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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/07/2016  -  stampato il 04/12/2016


Intervento di Santi Consolo in Senato sulle forze di polizia ... ma lui parla di detenuti e rieducazione!

Navigando nel gran Mare di Internet, mi imbatto, quasi per caso, nel video sull’audizione del Presidente Santi Consolo, del 28 giugno, davanti le Commissioni Riunite Affari costituzionali.

La caratura della location e dei personaggi mi induce, con molta curiosità, ad “assistere” volentieri alla seduta anche perché si discute di razionalizzazione delle funzioni di polizia e dell’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nella Benemerita.

Monta in un attimo tutta la mia curiosità in merito all’intervento del Signor Capo del Dipartimento, monta in me l’attesa sulle sue riflessioni e, perché no, sulle parole che potrà pronunciare sul Corpo di Polizia Penitenziaria. Dico a me stesso “il Capo del Corpo siede ad un tavolo qualificato, saprà certamente raccontare a fondo dei suoi uomini, elogiarne le mille sfaccettature con l’orgoglio del buon padre di famiglia e dell’appartenenza”.

Sin dalle prime battute però scopro che si tratta di un goffo tentativo di promuovere se stesso, non il Corpo, di evidenziare un operato votato al risparmio e di un ulteriore perorare la causa dei funzionari tutt’ora in attesa di questo famigerato riallineamento!!!

Nulla di più, non un accenno alle criticità operative del Corpo di Polizia Penitenziaria, non una postilla sulla invivibilità delle carceri, sull’aumento esponenziale delle aggressioni al personale in servizio nelle sezioni o sulla mole di detenuti non più gestibili né dal comparto sicurezza né dalle variegate equipe trattamentali. Non ce n’è più per nessuno, dunque, ogni istituto combatte quotidianamente contro un sistema di gomma, dove lottare per un minimo di professionale decenza spesso viene confuso con un futile pretesto quando non è direttamente ignorato!

 

 

LEGGI IL TESTO DELL'AUDIZIONE DI SANTI CONSOLO

 

Quella che credevo essere una ghiotta occasione per accendere una qualificata luce sulle enormi problematiche del Corpo, in realtà diventa occasione per promuovere i progetti a sfondo rieducativo avviati in questi ultimi due anni grazie all’impiego dei detenuti. Ennesima occasione sprecata e confusa: si accede a certi scranni perché direttamente collegati alla Polizia Penitenziaria e poi si finisce per parlare dei detenuti! Assurdo….questo mal costume di confondere i due argomenti sta diventando una consuetudine!

In pochi secondi si racconta della brillante idea di avviare officine per la riparazione dei mezzi in uso al Corpo con l’obiettivo di ridurne notevolmente i costi e di produrre in casa “i certificati di conformità” alla circolazione.

Con quale competenza, mi chiedo? Quanti carrozzieri, meccanici o maestri del mestiere sono reclusi nelle nostre patrie galere per poter dar vita ad un progetto serio, che non si dissolva presto come una mera bolla di sapone e che, soprattutto, non costringa i poliziotti penitenziari a guidare vetture riparate alla buona, e, quindi, a rischiare ancor di più ogni giorno? Ed in più, invece di far nascere nuove specializzazioni per gli appartenenti al Corpo (meccanici, capi officina ecc..) mi chiedo, non sarebbe meglio riempire di veri contenuti le attribuzioni che già ci fornisce la Legge?

Penso alle tipiche funzioni di Polizia, concesseci, al pari delle altre Forze, dalla Legge e svuotate di contenuti, nella realtà dei fatti, da oscuri poteri perché, dicono, incompatibili con il nostro motto….!

Grave considerazione, certo, ma non mi perdo d’animo però, forse il discorso andrà meglio più avanti; vedo nel cilindro un’altra brillante questione: le scarpe in uso ai poliziotti penitenziari costano troppo. Meglio farle produrre dai detenuti degli istituti abruzzesi, costano meno e l’Amministrazione risparmia! Peccato però che i poliziotti penitenziari, nella realtà dei fatti, passino tutta la giornata in piedi, spesso costretti in paia di scarpe durissime, rimediate alla buona, con numerazione approssimativa! D’altronde il mal di schiena e di piedi, a fine giornata, non è certo il malanno di chi siede nelle stanze dei bottoni: di conseguenza nessuno pensa mai a stipulare una convenzione con la Geox, la Frau o la Nero Giardini!

Sarebbe troppo“benessere del personale” oppure “minimo sindacale”?

Perso in mille dubbi proseguo l’ascolto dell’audizione… fiducioso in un colpo di coda che possa evidenziare nel Capo l’orgoglio di essere tale, di appartenere, di guidare un Corpo che nonostante le mille difficoltà non smette di remare per cercare di salvare la barca in avaria!

Niente…. non arriva nulla di tutto ciò; nessuno slancio, nessuna riscossa! In più, le domande poste dai convenuti, al termine dell’intervento, fomentano in me un ulteriore dubbio: l’argomento del giorno, l’oggetto della convocazione era stato reso noto a tutti?

Affranto, resto lì a guardare lo schermo ormai fermo, perplesso sulla mia capacità di comprendere! Penso al buon prefetto Manganelli ed a quell’orgoglio che promanava in ogni suo intervento: i suoi uomini erano “i Suoi Uomini”, non una spesa da ridurre!

Forse è colpa mia….. ”d’altronde chi per questi mari va, questi pesci prende”! 

 

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