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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/09/2016  -  stampato il 03/12/2016


Politiche di prevenzione della devianza minorile

L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), nel settembre del 2015, ha stabilito i diciassette obiettivi prioritari da perseguire nei prossimi quindici anni nelle singole politiche degli Stati Membri, fra i quali emergono, per la loro specifica rilevanza, quello della priorità di una adeguata istruzione-educazione, quello dell'eliminazione della povertà e quello di dare un lavoro dignitoso soprattutto ai giovani.

Per quanto concerne il primo, considerato che l'organizzazione scolastica costituisce sicuramente uno strumento importantissimo di prevenzione della devianza minorile, in Italia il Governo Renzi ha stanziato già fondi rilevanti per il restauro degli edifici scolastici talora poco agibili e in condizioni di pericolosità per la sicurezza degli utenti. Di più il 23 novembre 2015 ha annunciato il finanziamento di un miliardo di euro per sopperire alle maggiori esigenze di sicurezza e controllo del territorio in seguito all'incremento inquietante e devastante dei fenomeni di terrorismo promossi dal cosiddetto califfato (isis o daesh) unitamente ad una pari somma per finanziare la cultura e l'istruzione, riconoscendovi in essa un'arma potente per contrastare la “cultura” della violenza criminale non solo terroristica ma anche generale, in cui è sicuramente compresa la devianza minorile.

Invero l'intervento della scuola - e di tutte le altre strutture educative - è sicuramente prioritario per una educazione alla legalità dei nostri giovani, costituendo il nerbo di una formazione alla solidarietà concreta verso il più debole, e rispetto dei diritti umani inviolabili, come sancito solennemente dall'articolo 2 della Costituzione, e conseguentemente, in particolare, una seria e concreta prevenzione alla devianza-criminalità dei minori.

Già gli antichi romani usavano affermare “mens sana in corpore sano”- seguendo l'insegnamento di Giovenale nelle Satire, X, 356 - sottolineando, in tal modo, la necessità di una educazione integrata per la formazione del buon e onesto cittadino (“cives romanus sum”, frase che affermava una coscienza civica piena di solennità , coscienza che purtroppo abbiamo bisogno di riaffermare, soprattutto da parte dei giovani, in questi tempi oscuri, come argine per la percepita violenza dilagante).

Per quanto concerne la povertà, soprattutto della famiglia, che costituisce sicuramente la primissima fonte educativa, si devono segnalare, in Italia, varie politiche proposte per combatterla, almeno parzialmente, dal punto di vista economico e sociale. In particolare si dovrebbe, a mio parere, approvare una legge sul cosiddetto quoziente familiare (su cui sono state presentate varie proposte di legge, da ultimo, il disegno di legge presentato dai senatori Zeller, Berger e Fravezzi il 15 marzo 2013) al fine di riconoscere un giusto sollievo economico alle famiglie più numerose, tale da poter anche incidere sull'eventuale abbassamento della soglia della commissione di reati per finalità economiche da parte dei suoi membri minorenni. Indubbiamente poi, dal punto di vista sociale, l'obbligo dell'assistenza morale verso i figli, introdotto dal decreto legislativo n. 154 del 2013, va sicuramente nella giusta direzione di responsabilizzare maggiormente i genitori a seguire con la massima attenzione l'evoluzione psico-fisica e sociale dei loro minori, facendo particolare attenzione a sensibilizzarlo sul “pericoloso” uso del computer ove questo fosse indiscriminato .

Per quanto concerne il terzo obiettivo precitato indicato dalle Nazioni Unite, appare utile proseguire, con un miglioramento del decreto legislativo n. 81 del 2015, sulla riforma dell'organizzazione del lavoro in Italia (cosiddetto “jobs act”), una nuova politica sul lavoro idonea a garantire ad ogni persona, soprattutto ai giovani, un onesto e dignitoso lavoro, che costituisce una barriera importante alla devianza e alla prevenzione della deriva criminale in generale. Oltre alle politiche concernenti gli obiettivi ONU, si devono indicare anche le politiche d'incremento del numero e delle qualità dei servizi sociali e delle case famiglia di accoglienza per minori abbandonati, che possono costituire una grandissima risorsa per la prevenzione e il recupero del crimine minorile.

Sicuramente da rafforzare è poi la figura dell'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza a livello nazionale, istituita con legge 12 luglio 2011 n. 112, nominato ogni quattro anni d'intesa fra i presidenti di Camera e Senato della Repubblica, con rilevanti e delicati compiti di prevenzione, controllo e garanzia per i minori, al fine di dare attuazione alle precitate Convenzioni ONU di New York del 1989 e quella europea del 1996 sui diritti dei fanciulli, “con poteri autonomi di organizzazione, con indipendenza amministrativa e senza vincoli di subordinazione gerarchica”. Invero la lettera E) del primo comma sottolinea la particolare attenzione alla tutela del diritto alla salute del minore, impegnando l'Autorità a “garantire pari opportunità all'accesso alle cure nell'esercizio del loro diritto alla salute” assicurando , inoltre “pari opportunità nell'accesso all'istruzione anche durante la degenza e nei periodi di cura”. Nella lettera G), sempre del primo comma, la legge prevede un potere di stimolo e di suggerimento che l'Autorità Garante dovrebbe esercitare verso qualunque istanza amministrativa o di Governo. Nella lettera H), l'Autorità Garante “segnala, in casi di emergenza, all'autorità giudiziaria e alle forze dell'ordine la presenza di minorenni in stato di abbandono”. Nella lettera I) “formula osservazioni e proposte sull'individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali relativi alle persone minori d'età” e “vigila” sul loro rispetto (ai sensi dell'art. 117, comma secondo lett. M) della Costituzione). Il comma 9 della predetta legge prevede che l'Autorità Garante deve segnalare “situazioni di disagio...o abusi che abbiano rilevanza penale” alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni ovvero al Tribunale Ordinario.

L'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza deve presentare ogni anno, entro il 30 aprile, una relazione al Parlamento sull'attività svolta. Chiaramente gli importanti ed estesi incarichi di garanzia (che talora possono invadere il campo, sovrapponendosi, ai compiti della Commissione Parlamentare Bicamerale sull'infanzia e l'adolescenza, presieduta dall'on. Micaela Vittoria Brambilla, nonché a quelli delle forze di polizia e della magistratura minorile) non possono certamente essere adeguatamente svolti, sull'intero territorio nazionale, da un ufficio composto da nove funzionari più un dirigente e dal pur bravo presidente, il giovane dottor Vincenzo Spadafora, ed un bilancio annuo di previsione della spesa per il 2016 pari a un milione settecento diciassette mila euro !

Pertanto, per prima cosa, occorrerebbe potenziare concretamente la rete dei collegamenti con i Garanti per l'infanzia regionali , non limitandosi a sfornare meri dati statistici (contenuti nelle varie relazioni annuali) che, seppur utili per la conoscenza dei fenomeni in questione, sono tratti da una sintesi ragionata di quelli già prodotti dall'Istat, dal Ministero della Giustizia, da quello della salute, dal Ministero della pubblica istruzione, da quello del lavoro e da altri organi privati di ricerca. Inoltre l'Autorità Garante in oggetto dovrebbe rivestire un ruolo assolutamente autonomo di organo di ultima istanza, cui ricorrere in situazioni concrete di conflitti d'interessi degli adulti che danneggiano gravemente i minorenni che sono costretti a subirle.

Solo in tal maniera sarà possibile un funzionamento veramente utile dell'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza a livello nazionale, altrimenti, se dovesse restare nella situazione attuale, probabilmente avrebbero ragioni quelle voci, levatesi talora dagli stessi ambienti parlamentari, circa la sua inutilità, quale duplicazione dell'attività già svolta da altri enti quali la Commissione Parlamentare Bicamerale già citata e l'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza (che coordina amministrazioni centrali e periferiche, ordini professionali e associazioni che si occupano d'infanzia ed è presieduto, ai sensi del DPR 14 maggio 2007 n. 103, dai Ministri del lavoro e da quello con Delega per le Politiche della Famiglia).