa alla mera esistenza di un collegamento logico tra gli elementi accertati e le conclusioni che da essi si ritiene di trarre, laddove l'accertamento del nesso di causalità tra la patologia insorta ed i fatti di servizio, in cui si sostanzia il giudizio sulla dipendenza o meno dal servizio, rappresenta un tipico esercizio di attività di merito tecnico riservato all'organo di verifica delle cause di servizio" (Cons. Stato, Sez. IV, 9 luglio 2012, n. 4049; id., Sez. V, 13 aprile 2012, n. 2093; id., Sez. IV, 16 maggio 2011, n. 2959; id., 6 maggio 2010, n. 2619).

Orbene, nel caso di specie, il contestato parere del Comitato di Verifica non risulta affetto da nessuno dei vizi di legittimità precedentemente ricordati, i quali, peraltro, non sono stati adeguatamente motivati dal ricorrente, che si è limitato a sovrapporre, in maniera non consentita e generica, le proprie valutazioni relativamente alla eziologia della patologia da lui sofferta a quelle espresse dal Comitato di Verifica nonché a contestare il difetto motivazionale che inficerebbe tale parere, non riscontrabile nel caso di specie in ragione della circostanza che il parere stesso esplicita in maniera sintetica ma puntuale le ragioni in base alle quali il Comitato di Verifica ha ritenuto le infermità sofferte dal ricorrente come non imputabili al servizio svolto.

E' provato per tabulas che il Comitato di Verifica abbia espresso le proprie valutazioni, conformemente alle disposizioni di cui all'art. 11, comma 1, del d.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461 ("Il Comitato accerta la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive di infermità o lesione, in relazione a fatti di servizio ed al rapporto causale tra i fatti e l'infermità o lesione"), previo esame di "tutti gli atti" fra cui, necessariamente, il verbale della Commissione Medica Ospedaliera nel quale sono citati anche i servizi resi e connotati da particolare gravosità e pericolosità.

Ne deriva l'infondatezza della dedotta censura di difetto motivazionale.

Nel caso di specie, gli elementi evidenziati dal ricorrente non sono sufficienti a determinare una valutazione di palese illogicità del giudizio di non dipendenza eziologica da fatto di servizio delle infermità denunciate.

Come è noto, infatti, "nel procedimento per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell'infermità denunciata dal pubblico dipendente, il nesso causale o concausale fra le modalità di svolgimento dell'attività lavorativa e l'insorgere della malattia deve essere obiettivamente riscontrabile dagli accertamenti tecnici predisposti dall'Amministrazione, non essendo sufficiente che esso sia solo ipotizzato.

Nella nozione di concausa efficiente e determinante della genesi di una infermità di natura endogena possono farsi rientrare solo fatti ed eventi concreti e individuati in modo specifico, non anche circostanze e condizioni generali, connaturate ai disagi propri di qualsiasi attività lavorativa" (T.A.R. Molise, n. 948/2002 e precedenti ivi richiamati).

E' noto, peraltro, che il rapporto causa - effetto tra attività lavorativa del dipendente ed infermità dallo stesso sofferta deve essere individuato con in grado di consistente certezza sul piano medico - legale e tecnico - amministrativo (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 15 maggio 2008, n. 2239).

Le argomentazioni del ricorrente, in definitiva, mirano ad ottenere dal Collegio una inammissibile valutazione medico - legale diversa da quella espressa dalla competente Amministrazione.

Conseguentemente non sussistono i presupposti per disporre la chiesta consulenza tecnica d'ufficio.

Quanto, infine, al dedotto contrasto con il giudizio della C.M.O. di Messina è sufficiente rammentare come come la giurisprudenza abbia, da tempo e più volte, chiarito che la definitività del parere reso dalla C.m.o., di cui all'art. 5 bis del D.L. 21 settembre1987 n. 387, introdotto dalla L. di conversione 20 novembre 1987 n. 472, sta a significare soltanto che detto parere non è soggetto a revisione gerarchica e, soprattutto, che nella preliminare procedura di accertamento della dipendenza della infermità da causa di servizio non deve essere acquisito il previo parere del C.p.p.o. (oggi Comitato di Verifica), che invece l'art. 177 del T.U. 29 dicembre 1973 n. 1092 considerava obbligatorio.

L'acquisizione di detto parere è, invece, obbligatoria, ai sensi del citatoart. 5 bis, nella successiva fase procedurale preordinata alla verifica dell'esistenza dei presupposti di legge per la liquidazione dell'equo indennizzo, ed esso può anche legittimamente pervenire a conclusioni diverse da quelle della C.m.o., purché nel pronunciare il C.p.p.o. tenga conto di esse e le disattenda motivatamente (in tal senso, ex multis, Consiglio di Stato, Sez. III, 10 febbraio 2014, n. 631).

Il ricorso, in conclusione, è infondato e va respinto.

In considerazione dell'esistenza di recente e non consolidato orientamento contrastante circa l'applicabilità dell'art. 10 bis della L. n. 241 del 1990 in subiecta materia (T.A.R. Piemonte, Sez. I, 23 gennaio 2014, n. 132), ai sensi e per gli effetti del combinato disposto degli artt. 39 c.p.a. e 92, II comma, c.p.c., si dispone l'integrale compensazione delle spese di lite fra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria - Sezione Staccata di Reggio Calabria, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art.22, comma 8, D.Lgs. n. 196 del 2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno 9 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:

Roberto Politi, Presidente

Filippo Maria Tropiano, Referendario

Donatella Testini, Referendario, Estensore