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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/07/2016  -  stampato il 24/11/2017


La campagna contro il 41 bis: prossima mossa sciogliere il GOM?

Ci sono delle situazioni in cui, paradossalmente, la realtà dei fatti supera ogni immaginazione, dando così la sensazione, a chi legge, che lo spauracchio del “carcere duro” per i capi mafia  sia solo un concetto residuale di una filosofia ormai superata nella sua genesi e svuotata nei suoi contenuti, rimanendo un mero atteggiamento da spot pubblicitario, se non fosse che, al pari degli altri reati, è prevista la sanzione della privazione della libertà personale.

Mi riferisco ai contenuti  dell’articolo apparso su “ Il Fatto Quotidiano” del 12 luglio 2016, dove vengono evidenziate le incongruenze tra la norma e l’effettività della sua applicazione nella gestione dei ristretti “in regime speciale 41 bis”, peraltro diversificata,  agevolata, in questo,  da un lato dalla previsione normativa rispetto alle risorse messe in campo, nei numeri e nella qualità del personale, per contrastare l’elusione della comunicazione con l’esterno al fine di recidere i collegamenti con l’attività mafiosa, dall’altra da una magistratura di sorveglianza che diversifica i pronunciamenti sugli stessi temi oggetto di ricorso, ma provenienti da soggetti diversi, a seconda della latitudine? o dell’ incidenza delle temperature climatiche? o dell’altitudine dal livello del mare ?, creando confusione e alleggerimento di un sistema di detenzione che va mantenuto per le sue finalità intrinseche e, condividendo le affermazioni  dell’ex procuratore Giancarlo Caselli, “ …il 41 bis …restituisce al mafioso in carcere lo 'status' di detenuto. Mentre prima (dell’introduzione del 41 bis) manteneva quello di boss operativo (anche sul versante delle stragi criminali). Col 41 bis (una norma intrisa del sangue e dell’intelligenza di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che fortemente l’avevano voluta da vivi) il carcere diventa una cosa seria anche per i mafiosi e la lotta alla mafia acquista un nuovo vigore che porta (in termini investigativo-giudiziari) a risultati di eccezionale rilievo”.

Crea apprensione, nell’attento lettore, il ruolo potenzialmente in  mano dagli avvocati, nella loro condizione di possibili veicolatori di informazioni. Se a ciò si aggiunge che vi sono casi di parentela con i ristretti, e che lo stesso difensore spazia da un assistito all’altro sul territorio nazionale ... a pensare male, forse, non si fa troppo peccato.

Immagino, perciò, che grande deve essere lo sforzo dell’Amministrazione nella preparazione del personale, a partire dai Direttori degli istituti e dei Comandanti specializzati per la gestione dei 41 bis, fino agli operativi in senso stretto, che, senza ombra di dubbio, sembra essere un passaggio obbligato fondamentale per garantire il rigore richiesto e la sicurezza, soprattutto in termini di prevenzione, il cui risultato non può prescindere da un personale, tutto,  qualificato e numericamente  adeguato.

 Se così non  fosse, come si possono confrontare gli attori di una stessa commedia se non hanno il medesimo testo da seguire in una rappresentazione unica e armonica e non si può recitare a canovaccio?

Ma immagino anche, da profano, che per tutte le attività che ruotano intorno a una gestione “speciale” dovrebbero essere impegnate un numero maggiore di operatori, e non solo, come riportato nell’articolo citato, le 600 unità di personale per 732 ristretti,  che sembrerebbero insufficienti anche se si considerassero le sole attività di routine” interne” alle sezioni,  senza tenere conto delle altre esigenze “esterne” di traduzioni per motivi sanitari, di giustizia, per i permessi,  tutti servizi, si legge, in crescita.

 Dunque, pur nel rispetto dei limiti alla compressione dei diritti inalienabili dei ristretti in regime speciale, peraltro presidiati e monitorati costantemente dalla Consulta e dalla Magistratura di Sorveglianza, una eventuale modifica del 41 bis, anche sotto l’aspetto amministrativo, non potrebbe che essere nel senso del suo sostanziale svuotamento.

Ma è questo l’indirizzo? E forse sarà per questo che di tanto in tanto circola voce della soppressione del Gruppo Operativo Mobile? O forse non c’è più il fenomeno mafioso in Italia e noi comuni mortali non ce ne siamo accorti? O forse il sangue di Falcone e Borsellino è stato raccolto in una ampolla e si fa sgorgare all’occorrenza come quello di San Gennaro?