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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/07/2016  -  stampato il 08/12/2016


Carcere duro 41-bis: solo un penitenziario su 12 risponde ai requisiti previsti dalla Legge

C’è soltanto una casa circondariale in Italia che risponde alle caratteristiche prescritte dalla legge (per altro con un intervento del governo Berlusconi, pacchetto sicurezza 2009) in materia di 41-bis: il supercarcere di Sassari Bancali, in Sardegna. E un altro sarebbe già pronto sempre sull’isola, nel comune di Uta, vicino Cagliari. Ma paradossalmente, a oltre due anni dall’inaugurazione, la sezione speciale per i 41-bis è l’unica della struttura a non essere utilizzata per ritardi nei lavori dovuti anche al fallimento della ditta appaltante. 

A Uta i posti per i 41-bis sarebbero 92, quindi potrebbero essere completamente assorbiti i detenuti della struttura che presenta le peggiori condizioni possibili in materia di carcere duro: ovvero quella di Parma dove sono stati e sono detenuti, tra gli altri, il capo dei capi di Cosa Nostra Salvatore Riina; in precedenza, per anni, il suo successore alla guida delle cosche siciliane Bernardo Provenzano, adesso a Milano Opera in sempre più critiche condizioni di salute; il Sandokan dei Casalesi Francesco Schiavone; il padrino leggendario della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo; e, sotto processo, Massimo Carminati, accusato dalla Procura di Roma di essere il capo indiscusso di Mafia Capitale. 

Così il rapporto della Direzione nazionale antimafia presentato nel gennaio 2015: “Le strutture che ospitano i detenuti sottoposti al 41 bis (dodici per 732 super criminali, ndr) sono nate spesso come strutture carcerarie femminili. Nate dunque con lo scopo, ben diverso ed addirittura opposto a quello che deve realizzare il regime di cui all’articolo 41-bis di promuovere la socialità tra le detenute, e con le conseguenti difficoltà strutturali che tali istituti hanno nell’impedire le comunicazioni interne alle carceri, nel senso che le celle spesso si trovano sullo stesso corridoio e che tale situazione rende, appunto, molto difficile impedire comunicazioni tra i detenuti, che poi possono essere veicolate in via indiretta all’esterno (ad esempio attraverso familiari di altri detenuti)”. 

È proprio il caso di Parma, dove Riina può conversare direttamente con altri tre detenuti, il dirimpettaio e i suoi due vicini potendo così raggiungere, attraverso il passaparola, tutto il corridoio. La legge del 2009 prevede per i 41-bis una possibilità di socializzazione
tra quattro detenuti al massimo. La stessa legge indica per 41-bis la detenzione in istituti di pena insulari. Le strutture delle isole di Asinara e Pianosa era state chiuse nel 1998. Questa caratteristica è rispettata soltanto da Sassari Bancali, quindi, in attesa che sulla stessa isola, la Sardegna, apra anche la sezione 41-bis di Cagliari Uta. 

Un altro particolare inquietante – che dovrebbe scongiurare le raccomandazioni della Commissione Manconi o l’introduzione di tecnologiche come le video chiamate di Skype se non nel reparto stesso anche soltanto nelle carceri dove ci sono sezioni 41-bis – emerge dal rapporto successivo della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo di Franco Roberti, presentato nel gennaio 2016: “Per quanto concerne il territorio, il controllo della provincia di Caltanissetta, suddivisa storicamente nei quattro mandamenti di Vallelunga Pratameno, Mussomeli, Gela e Riesi, sembrerebbe essere ancora oggi nelle mani di Giuseppe Piddu Madonia il quale, nonostante i numerosi anni di detenzione carceraria” al 41-bis continuerebbe a gestire i propri illeciti attraverso il suo circuito parentale e quello delle amicizie più fidate”. 

Tutto questo in un momento storico in cui, oltre al pericolo sempre vivo delle mafie esiste anche una minaccia internazionale più forte che mai, come si legge nelle pagine della stessa relazione della Dna: “Prima di affrontare il tema relativo all’importanza ed insostituibilità, nel quadro complessivo del sistema legislativo di contrasto al crimine organizzato, costituito dal regime detentivo speciale” del 41-bis “appare necessario segnalare l’importanza di un adeguato monitoraggio della numerosa popolazione carceraria di fede islamica, al fine di individuare possibili forme di proselitismo volte a realizzare, tra tale popolazione carceraria forme di radicalizzazione estrema della fede religiosa che ossa portare alla formazione di cellule terroriste, legate a Daesh”.

di Giampiero Calapà - Il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2016

 

RELAZIONE DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (gennaio 2015): periodo 1° luglio 2013 – 30 giugno 2014 (PDF 7MB)

 

RELAZIONE DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (febbraio 2016): periodo 1° luglio 2014 – 30 giugno 2015 (PDF 18MB)

 

GOM - Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria

 

Articolo 41-bis: il testo della Legge in vigore in Italia sul carcere duro per mafiosi e terroristi