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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/06/2016  -  stampato il 08/12/2016


Emergenza suicidi negli Istituti detentivi. Interrogazione alla Camera

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13646
presentato da
MURA Romina
testo di
Giovedì 30 giugno 2016, seduta n. 645

   MURA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   al 22 giugno del 2016 i detenuti morti, per varie cause, nelle carceri italiane sono 44, di cui ben 19 sono suicidi;
   dal 2000 a oggi l'Italia vanta il triste primato di decessi nelle strutture di detenzione, con 2538 morti di cui ben 906 sono suicidi;
   nelle carceri italiane i detenuti si tolgono la vita con una frequenza 19 volte maggiore rispetto alle persone libere e, spesso, lo fanno negli istituti dove le condizioni di vita sono peggiori, quindi in strutture particolarmente fatiscenti, con poche attività trattamentali, con una scarsa presenza del volontariato;
   in molti casi le persone che si sono tolte la vita erano affette da malattie invalidanti e ricoverate in centri clinici penitenziari: l'allocazione in un determinato reparto rappresenta spesso il principale fattore di rischio, più che la gravità della patologia;
   uno studio recente dice che il 35 per cento dei detenuti soffre di disturbi psichiatrici;
   il fatto di raggruppare i detenuti in base al loro stato di salute contribuisce a far perdere ogni speranza;
   negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18 mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133 mila atti di autolesionismo;
   gli istituti penitenziari hanno l'obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti e l'Italia è certamente all'avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici;
   malgrado i buoni propositi, nel campo della prevenzione c’è ancora tanto da fare: le leggi ci sono, ma sono insufficienti e, in ogni caso, spesso manca un attento esame sui trascorsi delle persone che si sono tolte la vita, per cercare di capire da dove nascesse la loro disperazione;
   l'elemento che accomuna la stragrande maggioranza dei suicidi (sia di quelli appena arrestati che di quelli che stanno per terminare la pena) è la mancanza totale di prospettive, seppure in situazioni molto diverse tra loro;
   non c’è nessuna prospettiva di riottenere la rispettabilità persa per chi, da detenuto, attende il processo per mesi ed anni: anche se fosse assolto, non potrà più liberarsi dal marchio del sospetto;
   non c’è nessuna prospettiva di poter trascorrere utilmente la detenzione per chi sa di dover scontare molti anni: in tante carceri, spesso proprio quelle dove sono più frequenti i suicidi, il tempo della pena è tempo vuoto, dissipato lentamente aspettando il fine pena;
   non c’è nessuna prospettiva di poter tornare a vivere «normalmente» per chi è entrato e uscito troppe volte dal carcere e si sente condannato (anche in libertà) ad una vita ai margini, di solitudine, di sofferenza fisica e psicologica;
   servono provvedimenti concreti perché la situazione nelle carceri resta allarmante;
   occorre maggior attenzione agli strumenti che le leggi offrono per una carcerazione alternativa, dai domiciliari alla libertà vigilata;
   con l'avvicinarsi del caldo torrido, il disagio psichico all'interno delle carceri è destinato ad aumentare –:
   se non ritenga opportuno individuare nuove misure per ridurre al minimo il rischio che un detenuto si uccida, pur nella consapevolezza che tante situazioni personali sfuggono ad ogni tentativo di comprensione;
   se non ritenga urgente definire un programma di prevenzione del suicidio e l'organizzazione di un servizio d'intervento efficace, come misure utili non solo per i detenuti ma anche per l'intero istituto dove questi vengono implementati;
   quali iniziative intenda adottare per assicurare la tutela della dignità sociale delle persone incarcerate nell'attesa del processo, sia sul versante della piena applicazione delle leggi in vigore sia per quanto riguarda la necessità di pervenire a nuovi interventi normativi che dettino tempi certi per il processo penale e limitino al massimo la custodia cautelare e ogni forma di detenzione in carcere, se non per i reati più gravi dove sia acclamata la pericolosità sociale dell'individuo sottoposto a forme di restrizione della libertà;
   quali iniziative intenda adottare per assicurare che il significato della pena non sia vanificato, da comportamenti carcerari, attivi e passivi, che possano indurre il detenuto, soprattutto quelli più fragili, a scegliere la via del suicidio come unica soluzione alla carcerazione, vanificando così la funzione rieducativa che la Costituzione assegna al carcere. (4-13646)