www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/08/2016  -  stampato il 09/12/2016


Le minacce dello "stato islamico" e le ripercussioni sul sistema sicurezza

Il 22 luglio l’Amministrazione ha diramato una nota informativa di allertamento, che fa riferimento a notizie acquisite tramite l’Organo Ufficiale informativo (probabilmente AISE), il quale ha comunicato il possibile rischio di azioni ostili nei confronti delle Forze di Polizia.

Nel comunicato informativo si evidenzia, inoltre, che uno dei target potrebbe essere il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria che opera all’interno degli Istituti di Pena.

I solerti vertici Dipartimentali, per lavarsi la coscienza hanno quindi provveduto ad emettere la predetta nota di allertamento.

Da attento osservatore,  la mia visione critica, e spero costruttiva, mi porta a notare che oltre il mero compito ordinario, che equivale a: "Mi raccomando state attenti ..." purtroppo non si è andati, diciamo che siamo al livello del papà benevolo e comprensivo che raccomanda al proprio figliolo, di stare attento a scuola, quando la maestra spiega le tabelline.

In effetti, nulla di concreto nella circostanza è stato fatto, ad esempio sempre quel famoso buon senso avrebbe quanto meno dovuto far rivedere in parte le disposizioni impartite con la circolare 3649/6099 del 22 luglio 2013, con la quale sono state individuate le linee guida della tanto sbandierata  “sorveglianza dinamica”, non pretendo che ci si dovesse orientare sine die verso la riorganizzazione dei famosi Nuclei V.E.II.PP. ma almeno non limitarsi all’inoltro ordinario di una notizia che tra le tante caratteristiche che possiede, l’unica di cui è carente, è proprio la così detta ordinarietà.

In effetti, anche un non addetto ai lavori avrebbe rilevato che nelle minacce del presunto portavoce del sedicente stato islamico non vi è nulla di ordinario, basterebbe in effetti guardare quanto accaduto di recente molto vicino a noi, Francia e Germania ad esempio.

Mio malgrado, devo rilevare altresì che la superficialità nell’utilizzare le iniziali in maiuscolo nell’indicare appunto lo stato islamico, sembra essere una sorta di legittimazione di uno stato che a mio modesto avviso non esiste.

Ora, quella che può sembrare una semplice formalità, agli occhi di chi si sente legittimato a dichiararsi come uno Stato sovrano è una sorta di investitura ufficiale, ora non è difficile comprendere che a livello psicologico questa investitura formale può avere un peso specifico tutt’altro che trascurabile.

Spero che mi sia perdonata questa breve digressione, ma la ritengo fondamentale, quanto fondamentale ritengo sarebbe rivedere tutte le procedure di sicurezza sia esterne che, a maggior ragione, interne.

Non voglio avere la pretesa di delineare io tali linee guida, ritengo però doveroso segnalare che un minimo di concretezza in più non avrebbe di certo fatto male, anzi tutt’altro.

In effetti, mi permetto di far notare due semplici particolari:

I vertici del Dipartimento non sono dei semplici operatori socio pedagogici, anzi vista la rilevanza dell’incarico, direttamente correlata ad un trattamento economico di tutto rispetto e la responsabilità che grava su di loro per quanto attiene la sicurezza e l’incolumità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria, forse è il caso che si metta mano immediatamente all’aspetto sicurezza senza perdere tempo.

L’altro aspetto, non meno importante, è che siamo noi poliziotti penitenziari e le nostre famiglie, alla fin fine, a vivere le nostre preoccupazioni e la vostra superficialità.