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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/06/2016  -  stampato il 10/12/2016


Il carcere, un mix concentrato di situazioni che se non ben supportate, possono nel tempo alimentare un senso di malessere nel Poliziotto Penitenziario

In diverse occasioni, si è avuto modo di affrontare il tema importante del benessere del personale. L’input massimo risale proprio al 2010, quando è stato avviato dall’Amministrazione Penitenziaria, un percorso finalizzato alla realizzazione di misure concrete in tema di benessere organizzativo. 

In tale ambito al centro dell’attenzione, da ieri a oggi, deve rimanere quanto di più rilevante ovvero “la persona” che si traduce nel senso di appartenenza all’Amministrazione, alla motivazione ed al ruolo fondamentale della comunicazione tra colleghi e superiori gerarchici.

Proprio il rapporto tra colleghi e tra colleghi e superiori gerarchici rappresenta un aspetto fondamentale e, a tal proposito, è indispensabile creare dei momenti di confronto costruttivi capaci di favorire l’istaurarsi di un clima di collaborazione e lealtà.

A nulla portano gli ambienti ostili che non investono in tale ambito perché, si sa, come un clima di conflitto può soltanto impoverire e alimentare il disagio lavorativo.

Nei progetti di benessere del personale, a suo tempo, è stata menzionata la figura del “Facilitatore delle Relazioni” che dovrebbe essere presente in ogni realtà penitenziaria, scelta dal Direttore dell’istituto nella sua veste di Responsabile del benessere organizzativo perché dotata, a sua volta, di capacità di relazione, ascolto, osservazione e competenza nel riuscire a migliorare concretamente la sfera di relazioni che si realizzano nel posto di lavoro.

Il carcere, il più delle volte, si presenta quale mix concentrato di situazioni ad alta tensione che, se non ben supportate, possono nel tempo lasciare un senso di malessere nel personale in servizio.

Si pensi al personale che opera soprattutto nelle sezioni detentive ove sono presenti detenuti aggressivi ed autolesionisti, si può ben comprendere come un turno di 6 o 8 ore è evidentemente carico di stress; oppure quando ci si trova a dover dirimere una lite piuttosto violenta tra ristretti eccetera, eccetera.

Proprio in questo contesto, l’obiettivo chiave dovrebbe essere sempre quello di individuare i problemi lavorativi nello specifico e nell’operatività di tutti i giorni, affrontando di pari passo l’argomento caratteristico per trovare soluzioni più idonee e poter lavorare con maggiore benessere.

Lavorare in carcere, soprattutto nelle grandi realtà, spesso è sinonimo di ritmi frenetici dove difficilmente ci si ferma un attimo a focalizzare gli eventi, rischiando di sottovalutare, purtroppo, anche quelli che, se nel tempo vengono trascurati, rischiano a loro volta di diventare davvero un problema.

Il progetto in tema di benessere del personale, avviato sin dal 2010, si è fatto portavoce di elementi importanti; ad ogni modo, l’attenzione deve rimanere costante al fine, appunto, di non far disperdere nel tempo i buoni propositi prefissati.