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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/07/2016  -  stampato il 08/12/2016


Aveva ragione Gratteri, il Dap va abolito

Poco tempo dopo aver assunto l’incarico di Capo del Governo, Matteo Renzi chiamò il Procuratore Aggiunto di Catanzaro Nicola Gratteri affidandogli l’incarico di buttar giù una bozza di proposta di riforma della giustizia. Era il mese di giugno del 2014 e soltanto a gennaio del 2015 Renzi ricevette quella bozza accuratamente e dettagliatamente elaborata. 

Tra le tante articolazioni della giustizia, Gratteri si occupò anche dell’esecuzione penale e, a tal riguardo, ebbe modo di dire che il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è un carrozzone inutile, buono solo per elargire stipendi esagerati a una dirigenza della quale il sistema penitenziario italiano potrebbe benissimo fare a meno. Insomma, secondo Gratteri il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria andrebbe abolito. 

Com’è molto facile immaginare, Nicola Gratteri non è molto popolare a Largo Luigi Daga. Purtroppo per noi, Nicola Gratteri non è simpatico nemmeno a via Arenula, dove sia il Ministro Orlando che il Capo di Gabinetto Melillo non hanno affatto gradito l’invasione di campo del magistrato calabrese in una materia, la riforma della giustizia, che ritengono loro esclusiva competenza. 

Per questa ragione, la sua proposta di riforma del Corpo di Polizia Penitenziaria, da trasformare in Polizia di Giustizia, è stata osteggiata fin dall’inizio. Del resto, non potevamo certo pretendere che la pletora di dirigenti e magistrati che dirigono il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria si togliessero soldi e potere da soli... 

In effetti, l’unica speranza per noi poteva (e potrebbe) essere proprio quella di demandare ad una autorità esterna la facoltà di predisporre una riforma. L’occasione poteva anche essere quella del riordino delle carriere delle forze di polizia ma anche qui, purtroppo, al tavolo delle trattative siedono - sempre e comunque - i dirigenti del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. 

Il Corpo di Polizia Penitenziaria, pur non essendo forza armata con le stellette, è (o dovrebbe essere) un’organizzazione militarmente organizzata. Tuttavia, per avere strutture e gerarchie militarmente organizzate la catena di comando deve essere composta interamente da personale in uniforme. 

Le nostre gerarchie, invece, sono ibride laddove le nostre responsabilità di comando arrivano solo fino a dove cominciano quelle dei dirigenti penitenziari e dei magistrati. Insomma, come dire che la Polizia Penitenziaria è buona solo per eseguire gli ordini di altri. Questo Nicola Gratteri l’aveva capito bene, ed è perciò che aveva dedotto che la dirigenza penitenziaria e l’intero dipartimento dell’amministrazione penitenziaria erano “inutili” nell’economia dell’amministrazione dell’esecuzione penale italiana. 

Più o meno quello che noi del Sappe andiamo dicendo da venticinque anni a questa parte. 

A comprovare questo teorema basta citare la vicenda della Legge Meduri con la quale la dirigenza penitenziaria ha riformato se stessa, auto concedendosi benefici economici e di carriera. Così come la stessa dirigenza penitenziaria ha riorganizzato il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria col D.M. 2 marzo 2016, appropriandosi anche di quei pochissimi posti di funzione che erano rimasti – per residualità – alla Polizia Penitenziaria. Insomma, ce ne dobbiamo fare una ragione ...fino a quando al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria il potere sarà in mano ai dirigenti penitenziari non ci può essere alcuna speranza di riorganizzazione in termini di efficienza, efficacia e funzionalità per il Corpo di Polizia Penitenziaria.

Quindi, più che sprecare i nostri sforzi nel cercare di cambiare dall’interno un sistema che ci sta stretto e ci mortifica, dobbiamo concentrarci all’esterno del carrozzone, ad esempio al tavolo del riordino, rinnovando il nostro impegno su progetti come quello del passaggio al Ministero dell’Interno o, meglio ancora, su riforme come quella di Nicola Gratteri che ci voleva trasformare in Polizia di Giustizia. 

L’obiettivo finale, ad ogni modo, deve essere proprio quello di abolire il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria senza il quale – ne siamo convinti – la gestione e l’amministrazione delle carceri italiane sarà sicuramente migliore e più efficace.

 

Nicola Gratteri: stanno rimettendo mano all''ordinamento penitenziario ma nel modo esattamente opposto alle mie proposte