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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/07/2016  -  stampato il 03/12/2016


I Dirigenti sbagliano e i cittadini pagano

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, in data 6 aprile 2016, ha emesso una sentenza con la quale ha accolto il ricorso proposto da un appartenente alla Polizia Penitenziaria, il quale lamentava il mancato pagamento del compenso sostitutivo dei giorni di congedo ordinario maturati e non fruiti, negli anni 2008-2009-2010. Si tratta di un appartenente al Corpo che prestava servizio nella casa circondariale di Palmi. 

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Bisogna ricordare che presso la suddetta struttura la maggior parte del personale di Polizia Penitenziaria, da anni, ha accumulato oltre diecimila giornate di congedo non fruito per esigenze di servizio. Dobbiamo altresì evidenziare che come sindacato sono anni che denunciamo questo stato di cose all’Amministrazione penitenziaria, ma a tutt’oggi nulla è stato fatto per porvi rimedio. Anzi, alla richiesta del dipendente, di liquidazione del compenso sostitutivo delle ferie maturate e non fruite, relative agli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, per un totale di 212 giorni di congedo ordinario, il Provveditore regionale rispondeva che il compenso relativo agli anni 2008, 2009 e 2010 non gli spettava perché, in base alla normativa di settore, avrebbe dovuto fruirlo entro l’anno successivo a quello di spettanza. Per gli anni 2012 e 2013, invece, gli veniva riconosciuto il pagamento. Il Comandante di reparto aveva comunque fatto una relazione, nella quale affermava che il dipendente non aveva potuto fruire del congedo, a causa delle gravi carenze di organico. 

Conseguentemente il giudice affermava che le ragioni del diniego addotte dall’Amministrazione non sono condivisibili poiché, come affermato da costante giurisprudenza, il mancato godimento delle ferie non imputabile all’interessato non preclude l’insorgenza del diritto alla percezione dell’emolumento sostitutivo, in quanto il diritto al congedo ordinario (indisponibile, irrinunciabile ed inderogabile da parte del datore di lavoro, anche se pubblico) include automaticamente il diritto al compenso sostitutivo, ove tali ferie non vengano
fruite. 

Il Giudice, richiamando l’art 14, VII comma, del d.P.R. n. 395 del 1995, cosa che i nostri dirigenti dovrebbero conoscere molto bene, evidenziava come lo stesso sia un diritto irrinunciabile e non monetizzabile. Le uniche tassative ipotesi di deroga - scrive il giudice - a tale principio generale sono quelle previste dalle norme speciali di cui agli artt. 14, comma 14 del predetto d.P.R. n. 395 del 1995 e 18 I comma, del d.P.R. n. 254 del 1999, che consentono la monetizzazione del congedo ordinario soltanto all’atto della cessazione del
rapporto di lavoro, qualora la fruizione del congedo medesimo spettante a quel momento non sia consentita per documentate esigenze di servizio, ovvero per decesso, per cessazione dal servizio per infermità o per dispensa dal servizio del dipendente disposta dopo il collocamento in aspettativa per infermità. Il principio alla base di tale normativa è quello per cui sussiste il diritto del pubblico dipendente a percepire l’indennità per ferie non godute, oltre interessi e rivalutazione monetaria, nel caso in cui l’interessato sia privo di
piena autonomia ed insindacabilità nello stabilire quando collocarsi in ferie e vi sia prova dell’impossibilità a fruire del diritto al congedo per causa non imputabile al medesimo dipendente in quanto addebitabile ad obiettive esigenze di servizio ostative al relativo godimento. Quindi, il Giudice afferma ancora che al pubblico dipendente spetta un compenso sostitutivo delle ferie non godute che discende, indipendentemente dalla normativa di riferimento, direttamente dal mancato godimento, quando questo sia stato determinato da esigenze di servizio e non dalla volontà del lavoratore. Quindi, sempre in base a quanto afferma il Giudice, non è condivisibile quanto asserito dall’Amministrazione circa l’intervenuta decadenza dal beneficio della monetizzazione del congedo ordinario non fruito.

Per quanto riguarda la norma invocata dall’amministrazione sulla fruibilità entro l’anno successivo lo stesso giudice afferma che trattasi di limite temporale che rileva solo ai fini del congedo e non può ritenersi invece applicabile alla diversa fattispecie della  monetizzazione delle ferie non godute, che transita esclusivamente attraverso la presenza di ragioni di servizio che abbiano inibito al pubblico dipendente di fare uso del congedo medesimo. Il Giudice ha altresì condannato l’Amministrazione al pagamento delle
spese. 

Stessa sorte è toccata all’Amministrazione in altro procedimento davanti al Tar del Veneto, adito da un appartenente al Corpo, il quale si è visto negare l’applicazione dell’art. 42 bis del d.Lgs. n. 151 del 2001, che riconosce il distacco al dipendente, in presenza di un figlio minore di tre anni.

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Il giudice ha accolto il ricorso per vizio procedimentale, perché l’amministrazione non ha rispettato le disposizioni dell’art. 10 bis dello stesso d.Lgs, il quale prevede che nei procedimenti ad istanza di parte l’autorità competente, prima di adottare l’eventuale provvedimento di diniego, comunica tempestivamente al dipendente i motivi ostativi all’accoglimento della domanda. 

Anche in questo caso il Giudice ha condannato l’amministrazione al pagamento delle spese. E così decine e decine di altri casi che dimostrano l’incapacità o l’arbitrarietà delle iniziative di molti dirigenti. In Emilia Romagna, dal primo gennaio di quest’anno, sono stati discussi ben tredici ricorsi alla Commissione Arbitrale Regionale, delle quali quattro su Piacenza, quattro su Parma, due su Modena, due su Rimini e due su Reggio Emilia, strutture, queste ultime due, che hanno al vertice lo stesso dirigente. Nessuna sugli altri istituti, ovvero Bologna, Castelfranco Emilia, Ravenna, Forlì, Ferrara e Istituto penale per minorenni. 

Su dodici casi ci sono stati due rinvii, in una non sono state riscontrate violazioni e nelle altre nove, invece, sono sempre state riscontrate violazioni, il più delle volte all’unanimità. 

Ricordiamo che ogni volta che si riunisce la Commissione Arbitrale Regionale vengono convocati quattro dirigenti e quattro Comandanti di reparto che, in missione, con mezzi di servizio, si recano presso il Provveditorato Regionale. 

Abbiamo citato solo alcuni casi, tra i tanti che conosciamo, per evidenziare come le violazioni dei dirigenti, derivanti spesso da acclarata incapacità, altre volte da presunzione e supponenza di borbonica memoria, spesso causano ingenti danni all’erario, dei quali qualcuno dovrebbe chiamarli a rispondere. Ancora più grave è il fatto che, spesso, nonostante l’esito favorevole della sentenza o delle Commissioni arbitrali, il dipendente non ottiene giustizia, ovvero, prima di ottenerla, deve attendere mesi, se non anni. 

 

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