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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/07/2016  -  stampato il 08/12/2016


L’art.79 dell’Ordinamento Penitenziario: una disposizione transitoria di oltre 40 anni

Come è noto l’Ordinamento penitenziario approvato nel 1975 ha innovato in modo radicale il sistema penitenziario italiano, sostituendo il regolamento carcerario fascista del 1931.

Il nuovo assetto normativo si basa sui principi di legalità, tutela giurisdizionale delle posizioni soggettive, rispetto del principio di umanità della pena, separazione dei ristretti secondo la posizione giuridica, uguaglianza e tutela dei diritti compatibili con lo stato di detenzione.

Tuttavia l’ordinamento penitenziario, più volte oggetto di riforme significative, si presenta ancor oggi come un complesso di norme i cui naturali destinatari sono soggetti adulti e mal si adatta alla peculiarità dell’intervento penale minorile e, soprattutto mal si raccorda con gli istituti del processo minorile che prevedono le varie possibilità di evitare la carcerazione.

L’art. 79 dell’ordinamento penitenziario recita: “ Le norme della presente legge si applicano anche nei confronti dei minori degli anni diciotto sottoposti a misure penali, fino a quando non sarà provveduto con apposita legge". Questa norma ha dichiaratamente carattere transitorio e lascia intravedere una volontà legislativa di regolare la materia per i minori attraverso criteri di specialità.

La norma contenuta nell’art. 79 fu inserita nell’ordinamento penitenziario alla fine dell’iter parlamentare per evitare che una volta abrogato il vecchio regolamento si verificasse una lacuna all’interno dell’ordinamento, risultando impossibile varare contemporaneamente una riforma complessiva del settore minorile per la quale era stato predisposto un apposito disegno di legge. L’art. 79 è dunque una disposizione chiaramente transitoria a cui però non ha fatto seguito, da oltre 40 anni, un’attività legislativa volta a regolare in maniera specifica il settore dell’ordinamento penitenziario minorile.

La materia resta quindi regolata dalla legge 354/1975 con qualche modesta deroga contenuta nel regolamento d’esecuzione modificato con il D.P.R. 230/2000 in materia di vestiario, alimentazione, accompagnamento al lavoro all’esterno e attività sportive. Una maggiore attenzione all’esecuzione di pena nei confronti del minore è stata posta in occasione di alcune modifiche legislative: l’art. 30 ter secondo comma ordinamento penitenziario, aggiunto dalla legge 663 /1986, consente per i minori una più ampia durata del permesso premio ed è ammessa all’art. 47-ter primo comma n. 4 ordinamento penitenziario la detenzione domiciliare per i minori in ragione di particolari esigenze di salute, studio, lavoro e famiglia.

Le denunce dell’inerzia del legislatore non hanno finora condotto all’approvazione di riforme legislative. Questa mancanza di interesse è da imputare secondo alcuni anche ad una inerzia del mondo politico, lasciando intravedere una volontà di tutelare le istanze di difesa sociale anziché la condizione minorile, in ossequio alle politiche che hanno caratterizzato il nostro paese negli ultimi anni.

Non resta quindi che prendere atto di una preoccupante superficialità del legislatore di fornire una concreta risposta al tema dell’esecuzione penale minorile. La mancata approvazione dell’ordinamento penitenziario specifico per i minori è uno dei punti oscuri dell’intera giustizia, tanto che negli anni sia la giurisprudenza di merito e soprattutto quella di legittimità si sono trovate più volte a dover adattare o correggere le norme contenute all’interno dell’ordinamento penitenziario proprio per la peculiarità della materia minorile.