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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/01/2012  -  stampato il 04/12/2016


L’acquisizione delle fonti di prova, le indagini di scenario e l’utilizzo delle tecnologie nelle azioni di contrasto alla criminalità ambientale

In ecologia si definisce ambiente l’insieme dei fattori esterni a un organismo che ne influenzano la vita. Il termine viene anche inteso, in senso più ampio, come il complesso degli elementi naturali (la flora, la fauna, il paesaggio) e delle risorse che circondano un determinato organismo e, in particolare, gli esseri umani.

 Giuridicamente parlando la definizione che la Corte Costituzionale da in materia risale al 1987 e definisce l' ambiente come quel bene immateriale unitario, sebbene a varie componenti, ciascuna delle quali può anche costituire, isolatamente e separatamente, oggetto di cura e di tutela. I giudici invece hanno ribadito che l' ambiente è protetto come elemento determinativo della qualità della vita. La sua protezione non persegue astratte finalità naturalistiche o estetizzanti, ma esprime l' esigenza di un habitat naturale nel quale l' uomo vive ed agisce e che è necessario alla collettività e, per essa, ai cittadini, secondo valori largamente sentiti; è imposta da precetti costituzionali (artt. 9 e 32 Cost.)[1], per cui esso assurge a valore primario ed assoluto.

Il rilievo dato alla materia dalle istituzioni italiane, proprio in virtù dei principi costituzionali su richiamati, assurge a grande importanza tant’è che il 1° agosto 1986 fu istituito un Ministero “ad hoc” per l’ambiente scorporandolo dal Ministero per i Beni Culturali.

A tale Ministero per l’Ambiente, successivamente denominato Ministero per L’ambiente e per la tutela del Territorio, furono affidate ulteriori competenze, nell’anno 2006, in materia di tutela del mare sino a fargli assumere l’attuale denominazione di Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Anche la produzione normativa di settore ha rappresentato, giustamente, un porzione di grande interesse per il Parlamento italiano che ha prodotto nel corso degli anni una abbondante normativa al riguardo che ha richiesto anche l’introduzione di un Testo Unico[2] in materia, recentemente modificato[3] proprio a dimostrazione che l’interesse è andato sempre crescendo nei confronti della materia di tutela dell’ambiente.

A tal proposito si fa riferimento al T.U.A (testo unico sull' ambiente) altrimenti noto come codice dell' ambiente in relazione ai seguenti settori, ad oggi principali aree di interesse della disciplina nazionale a tutela dell' ambiente:

1) gestione dei rifiuti e dei siti contaminati;

2) tutela delle acque dall' inquinamento e gestione delle risorse idriche;

3) difesa del suolo e lotta alla desertificazione;

4) gestione delle aree protette, conservazione e utilizzo sostenibile degli esemplari di specie protette di flora e fauna;

5) tutela risarcitoria contro i danni all'ambiente

6) procedure per la valutazione di impatto ambientale (VIA), per la valutazione ambientale strategica (VAS) e per l' autorizzazione ambientale integrata QPPQ;

7) Tutela dell' aria e riduzione delle emissioni in atmosfera.

Alla suddetta disciplina di settore, inoltre, occorre aggiungere gli importanti precetti penali posti a salvaguardia dell’ambiente dal codice penale.

 

Acquisizione delle fonti di prova, indagini di scenario ed uso delle tecnologie

 

Le indagini di polizia giudiziaria, nell’ambito della repressione dei reati ambientali, non possono limitarsi ad attività seguenti all’iscrizione nel registro delle notizie di reato della fattispecie criminosa verificatasi. La repressione dei reati ambientali, infatti, passa attraverso una costante attività di prevenzione ma, per essere efficace, non deve prescindere dall’attenta e costante mappatura dello scenario ambientale oggetto di possibili future azioni penalmente rilevanti.

Proprio il costante monitoraggio dello scenario, infatti, consente di poter dimostrare che la situazione di disagio ambientale non era pre-esistente all’intervento dell’uomo e, consente altresì di escludere, l’intervento di fattori naturali di disastro in un determinato scenario ambientale.

Va, altresì sottolineato, che nello specifico settore dei reati ambientali, sovente l’evento dannoso, frutto del doloso intervento umano, si concretizza ad enorme distanza dal luogo dove è avvenuta la condotta, travalicando spesso i confini convenzionali posti dall’uomo sulle competenze al contrasto e favorendo, di fatto, l’attività delinquenziale. Si pensi allo scarico abusivo di sostanze cancerogene nelle acque di un fiume, che possono determinare la morte della fauna marina nei pressi della foce, a centinaia di chilometri di distanza dal luogo dell’azione criminale.

Va da se che nello specifico settore dei reati ambientali, pertanto, l’acquisizione degli elementi di prova passa anche attraverso l’acquisizione di elementi preesistenti alla commissione dei reati e successivi ad essi.

A tal proposito, oltre ai classici strumenti di acquisizione delle prove utilizzati nella repressione di generici reati, per quelli ambientali  l’uso di strumenti tecnologici sembra essere l’unica soluzione possibile finalizzata all’acquisizione delle fonti di prova necessarie ed allo scambio tempestivo di informazioni fra diverse agenzie di controllo delle diverse aree geografiche interessate per il raggiungimento degli obiettivi di contrasto.

La mappatura dello scenario ambientale mediante il telerilevamento rappresenta uno dei principali strumenti di supporto per l’attività di polizia nella repressione dei reati, ed equivale ad un efficace strumento di ricerca della prova, tuttavia essa richiede l’utilizzo di idonei strumenti tecnologici quali:

• Global Position System (G.P.S.), macchina fotografica (normale e digitale) necessarie alla determinazione delle distanze e alla verifica delle emissioni radioattive;

• uso di specifici software in grado di gestire le immagini e le foto digitali, nonché i database ove archiviare tali dati e le reti internet/intranet per condividerli velocemente con altri operatori di polizia;

• uso dei software G.I.S. (Geografic Information System) cioè i sistemi di informazione geografica con i quali è possibile leggere ed interpretare qualsiasi carta (topografica, ortofoto, ecc.) georeferenziata attraverso il Personal Computer;

• strumenti tecnologici capaci di interpretare gli esiti di analisi chimico-fisiche di campione di terreno, acqua, aria;

• rapida individuazione, mediante l’uso di posizionatori globali di punti specifici posti sulle carte topografiche al fine di consentire la rapida effettuazione di rilievi sul territorio, accertamenti urgenti, ispezioni, ecc.;

• software in grado di interpretare le foto aeree, le ortofoto ed i rilievi fotografici a raggi infrarossi anche se rilevati nelle ore notturne, necessari ad individuare aree fredde e zone calde sullo scenario ambientale indice di attività delinquenziale in corso, ed ineludibili fonti di prova, si pensi all’immissione di scarichi nei fiumi e nei torrenti con conseguente innalzamento della temperatura dell’acqua nelle immediate vicinanze dello scarico;

• ed, infine, ma non di minor rilevanza l’impiego di risorse umane con competenze specifiche ed in grado, quindi, di saper leggere le informazioni fornite dalla tecnologia.

In particolare l’utilizzo del G.P.S. associato alla lettura di immagini aeree e satellitari consente l’accertamento della presenza o meno di abusi(es. edilizio) in aree protette e non, l’individuazione degli scarichi abusivi, sia nelle acque dolci che nel mare, nonché la presenza di sostanze inquinanti; la verifica sulla presenza di inquinamento atmosferico, del suolo e del sottosuolo e attraverso foto e riprese acquisite all’infrarosso è possibile valutare lo stato di salute della vegetazione e da questo parametro è possibile risalire alla presenza di forme di inquinamento utilizzando le immagini ed i video acquisiti come prova delle violazioni perpetrate;

L’utilizzo delle foto e delle videoregistrazioni, negli accertamenti irripetibili, rappresentano un atto di fondamentale importanza in quanto congelano la realtà di quel momento dove è possibile una modifica dello stato dei luoghi e delle cose; le foto o i video filmati riprendono in maniera inequivocabile lo stato di fatto e consentono, meglio di qualsiasi descrizione scritta o verbale, al PM, GIP, Giudice, ecc. di farsi un’idea della situazione ed esprimere la loro decisione.

Anche lo studio statistico-scientifico sulle cause di mortalità in determinate zone geografiche può rappresentare uno strumento di prova che in quel contesto l’inquinamento ambientale ha determinato, oltre che una violazione contro l’ambiente, anche una conseguente strage di persone.

L’acquisizione delle fonti di prova attraverso il sistema tecnologico, tuttavia, ha mostrato delle lacune legate alla vastità del territorio da sottoporre a controllo e verifica. Solo l’utilizzo di mezzi aerei, infatti, consente l’ispezione ed il controllo di enormi aree geografiche, tuttavia, probabilmente per gli ingenti costi legati all’utilizzo dei velivoli e per la mancanza dell’elemento sorpresa, necessario in talune circostanze, e non garantito dall’uso di velivoli vistosi e rumorosi, quindi impossibilitati a realizzare foto e video filmati di attività criminose durante la loro realizzazione, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, con il supporto scientifico dell’Università Parthenope di Napoli, ha posto in essere un progetto di contrasto ai reati ambientali basato su tecnologie innovative.

Da tale progetto l’Università napoletana ha dato vita ad un prodotto denominato “drone”.

Il Drone per la caccia agli illeciti ambientali è un velivolo di piccole dimensioni, capace di trasportare attrezzature tecnologiche (G.P.S., macchine fotografiche e telecamere a raggi infrarossi, termo camere, visori wireless in 3D) fino ad un massimo di 12 chilogrammi. Le sue capacità di volo a bassa quota e la silenziosità dei suoi tre motori lo rendono uno strumento invisibile e silenzioso oltre che efficacissimo per la tutela dell’ambiente. Le sue caratteristiche di navigazione senza ausilio del pilota, trattandosi di strumento programmabile da una interfaccia software dalla quale è possibile impostare il volo attraverso l’impostazione di coordinate G.P.S., fanno si che un operatore a terra sia in grado di monitorare, anche nelle ore notturne, vaste aree geografiche, intercettando la commissione di reati ambientali in flagranza e consentendo il tempestivo intervento del personale di polizia sul territorio per assicurare le fonti di prova ed evitare che i medesimi reati siano portati a conseguenze ulteriori.

L’utilizzo del drone, inoltre, si è rivelato di fondamentale importanza nella costante mappatura del territorio giacché l’introduzione di tale strumento ha potuto senz’altro intensificare i controlli ed il monitoraggio che con il solo personale di terra le forze di polizia non sarebbero state in grado di effettuare e l’utilizzo dei mezzi aerei non avrebbe soddisfatto con la medesima precisione di un apparecchio in grado di sorvolare a quote decisamente più basse anche di un elicottero.

 

 

[1] l' art 2, avente ad oggetto la generica tutela dei diritti inviolabili dell' uomo

   l' art 9, inerente al paesaggio e alla tutela del patrimonio storico-artistico

 

[2] D.L.vo 152/2006

[3] Ultimo aggiornamento D.L. n. 5/2012