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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/03/2010  -  stampato il 08/12/2016


I pensionati una risorsa per lo Stato italiano

La terza età risulta essere una delle poche materie prime di cui il nostro Paese dispone. Per prima cosa dobbiamo abbandonare l’idea di concentrare la nostra attenzione sulla terza età, quella che comprende gli anziani di un tempo, per spingere la nostra analisi alla quarta età, quella fascia che fino ad alcuni decenni fa non era molto popolata.

Oggi il rapporto Censis ci dice che la nostra è una delle popolazioni più longeve dei Paesi civilizzati: contiamo già 14 mila ultracentenari e 450 mila ultranovantenni, mentre si prevede un incremento di tre mesi per ogni anno in modo tale che, nel 2020, le prospettive di vita saranno di 89 anni per gli uomini e di 93 per le donne.

A prescindere da queste ottimistiche previsioni anagrafiche, che possono perfino risultare un po’ inquietanti, quello che colpisce in tutte le indagini presentate è lo spazio che questi, che chiamerei nuovi vecchi, danno alla forza dei sentimenti, tanto da dichiarare che «la passione aiuta a essere migliori».

Spesso insegnanti avvertiti e preparati si lamentano di non riuscire a coltivare l’interesse dei loro allievi, incapaci di gestire le proprie emozioni.

Pare invece che tale capacità sia passata di mano e che siano gli anziani e i vecchi a esserne i depositari.

Il già citato rapporto annuale del Censis ci sottopone nuove prospettive per quanto riguarda questa fascia di età, che ormai è diventata amplissima, dagli ultrasessantenni agli ultranovantenni. Innanzi tutto si è fatto strada un nuovo concetto di longevità attiva, in base al quale i vecchi non sono più considerati un peso per la società, bensì una ricchezza, quel petrolio di cui il nostro Paese è materialmente sprovvisto ma che ricompare sotto forma di sentimenti, di affetti, di emozioni e che dà significato alla nostra umanità. Ciò, però, non basta. Sappiamo anche che questi vecchi sono capaci di avere progetti di vita, interessi da coltivare, nipoti da aiutare.

Hanno un autentico spirito civico che li fa partecipare attivamente alla vita della comunità; frequentano il volontariato, vanno a votare in percentuali maggiori della media e sono sostenitori di un comportamento sobrio, rispettoso dell’ambiente. Se poi ci addentriamo nelle indicazioni che gli specialisti danno circa la possibilità di controllare gli inevitabili processi degenerativi, scopriamo che il più valido antidoto consiste nella socialità, nella capacità cioè di comunicare con gli altri, di vivere accanto agli altri, di sacrificare eventuali conflitti e intolleranze sull’altare dell’amore. E non è un caso che per i grandi vecchi coniuge e figli siano il punto di riferimento fondamentale.

Senza dimenticare chi continua a frequentare, e non di rado, i partners sentimentali. E’ chiaro che non sono tutte rose e fiori e che, insieme a gravi problemi di salute, insicurezza e fragilità continuano a essere le trappole più insidiose.

Ma anche per queste pare che la ricetta consista nel programmare la propria vita, meglio anzi la propria giornata, non in base ai bisogni personali bensì tenendo conto delle necessità di coloro che amiamo.

Aiutare un figlio o un nipote in difficoltà, consolare un amico triste, dedicare qualche ora del proprio tempo per alleviare le pene di chi è meno fortunato di noi, possono essere le strategie vincenti contro l’inevitabile impoverimento dei nostri orizzonti.