www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/06/2016  -  stampato il 03/12/2016


Lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di un agente di Polizia Penitenziaria

Esimio Presidente Mattarella,

appartengo al Corpo di Polizia Penitenziaria da non tantissimi anni e, per la mia posizione, sarei, secondo la libretta, davvero l’ultimo a poterLe rivolgere delle righe come queste.

Si infrange, dunque, nuovamente il protocollo, quello che vedrebbe più appropriata una missiva di scuse, scrittaLe in forma solenne dall’Onorevole Ministro della Giustizia e condivisa dal Signor Capo del Dipartimento.

Eppure, qualcosa mi spinge a questa nuova infrazione: sarcasticamente oserei dire “che vuoLe che sia! Con noi, Lei ha visto di peggio ... ricorda quella Bandiera che esce dallo schieramento in un momento solenne nonostante la Sua presenza?!” .

Sarcasmo ed ironia a parte, però, sento il dovere di scriverLe perché Lei sa capire, e proprio dal basso della mia posizione vorrei raccontarLe gli umori di questi giorni, quelli che pervadono tutti noi dopo l’imbarazzante gaffe, fatta in occasione dell’Annuale del Corpo tenutosi presso la Scuola di Formazione di Roma, e che nessuno Le racconterà mai, son certo.

Errore di portata storica, non v’è alcun dubbio, del quale ognuno si rammarica tanto soprattutto perché molta della buona immagine del Corpo di Polizia Penitenziaria, che quotidianamente inseguiamo, va a farsi benedire in un sol secondo: come dire il contrario? In fondo la “forma è metà della sostanza!”.

Non v’è un modo, nemmeno remoto, per riparare. E se Lei, al di là dell’offesa al dettato istituzionale, ne fosse anche emotivamente rimasto deluso … beh ... non troverebbe un solo uomo in grado di darLe torto.

In fondo le parate e le cerimonie solenni, sebbene richiedano sforzi e sacrifici, devono essere eseguite alla perfezione e sono belle proprio per questo! Non è ammessa eccezione alcuna.

Sento in questi giorni mille considerazioni in merito; prima fra tutte “è colpa dello stress da cerimonia” … quasi fosse un virus che colpisce all’improvviso gli ignari componenti di uno schieramento costringendoli ad errori di grande portata.

Non condivido affatto: con la scusa dello stress si camuffa, invece, una realtà ancora più amara, che parte da lontano.

La verità, Signor Presidente, è che in questo momento storico, più che in altri, questo Corpo dello Stato vive in un totale abbandono, tanto nella forma quanto nella sostanza. La superficialità ha preso il sopravvento in ogni dove.

In primis, la qualità della formazione che ogni appartenente al Corpo riceve, fa ridere; i piani formativi, ad esempio, sono creati da personale civile, da professionisti della gestione delle risorse umane o della pedagogia, che nulla hanno a che fare con il mestiere del poliziotto penitenziario! Non conoscono il freddo delle chiavi d’ottone, non hanno mai indossato un’uniforme, perché spesso obiettori di coscienza, non hanno mai sentito il cattivo odore delle galere, non hanno mai incontrato il disagio che traspare negli occhi di chi è disperatamente recluso … eppure qualcosa conferisce loro il compito di formare il poliziotto penitenziario (… è un po’ come se i migliori Farmacisti stilassero i programmi formativi per i futuri Ingegneri!).  Ecco dunque, che le ore trascorse sui banchi sanno molto di psicologia; poco di operatività del ruolo o polizia giudiziaria; nulla, o poco più, di forma, cerimoniale e comando. La docenza poi, nel novanta per cento dei casi è affidata a dirigenti, avvocati, professori. Nessuno pensa di riempiere quelle cattedre con la vera esperienza di chi sta sul campo, di chi fa pratica quotidiana con il ruolo che ricopre!

Se Lei interrogasse ciascuno di noi, son sicuro, non troverebbe molti in grado di interpretare correttamente quell’ingiustificabile uscita del Vessillo dallo schieramento! La stragrande maggioranza pensa che possa trattarsi di un semplice errore, una banale dimenticanza all’interno di una sequenza di movimenti da imparare a memoria e senza un particolare significato! Che sarà mai? Ecco la nostra colpa: manca quell’essere formati come poliziotti, quella cultura dei simboli e delle prescrizioni che sono anche buona parte della nostra sostanza, in quanto forma! Non c’è più un solo corso di formazione nel quale si spieghi fino alla nausea, ad esempio, il perché dei colori della Bandiera, del come la si piega, del come la si custodisce o saluta. Questo induce all’indecisione e a quell’improvvisazione delle quali Lei ha toccato, con mano, i nefasti risultati!

Ecco perché poi nelle solenni cerimonie c’è chi fa il saluto militare e chi no.

Ecco perché un funzionario del Corpo può fare un errore così grossolano. Se oltre all’addestramento dei giorni precedenti, quel funzionario avesse posseduto una cultura di fondo sui simboli e sui significati di certi momenti, beh … sono sicuro che per nulla al mondo si sarebbe mosso dal suo posto prima di Lei.

Purtroppo, invece di un bel mea culpa, ora si fa la caccia alle streghe, si cercano incauti colpevoli, si minacciano provvedimenti punitivi esemplari.

Nessuno però riflette su quanto sia stato opportuno smembrare, come fatto nell’ultimo anno, l’Ufficio del Cerimoniale per esigenze di contenimento della spesa. Nessuno riesce ad ammettere che per questioni legate all’essere un Corpo di Polizia è necessario che tutti parlino la stessa lingua, che vestano cioè la stessa uniforme.

Come può il migliore dei Dirigenti sapere cosa sia lo spirito di Corpo? E come fa ad organizzare bene la Festa di uno dei cinque Corpi di Polizia dello Stato se non sente addosso i suoi simboli, le sofferenze, la mission, se non ha mai mangiato a mensa o dormito in caserma con gli altri colleghi?. In questo contesto l’Annuale del Corpo, se non è occasione per sbandierare ai quattro venti gli errori di un reparto schierato, diventa senz’altro momento per parlare dei diritti dei detenuti o per sfoggiare la migliore auto blu dirigenziale.

La nostra, d’altro canto, è una struttura monca, come Lei certamente saprà!

Ogni altra Forza di Polizia, ogni altro Corpo armato dello Stato ha vertici provenienti dalle sue stesse fila. Il Corpo di Polizia Penitenziaria ha ai suoi vertici numerosi magistrati, fra i migliori in campo ovviamente … ma molto avulsi dal contesto carcerario, quello vero, quotidiano, privo di scrivanie su cui trafficare in astruse teorie migliorative.

Ecco Signor Presidente, la Polizia Penitenziaria, che tanto Le ha mancato di rispetto con quel Vessillo, è figlia di questo contesto e nonostante tutto continua ad esserci: ogni giorno, nel più totale degli abbandoni, nonostante le delusioni, le difficoltà strutturali, gli Uomini e le Donne della Polizia Penitenziaria fanno del loro meglio, lavorano fianco a fianco con il disagio più vero, salvano vite e qualche disgraziata volta perdono la loro con inspiegabili suicidi. Ecco, questo è l’altro lato della medaglia, Signor Presidente, quello che non fa notizia, né nei telegiornali né nelle piazze, ma che ritengo sia giusto rappresentarLe e che forse andrebbe considerato quale contropartita ad un errore di cerimoniale! Siamo molto più di un Corpo poco formale, siamo spesso quell’ultimo baluardo di dedizione laddove sarebbe giusto mollare tutto e lasciare che il sistema vada a rotoli.

Signor Presidente, eccoci qui, tutti e 37.000 mila schierati, con la nostra abnegazione al servizio del Paese nonostante Le siamo potuti sembrare cerimonialmente maldestri!

Osiamo chiederLe di dimenticare questa spiacevole giornata e di tornare a trovarci in occasione della prossima ricorrenza, nel 2017, per festeggiare il nostro bicentenario.

La nostra grande capacità di risoluzione la sorprenderà, Le dimostreremo di poter far meglio dei migliori dei migliori!

 

Io Agente di Polizia Penitenziaria