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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/08/2016  -  stampato il 09/12/2016


Eventi critici in carcere: sempre pił difficile gestire le emergenze

Il 28 giugno il Sappe ha tenuto una manifestazione presso il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria a Bologna, per denunciare le gravi criticità che ci sono in regione, con particolare riferimento agli istituti di Piacenza, Reggio Emilia e Modena, anche se pure negli altri la situazione non è molto migliore.

Per esempio, a Rimini, Ferrara e Forlì manca un direttore titolare da molto tempo, ma l’amministrazione sembra non curarsene molto, continuando a mandare in missione a Rimini il direttore di Reggio Emilia, il quale fa già fatica a gestire l’istituto di cui è titolare, non tanto per le difficoltà insite nell’istituto stesso, ma per le scelte a volte discutibili.

A Ferrara viene inviata in missione la direttrice di Ravenna, mentre a Forlì la vice direttrice di Bologna, dove la titolare è costretta a svolgere la sua delicata funzione senza neanche un sostituto, ovvero un altro dirigente che possa coadiuvarla nella sua quotidiana attività.

E pensare che al Dipartimento ci sono circa venti dirigenti in esubero.

A segnare il livello di guardia negli istituti emiliano romagnoli sono senz’altro gli eventi critici. Infatti, nel corso del 2015, si sono verificati 828 gesti di autolesionismo, 117 tentativi di suicidio, 435 aggressioni, 98 ferimenti, 2 tentativi di omicidio, 109 danneggiamenti a beni dell’Amministrazione, 5 suicidi e 4 decessi per cause naturali tra i detenuti.

Certo, la situazione, da questo punto di vista, in generale, non è migliore in molti altri istituti del Paese, ma ci sono punte che devono far riflettere, soprattutto l’amministrazione. Abbiamo denunciato più volte la situazione di Verona, dove sono state trovate decine di telefoni cellulari, e così tante altre.

L’amministrazione, regionale e centrale, però, non può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia, fingendo che non stia succedendo nulla di grave, perché così non fa altro che rendersi corresponsabile delle gravi inefficienze che ci sono in alcune realtà, piuttosto che in altre. Non si tratta di affrontare il solito, pur grave, problema della carenza di organico, ma di dare un assetto funzionale e funzionante ad alcune strutture, dove i vertici farebbero bene a cambiare mestiere, o professione, considerato che si sono dimostrati, a nostro giudizio, a dir poco inadeguati.

Come non ricordare l’episodio di Piacenza dove la direttrice, in presenza di una relazione di servizio di un assistente capo che riferiva di aver sentito inneggiare all’ISIS durante una rivolta in carcere, invece di limitarsi a trasmettere gli atti agli organi competenti, ha cercato di smentire le organizzazioni sindacali che avevano denunciato l’accaduto alla stampa, facendo a sua volta un comunicato stampa.

La situazione nelle carceri italiane è sempre più difficile, anche a causa di una organizzazione che negli ultimi anni ha tenuto in scarsa considerazione la sicurezza, lasciando ampia libertà di movimento anche ai detenuti che non rispettano le regole. Infatti, gli eventi critici (aggressioni al personale di Polizia Penitenziaria, danneggiamenti ai beni dell’amministrazione, gesti di autolesionismo, tentativi di suicidio ecc.) crescono in maniera esponenziale. Nel corso del 2015, nelle carceri italiane, ci sono stati 7.029 atti di autolesionismo, 69 decessi per cause naturali, 39 suicidi, 4.688 colluttazioni, 921 ferimenti, 7 tentativi di omicidio, 956 tentativi di suicidio.

Quest’ultimo dato deve far riflettere molto sulla professionalità della Polizia Penitenziaria, spesso accusata ingiustamente di maltrattamenti e percosse verso i detenuti. Infatti, quei 956 detenuti, senza l’intervento immediato della Polizia Penitenziaria, avrebbero portato a termine la loro volontà suicidaria.

E’ pur vero, però, che a fronte di difficoltà derivanti da carenze strutturali, da carenze di uomini e mezzi, ci sono situazioni imputabili esclusivamente alle responsabilità dei vertici delle strutture periferiche e, spesso, anche regionali. In Calabria, per esempio, il Provveditore ha rivisto le piante organiche, riducendo sensibilmente quello di Crotone, e alle lamentele del sindacato ha sempre risposto che l’organico era più che adeguato, salvo, poi, chiudere il Nucleo Traduzioni e Piantonamenti fino a settembre prossimo, col sopraggiungere dell’estate, in presenza della necessità di fare il piano ferie.

Delle due l’una: o l’organico era adeguato, come lui stesso ha più volte sostenuto, per non smentire se stesso, oppure non lo era, come dimostra il provvedimento di chiusura del Nucleo, per consentire al personale di andare in ferie.

A Modena ci riferiscono che circa 100 colleghi stanno per presentare domanda di distacco in altre sedi, perché la situazione è diventata ormai intollerabile, sia per i rapporti con i vertici, sia per l’ingestibilità di una popolazione detenuta ormai incontrollabile, che aggredisce ogni giorno, anche più volte al giorno, il personale.

Tutto questo è anche frutto della scellerata politica degli ultimi anni, che ha allentato pericolosamente il regime disciplinare e sanzionatorio, a favore di una illusoria responsabilizzazione degli stessi detenuti che dovrebbero autoregolamentarsi ed autogestirsi, ma non mancano gravi responsabilità in ambito locale.

Pura illusione, quella dell’autoregolamentazione, visto che si tratta di persone che non sono state in grado di autoregolamentarsi ed autogestirsi fuori, figuriamoci se possono farlo in carcere, terreno fertile per ogni tipo di cultura criminale. In carcere possono rispettare le regole nella misura in cui c’è qualcuno che glielo impone, con le buone o con le cattive maniere, intese non come prevaricazione, ma come regime disciplinare e sanzionatorio adeguato al comportamento tenuto.

A Reggio Emilia, per esempio, si sono inventati i massaggi shiatsu, per far rilassare i detenuti, mentre il personale di Polizia Penitenziaria schiatta dal caldo nelle garitte. Questi sono alcuni dei tanti esempi che riguardano i nostri istituti penitenziari e rispetto ai quali l’amministrazione ed il Ministro dovrebbero intervenire.

Altro che Stati Generali dell’Esecuzione Penale, qui manca l’ABC del buon governo.