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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/07/2016  -  stampato il 09/12/2016


Abbiamo trovato un Giudice a Berlino? Pietro Buffa boccia le promozioni del corridoio magico

Possiamo finalmente dire di avere trovato un “Giudice a Berlino”?

Sembrerebbe di si, visto che le scandalose promozioni per meriti eccezionali sono state fermate da una sola persona, l’unica che poteva evitare che l’amministrazione penitenziaria perdesse l’ultimo, flebile, barlume di decenza.

Questo Giudice a Berlino sembrerebbe essere il Direttore Generale del Personale, quel Pietro Buffa “demansionato” a Capo del Personale dopo che il Ministro lo aveva nominato (a voce) Vice Capo DAP, salvo poi  esser stato disarcionato dal più “esperto” Massimo De Pascalis.

Massimo de Pascalis è il nuovo Vice Capo DAP

Pietro Buffa è il nuovo Direttore Generale del Personale e delle Risorse

Il Dap prossimo venturo. Arriva Pietro Buffa alla direzione generale del personale: dirigente nuovo, ufficio vecchio

Contro ogni suo personale interesse, Buffa si è rifiutato di apporre la propria firma sulle promozioni, presumibilmente preoccupato di perdere la faccia di fronte a motivazioni che non rispondono alle previsioni normative e poco hanno a che fare con il buon senso e la decenza.

Per inquadrare meglio la vicenda, è necessario consultare il Decreto Legislativo 443/92, precisamente all’articolo 50, che recita: “Sulle questioni concernenti lo stato giuridico e la progressione di carriera del personale di cui al presente decreto esprimono parere specifiche commissioni … presiedute dal vice direttore generale dell'Amministrazione penitenziaria”. Infatti tutte le commissioni che si sono riunite il 5 maggio scorso, sono state presiedute proprio dal Vice Capo del DAP, Massimo De Pascalis.

Spuntano i verbali delle proposte di promozione per meriti eccezionali del "corridoio magico". La realtà supera l''immaginazione!

Dunque, rifiutandosi di apporre la sua firma per l’avallo dei decreti di promozione, di fatto, il Capo del Personale si è “messo contro” il Vice Capo DAP che, appena qualche mese prima, gli aveva “dimostrato” di godere di appoggi tali da poterlo sostituire sulla poltrona da Vice Capo, nonostante egli avesse già in tasca la nomina da parte del Ministro della Giustizia in persona.

Una semplice “ripicca”?

Non crediamo, ma se così fosse, il Capo del Personale si sarebbe “inimicato” pure il Capo DAP, considerato che tra le promozioni bloccate c’erano anche quelle a cui teneva lo stesso Santi Consolo avendo manifestato più volte il suo “personale apprezzamento”  per quei poliziotti che si sono occupati di mettere in piedi un’autofficina a Milano.

Intervento di Santi Consolo in Senato sulle forze di polizia ... ma lui parla di detenuti e rieducazione!

Chi glielo ha fatto fare, dunque, a Pietro Buffa di mettersi di traverso a Santi Consolo e Massimo De Pascalis? Se fosse solo una dimostrazione di forza o una semplice “vendetta” per la sua mancata nomina, sarebbe un vero e proprio “suicidio politico”, considerato il fatto che lo stesso De Pascalis è prossimo al raggiungimento della pensione … Secondo le logiche dipartimentali, sarebbe stato molto più proficuo, per Buffa, firmare le promozioni eccezionali proposte dal Presidente delle commissioni (alle quali anche il Capo DAP era interessato), attendere il pensionamento di De Pascalis e magari riceverne in cambio anche un appoggio per una sua eventuale ri-nomina a Vice Capo DAP.

La poltrona che scotta. Intervista immaginaria con il Capo DAP sulla scelta del suo Vice

Quindi le possibilità sono due: o Pietro Buffa non conosce l’antico proverbio siciliano “Calati juncu ca passa la china”, oppure siamo di fronte ad un Dirigente dello Stato che intende assolvere al suo mandato con rarissima onestà intellettuale, a discapito del suo personalissimo interesse e fregandosene delle eventuali ripercussioni da parte dei suoi due “superiori” ... che prima o poi potrebbero arrivare.

Non deve passare inosservato, infatti, che la mancata firma su di un atto già deliberato, deliberato oltretutto da una commissione presieduta da un “superiore”, anche se legittima (e in questi casi anche necessaria a preservare la faccia all’amministrazione stessa), è un evento che non si è MAI verificato prima al DAP, a memoria d’uomo. Il concreto rischio è quello di incrinare prassi consolidate nel DAP che prevedono appunto che i “giunchi calino la testa quando passa la piena …"

Quali saranno le “punizioni” per questo atto di “insubordinazione” commesso dal Capo del Personale? Lo vedremo nei prossimi mesi.

Per ora godiamoci questo fiero rifiuto del Capo del Personale di apporre la sua firma a dei provvedimenti di "promozione per meriti eccezionali"  inadeguatamente motivati.

Auspichiamo ora che al Capo del Personale arrivi l’appoggio di tutti quei poliziotti penitenziari che ogni giorno si recano al lavoro per svolgere con onestà e sacrificio il proprio compito al servizio del Paese, nonostante l’indifferenza e la mancanza di riconoscenza dei vertici del DAP.

 

La stessa mano pronta a firmare le promozioni del corridoio magico è presa dai crampi quando deve firmare per chi se le merita davvero!