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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/06/2016  -  stampato il 11/12/2016


Grave carenza di poliziotti nel carcere di Pavia. Interrogazione al Senato

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02958
presentata da
LUIS ALBERTO ORELLANA 
giovedì 23 giugno 2016, seduta n.645

ORELLANA, LANIECE, ANITORI, MOLINARI, Fausto Guilherme LONGO, ZIN, FUCKSIA, MORGONI, BATTISTA, MASTRANGELI, BIGNAMI, DE PIETRO, LIUZZI, LO GIUDICE, BERGER - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la casa circondariale "Torre del Gallo" di Pavia, seppur in condizioni di lieve sovraffollamento, desta più di qualche preoccupazione, con specifico riferimento al problema di manutenzione dell'edificio, la cui inadeguatezza va ricondotta alla costante mancanza di fondi;

altra grave carenza è quella riferita al personale, con un numero di addetti nettamente inferiore a quello necessario e agenti di Polizia Penitenziaria costretti agli straordinari e a fronteggiare singolarmente situazioni, in atto o in potenza, pericolose, quali aggressioni, tentativi di suicidio o atti di autolesionismo;

è bene inoltre specificare che la casa circondariale di Pavia ospita 300 detenuti protetti, la cui rieducazione richiede personale altamente qualificato e un continuo trattamento di natura riabilitativa, tuttavia l'amministrazione dovrà gestire l'imminente apertura di un polo psichiatrico, richiedente personale medico-sanitario ad oggi non individuato. La sezione psichiatrica ospiterà 20 detenuti, di cui 10 subacuti provenienti da altre carceri e ospedali psichiatrici giudiziari e 10 con vizio di mente subentrato;

a destare particolare preoccupazione è la condizione di un cittadino di nazionalità italiana affetto da patologia diabetica, le cui complicazioni hanno portato all'amputazione di un arto inferiore, costretto ad essere accudito nell'igiene quotidiana da un compagno di cella. Il signor A.G., sezione 1, non può lavarsi autonomamente perché il locale docce è sprovvisto dei corrimano e degli ausili necessari ai portatori di disabilità;

inoltre, le condizioni psico-fisiche del signor G. appaiono come manifestamente incompatibili con la detenzione in una casa circondariale;

i detenuti denunciano, altresì, il grave stato di decadimento delle sezioni 2, 5 e 6, nonché dei locali cucina del vecchio padiglione; inoltre nel locale docce va rilevata la costante presenza di muffe ed infiltrazioni, manopole usurate ed inutilizzabili, scarichi completamente tappati. Il servizio doccia deve pertanto essere effettuato in fasce orarie precise e solo in questo modo tutti i detenuti hanno la possibilità di provvedere alle proprie necessità di carattere igienico. Anche i locali della cucina versano in condizioni igienico-sanitarie particolarmente critiche, con la presenza di muffe, infiltrazioni, presenza di topi e calcinacci cadenti. La luce artificiale nella cella è fruibile solo tramite avvitamento manuale della lampadina pendente dal soffitto: operazione a rischio dell'incolumità fisica che richiede determinate abilità (non tutti i detenuti sono in condizioni di perfetta motilità);

premesso altresì che:

particolare preoccupazione destano inoltre le condizioni di vita della Polizia Penitenziaria;

difatti, l'organico è insufficiente, le divise carenti (fornite solo sporadicamente) e i turni di lavoro straordinario sistematici;

i locali della caserma contano 62 inquilini e 15 stanze inagibili per i danni provocati dalle infiltrazioni di acqua piovana penetrate dal tetto, dal sistema elettrico ed idraulico obsoleti e dalla scarsa manutenzione. Le camere singole o triple sono estremamente anguste, poco funzionali, con bagni inadeguati per qualsiasi necessità. È stata inoltre riscontrata una presenza massiccia di muffe e calcinacci che rendono l'aria irrespirabile ed insalubre; il tetto è in condizioni tali da permettere periodicamente ai residui piovani di infiltrarsi nel quadro elettrico, ragione per cui è stata rimossa parte dell'illuminazione;

è bene specificare che gli agenti di Polizia Penitenziaria che vivono nella caserma, nonostante le condizioni precarie della struttura, sono comunque tenuti a pagare delle spese mensili per il soggiorno (44 euro per una stanza singola e 66 euro per una tripla);

considerato che:

la Convenzione europea dei diritti dell'uomo non contiene alcun riferimento specifico alla condizione dei soggetti privati della libertà; a differenza di altri documenti internazionali, quali il Patto sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite del 1966 o la Convenzione americana sui diritti umani del 1969, l'art. 3 della Convenzione non statuisce alcun principio positivo di tutela in proposito;

la lacuna della Convenzione, tuttavia, è stata colmata dall'attività giurisprudenziale della Corte europea di giustizia e della Commissione, gli organi giurisdizionali del Consiglio d'Europa, i quali hanno operato fin dalla metà degli anni '60 per riempire questo vuoto normativo;

secondo la giurisprudenza elaborata a livello europeo sulla base dell'articolo 3 della CEDU, le condizioni detentive dei detenuti o delle persone sottoposte a custodia da parte della polizia sono rimesse alla tutela dello Stato, il quale è obbligato a garantire uno standard minimo delle condizioni delle carceri che tenga conto del rispetto della dignità dei detenuti;

la Corte si è occupata per la prima volta delle condizioni detentive dei soggetti privati della libertà nel caso Kudla c. Polonia dell'ottobre 2000, fissando incidentalmente un elenco degli obblighi positivi che la Convenzione crea in capo agli Stati, con specifico riferimento all'obbligo generale di garantire che la detenzione si svolga in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana, nonché all'obbligo di assicurare che l'esecuzione della pena non causi sofferenze e angosce superiori a quelle fisiologicamente intrinseche alla punizione detentiva;

tale orientamento è stato confermato in una sentenza successiva, ossia la Dougoz c. Grecia, grazie alla quale la Corte ha stabilito che le condizioni di detenzione non devono arrivare a rappresentare un serio danno alla salute del detenuto. Oggetto dell'analisi da parte dei giudici di Strasburgo sono state principalmente le condizioni igieniche, l'accesso a luce naturale o ventilazione, la possibilità di uscire dalla cella per un'attività ricreativa o lavorativa o, ancora, per svolgere esercizi fisici, l'assenza di privacy dentro la cella e, infine, ma non certamente meno importante, le condizioni di spazio all'interno dell'unità di detenzione;

una svolta decisiva sul tema delle condizioni di detenzione si ha con la sentenza Kalashnikov c. Russia, nella quale emerge che la condizione subita dal ricorrente non era il frutto di un atteggiamento ostile dell'amministrazione penitenziaria o delle guardie nei suoi confronti, al contrario la Corte sottolinea in vari punti che non si rinviene una volontà di umiliare o ledere il detenuto, ma che vi è stata una partecipazione attiva delle guardie ad alleviare le sofferenze laddove possibile. La Corte ha pertanto rilevato che le condizioni di detenzione del signor Kalashnikov sono sintomatiche di una grave insufficienza degli standard penitenziari della Russia e che la causa deldeficit strutturale è da imputare a ragioni economiche, con specifico riferimento alla mancanza di risorse finanziarie per modificare le infrastrutture, anche se vengono apprezzati gli sforzi per migliorare le condizioni di detenzione;

in tale sentenza la Corte ha stabilito che la sofferenza psichica e fisica patita dal ricorrente a causa del sovraffollamento e delle scarse condizioni igieniche, unita al periodo particolarmente lungo di detenzione in simili condizioni, hanno provocato una violazione dell'art. 3, indipendentemente dalla presenza di intenzionalità o meno di ledere o umiliare il detenuto da parte dell'amministrazione penitenziaria,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare, con specifico riferimento alla casa circondariale "Torre del Gallo" di Pavia, al fine alleviare quanto prima le condizioni di disagio e sofferenza dei detenuti e degli agenti di Polizia Penitenziaria;

se intenda provvedere a un rimodernamento delle carceri a livello nazionale e a una contestuale implementazione dei programmi di educazione e formazione dei detenuti, al fine di migliorare direttamente le condizioni sanitarie all'interno delle strutture e promuovere la riabilitazione sociale dei detenuti, valutando a tal fine l'opportunità di attingere al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), al Fondo sociale europeo (FSE) e al Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS).

(3-02958)