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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/08/2016  -  stampato il 05/12/2016


Ma se critichi tutti, non hai mai pensato di essere tu il problema?

C’era una volta un calzolaio incapace che, a causa della sua mal destrezza, non aveva clienti e finì in miseria. Per non morire di fame, il calzolaio escogitò un raggiro: si trasferì in una nuova città dove era sconosciuto e, sotto falso nome, si fece passare per un famoso medico. Con arguti espedienti, e grazie all’abilità dialettica, spacciò come sua grande specialità un antidoto contro ogni tipo di veleno. Purtroppo per lui, però, il Re di quella città cadde molto malato e, sentita la sua fama, lo mandò a chiamare per farsi curare. Giunto al cospetto del Re, questi volle metterlo alla prova e lo invitò a bere un potentissimo veleno per dimostrare, poi, l’efficacia dell’antidoto su se stesso. A quel punto, terrorizzato dalla prova e dalla paura di morire, il ciabattino confessò l’inganno e spiegò di essere diventato medico famoso non per le sue capacità ma per l’ingenuità e la credulità della gente.

Dopo la confessione, il Re convocò tutta la cittadinanza sotto al Palazzo reale.

“Quanta stoltezza aleggia in questa città” disse alla folla “se tutti hanno messo la propria vita nelle mani di colui al quale nessuno voleva affidare nemmeno i propri piedi. La vostra ingenuità è davvero un affare per chi non ha scrupoli ad approfittarne”.

Credo che questa favoletta di Fedro, ripresa da un precedente racconto di Esopo, rappresenti in maniera chiara ed evidente l’indole di quei personaggi che, incapaci di fare qualcosa di concreto e costruttivo, si servono della mistificazione, della tendenziosità e del sotterfugio per cercare di manipolare la realtà e presentare se stessi agli altri per quello che non sono e non saranno mai. Di solito, questi individui cercano di migliorare sempre più la propria eloquenza, per riuscire meglio ad ingannare gli altri. Quasi sempre costoro sono maestri della critica, perché criticare gli altri è di gran lunga più facile di fare qualcosa di concreto.

Non a caso si dice che “la critica è l’arte di chi non sa fare”.

Ingenuità e credulità della gente, poi, fanno il resto e rendono facile la vita di queste persone.

"Sono tanto semplici gli uomini e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare." Diceva Niccolò Machiavelli.

E il buon Totò, in uno dei suoi film più famosi, Totòtruffa 62, sosteneva che: “Lo so dovrei lavorare invece di cercare dei fessi da imbrogliare, ma non posso, perché nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro.”

Purtroppo, il sindacato, così come la politica, è l'habitat naturale di affabulatori, incantatori e prestigiatori della parola. L’unico requisito necessario a questi personaggi, è il saper parlare e scrivere decentemente o, quantomeno, in maniera adeguata all’arte della mistificazione.

In ambito sindacale, questi soggetti ricorrono continuamente alla critica perché vorrebbero che gli altri (colleghi e organizzazioni) fossero diversi da quello che sono, nella consapevolezza che loro non potranno essere mai alla loro altezza.

Non a caso, Nietzsche diceva che più ci innalziamo e più sembriamo piccoli a quelli che non possono volare.

Purtroppo, però, qualche volta le calunnie e le maldicenze non ci lasciano indenni. Basti pensare a casi come quello di Girolimoni o, per restare più vicini a noi, alla vicenda Cucchi.

Girolimoni, nonostante fosse stato scagionato completamente da ogni accusa, rimase sempre colpevole nell’immaginario collettivo, tanto che il suo nome a Roma viene spesso usato come sinonimo di mostro.

La vicenda Cucchi, poi, nonostante tre sentenze assolutorie e inoppugnabili riscontri probatori, ha lasciato ferite insanabili agli sfortunati colleghi coinvolti e ha gettato ombre sulla correttezza e sulla onorabilità del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Ancora oggi aspettiamo le scuse di Ilaria Cucchi per tutte le accuse rivelatesi infondate contro i colleghi e, aggiungerei, aspettavamo anche quelle del sindacalista che si è presentato nella sua stessa lista alle elezioni politiche del 2013.

Invece, la Cucchi ha continuato dritta per la sua strada, senza voltarsi neppure un attimo a guardare quali conseguenze avevano prodotto le sue accuse infondate nella vita di tre persone innocenti e il sindacalista è tornato alla sua comoda poltrona, dalla quale ha ricominciato a sputare sentenze contro tutto e contro tutti, come se non fosse successo niente.

Infatti, dopo un breve periodo di silenzio per decenza, ha ricominciato a criticare a destra e a manca senza alcun pudore.

Tempo fa mi sono imbattuto in una fantastica vignetta di Mafalda (la ragazzina disegnata da Quino) che sosteneva: “ … se critichi tutti non hai mai pensato di essere tu il problema?”

Tutto sommato, parlare del Sappe è facile ...essere come il Sappe, invece, è molto difficile e, per qualcuno, direi proprio impossibile.